Orginario di Catenanuova: Manette ai polsi, suicida dal sesto piano

Milano. Ha aspettato che il padre uscisse di casa per mettere in pratica il suo gesto disperato. Cristian P., 33 anni, si è tolto la vita lanciandosi dal sesto piano. Un volo di circa venti metri prima di schiantarsi sull’asfalto del cortile condominiale di via Quindici Martiri 2, a Vimodrone. Cristian si è ucciso nel primo pomeriggio di ieri con un rituale che gli stessi investigatori hanno giudicato «insolito».
Si è messo del cellophane in bocca coperto con del nastro adesivo per non urlare, per andarsene in silenzio. Ha sistemato le scarpe in perfetto ordine sul balcone, «in un tipico atto di caso di suicidio». Quindi si è ammanettato «per evitare ripensamenti » e si è lasciato cadere nel vuoto. E’ questa la dinamica che, secondo i carabinieri di Sesto San Giovanni, ha fatto propendere per l’ipotesi del suicidio. Una teoria avvalorata anche dal fatto che sul corpo della vittima, a parte i segni della caduta, non ci sono altri elementi che possono far pensare a una colluttazione. Nell’appartamento, inoltre, dopo un’attenta perquisizione, non mancherebbe nulla: il portafogli, i soldi e gli oggetti personali erano ancora in casa.
Ma i dubbi restano. «È chiaro — ha spiegato il comandante della compagnia dei carabinieri di Sesto San Giovanni, Francesco Contiero — che non escludiamo ipotesi diverse, ma il suicidio resta la pista principe ». La porta dell’appartamento era aperta, ma era abitudine del giovane non chiuderla a chiave. Cristian, originario di Catenanuova in provincia di Enna, negli ultimi tempi aveva avuto problemi di lavoro. Gestiva con il padre un’azienda di trasporti e deposito merci che è andata male. Così si era dovuto rimboccare le maniche e trovare posto in un call center.
A Pasqua aveva perduto la madre: un altro duro colpo che ha lo aveva gettato in uno stato di profonda prostrazione. Ma il giovane non avrebbe lasciato nessun biglietto per spiegare il motivo del suo gesto. «Cristian — ha raccontato il padre — ultimamente non era più sereno». Quando il furgoncino di una ditta mortuaria ha caricato il cadavere per portarlo via, erano presenti tutti i condomini del palazzo, scesi in cortile per cercare di capire come mai quel ragazzone di 90 chili abbia voluto farla finita in quel modo. La salma è stata rimossa nel tardo pomeriggio. L’autopsia, che sarà eseguita oggi, aiuterà i detective a dare una spiegazione definitiva a quello che loro stessi hanno definito «suicidio anomalo». Ma anche un primo esame del medico legale ha escluso traumi dovuti a colluttazione. «Non è raro — ha precisato il comandante del gruppo di Monza, Giuseppe Spina – che in casi come questi chi si toglie la vita decida di inibirsi i movimenti prima di mettere in atto il suo proposito».

Ferdinando Baron – Michele Focarete
vivimilano.it