Enna. Paola Sarasso galvanizza il pubblico con “I profumi tra ritualità e modernità”

Enna. Incontro culturale su un tema accattivante e insolito: “I profumi tra ritualità e modernità” su iniziativa del Kiwanis Club. Nella sala comunale multimediale di Via dello Stadio, la relatrice, Paola Sarasso (nella foto), referente Fidapa del Distretto Sicilia, ha galvanizzato l’attenzione dei numerosi presenti per la competenza e la grazia con cui ha trattato l’argomento. Milanese di nascita, architetto, docente di storia dell’arte e disegno, alla fine degli anni ‘90 si trasferisce a Gioiosa Marea (Me), affascinata dalla Sicilia, dove da oltre dieci anni vive e lavora. La relatrice entra subito nel vivo dell’argomento dicendo che uno dei tanti motivi dell’uso dei profumi e delle fumigazioni odorose nelle funzioni sacre e profane “è quello di porre i presenti in uno stato emotivo che sembra portare la realtà su un piano più elevato, donde una più intensa partecipazione ai riti e alla meditazione”. Nei secoli trascorsi ogni ritualità, religiosa o profana, ha avuto i suoi profumi, differenti da paese a paese, con nomi e cerimoniali diversi. Un esempio ci viene tramandato dai Vangeli con l’episodio sensuale della profumazione dei piedi di Gesù da parte della Maddalena e l’episodio dei Re Magi che offrono a Gesù Bambino oro (simbolo della regalità) e profumi come l’incenso (simbolo di divinità e purificazione) e la mirra (simbolo di umanità e immortalità). Anche i fiori con i loro profumi sono stati da sempre associati alla ritualità, non solo pagana. I Romani appendevano corone di fiori dove sgorgava una sorgente. Nel tempio buddista si viene avvolti dal delicato profumo dei fiori di loto. Comunque, prosegue la relatrice, l’incenso e la mirra sono stati i due profumi più antichi ed importanti. Sin dal VI e V secolo avanti Cristo, il commercio di questi due prodotti, che si svolgeva dall’Arabia e dalla zona del Golfo Persico verso il mediterraneo, ha avuto sempre un’enorme importanza, pari a quella odierna del petrolio, scatenando anche allora guerre e rivalità. Gli Egizi fin da più di quattromila anni fa importavano incenso e mirra dall’Arabia e dalla Somalia. Oltre le vie del Sale si ebbero le vie dell’Incenso, per terra e per mare. Nel I secolo a.C. i mercanti Greci e Romani presero il sopravvento sul commercio di spezie e merci preziose, provenienti dal Medio Oriente, abbattendo il monopolio arabo. L’Italia, dalla caduta dell’Impero Romano ai nostri tempi ha vissuto una meravigliosa evoluzione nel campo dei profumi che si diffusero largamente dopo le Crociate e che misero in contatto l’Europa con l’Oriente, cioè con quel mondo che coltivava l’arte degli unguenti, dei balsami e dei profumi. Alla fortuna della profumeria contribuirono, non poco, le Repubbliche Marinare con i loro traffici commerciali di droghe e spezie con i paesi orientali. Sin dal medioevo Firenze fu la capitale europea del profumo. Nella città del Giglio nacquero le prime corporazioni degli Speziali, cui apparteneva Dante, assieme a medici e pittori. Alla fine del XVII secolo si ebbe la rinomata “Acqua di Colonia”, perfezionata da Giovanni Maria Farina. In Francia, nell’epoca napoleonica, i profumi e la cosmetica ebbero miglior fortuna, oscurando quelli italiani. Vanno comunque ricordate le “etichette” delle case profumiere del tempo, quelle delle nostre nonne: Paglieri, Bertelli, Borsari, Ducali con i loro prodotti ancora in auge, quale la ‘Violetta di Parma’. “L’uso dei profumi si diffuse anche fuori delle corti e dei casati nobiliari: la gente comune scoprì l’acqua di lavanda e quella di rose, più per l’igiene che per la vanità”. Con queste parole Paola Sarasso ha terminato la conferenza, durante la quale sono state proiettate diapositive illustrative. L’attrice Elisa Di Dio ha letto brani tratti da testi legati all’argomento. Infine l’agronomo e pasticciere Francesco Di Maggio ha invitato i presenti ad una degustazione di prodotti locali, preparati con antiche ricette.

Salvatore Presti