Piazza Armerina. Truffa poste private, ordinanza di interdizione dei Giudici del Riesame per Marchì

Piazza Armerina. I giudici del Tribunale di Riesame hanno accolto il ricorso della Procura della Repubblica contro la scarcerazione dell’armerino Vincenzo Marchì, 56 anni, il titolare di agenzie postali private a Enna, Valguarnera e Piazza Armerina, che era stato arrestato con concessione dei domiciliari a fine novembre in quanto ritenuto responsabile di peculato e scarcerato il 13 dicembre scorso. I giudici, nel loro dispositivo non hanno disposto nuovi ordini di cattura o misure personali; semplicemente, per evitare il pericolo di “reiterazione del reato”, hanno emesso un’ordinanza di interdizione, quindi Vincenzo Marchì viene sospeso dall’esercizio di amministratore di poste private per due mesi. Ma soprattutto, ed era quello che più premeva all’accusa, hanno annullato la considerazione del Gip secondo cui, il “quadro indiziario”, risultava“seriamente compromesso”. Vincenzo Marchì , secondo l’accusa si sarebbe appropriato in tutto di 116.298 euro dal novembre 2010 al febbraio 2011. Diametralmente opposta, invece, è la tesi difensiva, sostenuta dal difensore, l’avvocato penalista Sinuhe Curcuraci, secondo cui Vincenzo Marchì avrebbe sempre fatto regolarmente tutti i versamenti e non ci sarebbe alcun reato, semmai c’è stato un blocco provocato dalla piattaforma informatica . Il Tribunale del Riesame ora torna a considerare “gravi” gli indizi raccolti dall’accusa. In 31 pagine di ordinanza ricostruisce il lavoro dei carabinieri della sezione di Pg, diretti dal luogotenente Vincenzo La Malfa e dal maresciallo Nicola Lo Moro, coordinati dal Pm Paola D’Ambrosio; e, di converso, l’ampia documentazione difensiva, che vuole liberare Marchì dall’accusa di peculato. Per i giudici, “non avendo trovato alcuna giustificazione , l’ammanco verificatosi nelle casse delle società gestite da Vincenzo Marchì, deve ritenersi sussistente un quadro indiziario grave a suo carico ”per il
reato di peculato, essendo la sua condotta consistita nell’appropriarsi del denaro di cui aveva la disponibilità in qualità di amministratore”. Dopo la scarcerazione, la Procura della Repubblica ha disposto un’integrazione investigativa ed i militari hanno chiesto informazioni a uno dei gestori che non avrebbe mai ricevuto vari pagamenti, che ha “ad oggi” non risultavano pagate 127 bollette per un importo totale pari a 13.054 euro”; e svolto indagini a campione sulle 237 transazioni che erano risultate chiuse correttamente. Alcuni utenti, interrogati, pare che abbiano dichiarato di aver pagato una prima volta e poi, messi in mora dall’ente, sarebbero stati costretti a ripagare la bolletta per la seconda volta. Per la difesa non c’è alcuna prova che Marchì abbia intascato dei soldi né è indicato quando e come li avrebbe presi. “Abbiamo detto più volte che i fatti non sono andati come ricostruiti dall’accusa – ha dichiarato l’avvocato Sinuhe Curcuraci – e il mio cliente anzi ha speso personalmente per risanare i conti della società e lo ha fatto molto prima che si aprisse l’inchiesta”.