Fuga dei giovani dall’Ennese: servizi carenti e poche opportunità dietro l’esodo dei laureati

Da un’elaborazione dei dati Istat del quotidiano Il Sole 24 Ore, la provincia di Enna è la provincia siciliana con il più alta percentuale di emigrazione giovanile qualificata. Il numero di residenti di età compresa dai 18 e i 35 anni di età, in provincia di Enna, è diminuita del 10,6 per cento dal 2019 ad oggi, a fronte di pochi rientri. Si tratta in gran parte di giovani laureati.

Gli incentivi non sono sufficienti a trattenere i giovani

Non è che siano mancati gli incentivi per restare in questi anni (Pnnr, Resto al Sud 2.0, Zes, decontribuzioni). Molti di questi incentivi sono stati utilizzati per avviare un’attività nel campo della ristorazione e in altri settori economici poco remunerativi, in assenza di alternative. Da soli, gli incentivi non bastano a convincere i giovani qualificati a restare. Nonostante questi incentivi, permane una situazione di disagio economico-sociale che alimenta i flussi di emigrazione.

Servizi carenti e sviluppo a rischio

Secondo quanto sostiene il direttore generale della SVIMEZ, Luca Bianchi, si decide di emigrare anche perché non ci sono asili nido, la sanità non funziona, non c’è una scuola di qualità, i trasporti e le reti di comunicazione lasciano molto a desiderare, non ci sono spazi di cultura e comunità vivaci.

L’emigrazione dei giovani più qualificati riduce il capitale umano della provincia, compromettendone in modo strutturale le prospettive di sviluppo e il riequilibrio demografico. Tutto questo accade anche nelle altre province siciliane e delle altre regioni meridionali, perché non è diminuito il divario con le regioni settentrionali economicamente e socialmente più attrattive.