Acqua e bollette salate, il Pd accusa Cammarata e Colianni e rilancia: “Torni pubblica”
Enna-Cronaca - 25/04/2026
«Agli ennesi interessa pagare meno, avere un servizio efficiente e non sentire ogni cinque anni le stesse chiacchiere». Con queste parole il Partito Democratico di Enna, a sostegno della candidatura a sindaco di Mirello Crisafulli, entra a gamba tesa nel dibattito sulla gestione idrica, tema che sta dominando la campagna elettorale in vista del voto del 24 e 25 maggio.
L’acqua come tema cardine della campagna elettorale
La questione dell’acqua è ormai il principale terreno di scontro tra i tre candidati alla poltrona di sindaco — Crisafulli, Ezio De Rose e Filippo Fiammetta — in una città dove i disservizi cronici, le interruzioni prolungate e tariffe tra le più alte della Sicilia hanno alimentato la mobilitazione del Comitato Senz’Acqua Enna, arrivato a depositare una class action contro il gestore AcquaEnna.
L’affondo a Cammarata e Colianni
In questo clima, il PD passa all’attacco e lancia una sfida diretta a due figure chiave della coalizione avversaria: Nino Cammarata, presidente dell’ATO idrico ed esponente di FdI, e Francesco Colianni, assessore regionale in quota MpA, entrambi indicati come sostenitori di De Rose. La richiesta è precisa e scandita: portare, prima delle elezioni, la Regione ad aumentare dal 70 al 100 per cento il contributo per gli investimenti sulla rete idrica, così da alleggerire le bollette, e procedere al passaggio all’acqua pubblica.
La tesi del Pd sulla delibera del 2021
«Dopo oltre dieci anni di governo — attacca il PD — è ora di passare ai fatti». Sul fronte delle responsabilità storiche, i dem respingono con forza la narrazione avversaria. Al centro della contesa c’è la delibera dell’assemblea ATO del 2021, che il centrodestra imputa al PD come un’occasione mancata per ridurre le tariffe. La ricostruzione dei democratici rovescia però il quadro: quella delibera prevedeva un taglio di appena il 5 per cento, spalmato in due anni, a fronte di una drastica riduzione degli investimenti su condotte già definite «colabrodo». A favore si espressero solo quattro sindaci su venti; quattro votarono contro, di cui due del centrodestra; la maggioranza, in larga parte di area centrodestra, non partecipò nemmeno al voto. «Scaricare quella responsabilità sul PD, che contava meno di un quinto delle quote, è soltanto un modo per mascherare il non aver fatto nulla per oltre dieci anni», si legge nel comunicato.La ricostruzione dem ripercorre poi la storia delle tariffe: nel 2006 il costo massimo domestico era di 1,30 euro al metro cubo. Il primo aumento arrivò nel 2009 con la Giunta Monaco; i successivi furono disposti da commissari regionali di nomina prevalentemente centrodestra. Dal 2014 in poi, aumenti continui fino agli attuali circa quattro euro al metro cubo.
La posizione dem sulla gestione idrica
Quanto alle origini dell’ATO idrico, il PD ricorda che la sua nascita fu legata a direttive comunitarie e alle scelte dell’epoca del sindaco Rino Ardica e dell’assessore Paolo Colianni.La proposta che il partito rilancia è netta: ottenere dalla Regione lo stesso contributo per gli investimenti riconosciuto alle altre province siciliane, eliminando quel 30 per cento di costi che altrove viene coperto dall’ente regionale e che ad Enna finisce invece sulle bollette dei cittadini. Sul referendum del 2011 sull’acqua pubblica, i dem rivendicano coerenza: «La nostra posizione non è mai cambiata, votammo a favore».