Don Chisciotte in Sicilia: lettera aperta a Politici ed Amministratori

Travolto dall’emergenza economica il Paese corre ai ripari: tra i principali accusati la spesa sanitaria, che in più regioni ha toccato livelli impensabili e pare fuori controllo. L’esigenza di porre ripari a questa emorragia ha condotto a drastiche scelte anche in Sicilia ed in particolare nel territorio Ennese, ma ci si chiede se sia corretto il criterio che vediamo applicare senza aver modo di discuterne. Una famiglia in ristrettezze economiche decide forse di sopprimere qualche membro, che so, un figlio, un nonno, una zia? Un albero durante una siccità lascia morire tutti i rami per salvare un tronco che, da solo, non avrebbe ragione e capacità di esistere? Perché allora infliggere colpi mortali a quel territorio già cosi provato, oggi come in passato, dalla durezza dei luoghi, dalla difficoltà di comunicazioni, dalle speculazioni della politica?

I cittadini davvero non si raccapezzano, non riescono a capire cosa stia succedendo, quali prospettive si presentino, se vi siano e quali siano le linee di condotta cui si ispirano gli Amministratori regionali e locali. L’impressione è che si vada ad incidere non dove sarebbe più opportuno, bensì dove è più facile, dove ci subiscono obbiettivamente minori contraccolpi, dove il dissenso faccia meno rumore…

A fronte del fatto noto a tutti che nel recente passato siano stati scialacquati in modo discutibile patrimoni di risorse pubbliche, e che oggi ci si trovi di fatto a raschiare il fondo del barile, non ci si può esimere dal riscontrare che le “economie” vengano di fatto realizzate a spese di chi conta poco avendo scarso peso politico, di chi è più umile, di chi “non ha voce”. Non più carne da cannone bensì “popolo da seggio elettorale”, da chiamare periodicamente all’appello per un consenso ottenuto promettendo, garantendo e magnificando provvedimenti che regolarmente vengono smentiti accampando difficoltà, problemi, priorità diverse.

Chi ha meno di niente, chi vive dove il lavoro non c’è o è mal retribuito, chi si deve spostare su strade a pezzi, scomode e malagevoli, chi deve fare conti con servizi sociali e sanitari da sempre insufficienti, chi è vissuto ed ha votato fino ad oggi in vana attesa che si mantenessero le promesse, le tante inutili e disattese promesse elettorali, chi comunque resiste ostinatamente aggrappato a questo territorio tradito, deve comunque continuare a sostenere il prezzo di questa politica, che non sa far altro che togliere a chi non ha più nemmeno la forza di urlare il suo disappunto, la sua protesta?

La politica, quella nazionale ed ancor più quella locale, dalla Regione alle Provincie fino ai Comuni, non può, non deve mai mettere al centro la finanza e l’economia emarginando l’Uomo, l’Uomo che è e che deve essere privilegiato rispetto alla nuova divinità che si chiama ora Banche, ora Profitto, ora PIL, ora Spread, che ieri chiamavamo Mammona.

L’Uomo ha da essere il centro rispetto ad ogni Amministrazione per l’uomo, Economia per l’uomo, Politica per l’uomo, Scienza e Tecnologia per l’uomo. Diversamente disattendiamo l’etica ed il patto sociale che ci lega, che sta alla base delle organizzazioni di ogni Comune, di ogni Regione, di ogni Stato moderno e civile, basati sul principio della solidarietà e dell’uguaglianza.

E intuibile, sebbene non cristianamente giustificabile, che l’attento Amministratore pubblico fatichi a ricordare gli evangelici gigli del campo e gli uccelli dell’aria, che pur non tessendo né mietendo glorificano Dio con la loro eleganza e la loro soave bellezza, ma almeno abbia egli cura di osservare i termini di giustizia ed umana solidarietà nel richiedere sacrifici per colmare le voragini amministrative aperte in passato. E si badi a fare le economie, a tirare i cordoni della borsa non laddove si tratti di solidarietà, di sostegno alle categorie ed ai territori più deboli, di cure sanitarie, ma si abbia il coraggio di applicare le restrizioni soprattutto dove abitualmente non si tocca, nelle aree del consenso politico e della visibilità, degli incarichi e delle consulenze, avendo il coraggio di affrontare anche il dissenso con la serena consapevolezza di aver fatto il giusto, prima di essersi garantita la rielezione alle prossime occasioni elettorali.

Sconcerta non poco ciò che trapela circa il Piano Sanitario Ennese: parrebbe che si stia aspettando il 13 di giugno per dare il “colpo di grazia”,parlando di ospedale/i, al territorio ed ai suoi servizi più essenziali:

–15 infermieri da Piazza Armerina spostati a Enna

— 9 da Leonforte a Enna

— 2 medici-chirurghi di Leonforte a Enna

— della grande illusione di un Pronto Soccorso a Leonforte, promesso prima delle precedenti votazioni, non è rimasta traccia.

Cosa succede? Quali criteri vengono utilizzati per i tagli ed i ridimensionamenti fatti ed ancora da fare?..E vero che da tutte le parti sono stati ridotti gli investimenti, ma ci si chiede, in un momento di disperata ricerca di risorse, che fine abbiano fatto, ad esempio, i benefici ed il patrimonio in terreni e altro dell’ospedale Ferro-Branciforte-Capra, ovviamente destinati alla specifica istituzione ed al connesso territorio e non ad altri scopi… la trasparenza in merito non è certo così apprezzabile, ma sarebbe doverosa verso una popolazione così bistrattata.

Potrà sembrare irridente, ma vi invito, naturalmente a spese vostre, ad una visita in zona in totale anonimato, senza squilli di tromba, accompagnatori e scorte varie: nessuno vi riconoscerà e potrete “toccare con mano”, rendervi realmente conto della situazione, poi valuterete voi: qui ci sono solo il nulla e valige pronte…

Dice il Cristo: chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto , cercate e troverete.

Come sacerdote lo dico con convinzione, mi rendo conto che in me c’è un po’ don Chisciotte e che combatto contro i mulini a vento, diciamo pale eoliche per essere moderni e far riferimento ad un “fenomeno” diffuso ed all’ordine del giorno qui da noi …… vi chiediamo risposte, vi chiediamo aiuto, vi chiediamo attenzione, chiediamo di non essere ulteriormente traditi, chiediamo l’ascolto che non è un favore ma un nostro diritto; non illudeteci come elettori e come cittadini che aspettano giustizia: siamo in Sicilia, la Sicilia di Borsellino e Falcone, di Don Pino Puglisi, che hanno lottato e sono morti per la giustizia…

Non lasciate i nostri anziani isolati in borghi disagiati, collegati da strade spesso simili a “trazzéri”, non lasciate partire i giovani che abbandonano le loro case impoverendo ulteriormente il territorio! Anche chi non è cristiano abbia a mente le parole di Papa Francesco a favore dei deboli, dei fratelli bisognosi, di chi necessita di cure ed attenzioni, della nostra Carità e Solidarietà.

I saluti sono di rito, le preghiere le faccio di cuore nella speranza che possiate e abbiate la volontà ed il coraggio di riflettere; in fondo, siamo un po’ come Lazzaro alla tavola del ricco, ci accontentiamo di poco, di quelle briciole che cadono dal tavolo…

Grazie per avermi letto (forse) e scusate se vi ho rubato tempo.

don Salvatore Minuto