Enna. Omicidio Vanessa: Lo Presti scrive una lettera, ma per Scialfa il perdono non è possibile

Il brutale assassinio della giovane Vanessa Scialfa, avvenuto lo scorso 24 aprile, lasciò sgomenti un’intera nazione e oggi, a distanza di oltre un mese, il suo assassino, il convivente Francesco Lo Presti, ha affidato il suo pensiero, la sua costernazione e le sue riflessioni in una lettera custodita dall’avvocato difensore Antonio Impellizzeri che ne blinda il contenuto che, assicura, non è stato reso pubblico. Lo Presti dal carcere Pagliarelli di Palermo si è sfogato in una lettera consegnata all’avvocato Impellizzeri che in merito al contenuto dice: “In sede di colloquio mi ha consegnato questo scritto, tra cui è presente un pensiero alla famiglia della giovane Vanessa Scialfa”. Le ricostruzioni venute fuori in questi giorni, nota Impellizzeri, “non hanno nessun fondamento di verità”, ma nonostante ciò non è stato negato che sia presente un pensiero per il dolore che sta vivendo la famiglia Scialfa che oggi diffida su quello che potrebbe aver scritto Lo Presti. Lo si può benissimo notare dalle parole di Giovanni Scialfa, il papà di Vanessa, che ancora oggi soffre insieme alla sua famiglia per la brutale morte della figlia: “Non ci interessa il fatto che abbia scritto o no una lettere, è un discorso su cui non vogliamo entrare”.

La ferita è ancora aperta e troppo profonda per sentire cosa ha spinto la follia di Lo Presti ad uccidere la figlia ed è per questo che la parola perdono non è assolutamente concepita nei pensieri dei familiari ed amici di Vanessa Scialfa.

“Neanche prendo in considerazione quello che ha scritto. In carcere non avendo nulla da fare avrà scritto qualcosa” è il duro commento di Scialfa che stenta a trovare le parole per dare un perchè alla decisione di Lo Presti di scrivere una lettera. E Scialfa dice di non essere neanche interessato al contenuto della missiva così come alla richiesta di perdono di Francesco Lo Presti. “Che potrei dire? Non ci sono parole per rispondere ad una mente così diabolica”.

Sin dal primo istante in cui papà Giovanni aveva realizzato che ad uccidere la figlia fosse stato proprio quell’uomo che non voleva accanto alla sua Vanessa, disse di volerlo tra le mani, un gesto d’ira dettato dalla rabbia e dal dolore. La sensazione di sdegno e rigetto nei confronti di Lo Presti non è passata in Giovanni Scialfa che tiene lontana l’ipotesi di accettare, anche “pro forma” le scuse o la richiesta di perdono. Così come mamma Isabella la quale disse subito di non voler sentire parlare di perdono, così come di minima possibilità di vedere Lo Presti fuori dalle mura carcerarie senza aver scontato la giusta detenzione per un omicidio così brutale.

Nella mente dell’omicida è ben impressa la gravità di quanto commesso ed ora è vivo in lui il tormento. “Ho trovato il giovane affranto dal dolore, quasi disperato, costernato per la tragedia che egli stesso riconosce d’aver commesso” ha ammesso l’avv. Impellizzeri che aggiunge: “Ho intrattenuto con lui un lungo ed articolato colloquio difensivo, ho cercato di comprendere le ragioni e le motivazioni che lo hanno spinto a commettere questo delitto gravissimo”. Sul comportamento certamente violento di Lo Presti, l’avvocato ha spiegato che si sta valutando l’incidenza “dei seri problemi neurologici” in età giovanile e per tale motivazione è stato chiesto il parere di un noto neuropsichiatra di fama nazionale. Si è poi parlato dell’uso della cocaina il giorno dell’omicidio: “Ci sono degli elementi in tal senso negli atti che l’autorità giudiziaria ha depositato, però ci sono ancora aspetti che devono essere approfonditi”. Subito dopo l’arresto Lo Presti era stato rinchiuso nel carcere di Enna, salvo poi essere trasferito a Palermo. In un primo momento era stato motivato con un trattamento ostile da parte di altri detenuti i quali non gli avrebbero perdonato l’omicidio di una giovane ragazzina. Oggi l’avvocato Impellizzeri dice: “È un fatto ordinario il trasferimento dal carcere di Enna a quello di Palermo”, spegnendo eventuali circostanze in tale direzione.