Enna. Dissequestrato l’appartamento dove è stata uccisa Vanessa Scialfa
Enna-Cronaca - 29/08/2013
Enna. Sono arrivati i carabinieri del Nucleo Investigativo, diretti dal capitano Michele Cannizzaro, e gli uomini della squadra Mobile per il dissequestro dell’appartamento di via Gallina, vicino al Castello di Lombardia, dove il 24 aprile dello scorso anno fu strangolata con il filo del dvd la giovane Vanessa Scialfa ad opera del suo convivente, Francesco Lo Presti, oggi in carcere in attesa del processo con il rito abbreviato, che si aprirà il 19 settembre. Dopo averla soffocata con un fazzoletto imbevuto di candeggina, Lo Presti andò a “buttare” il cadavere sotto il viadotto Morello, vicino la miniera di Pasquasia. Ad ordinare il dissequestro è stato il Sostituto Procuratore Augusto Rio, che nel processo ha il ruolo di Pubblico Ministero. Prima del dissequestro l’appartamento è stato fotografato e video ripreso dalla Scientifica dei Carabinieri. “Non c’era più ragione di tenere quell’appartamento, luogo della tragedia, sotto sequestro – ha dichiarato il PM Rio – ormai tutte le prove sono consolidate”. Per primi ad entrare assieme ai carabinieri e polizia, sono stati i genitori di Vanessa, Giovanni e Isabella, oltre alla figlia Maria per prelevare tutto quello che apparteneva a Vanessa, alla presenza anche degli avvocati Eleanna Parasiliti e Patrizia Di Mattia.Ovviamente ci sono stati momenti di commozione nel rivedere il luogo dove Vanessa è stata uccisa. Anche i genitori di Francesco Lo Presti si sono recati nell’appartamento per ritirare gli effetti personali del figlio, ma l’avvocato difensore, Antonio Impellizzeri ha voluto che la visita all’appartamento fosse fatta, in tempi diversi, proprio per evitare incontri pericolosi. Il processo si aprirà il 19 settembre e all’apertura del processo è probabile che gli esperti nominati dalla Procura possano consegnare la relazione sullo stato psichico di Francesco lo Presti. L’avvocato Impellizzeri sostiene che, nel momento dell’omicidio, Francesco Lo Presti non era nelle condizioni di intendere e di volere, quindi alla ricerca di un ‘attenuante , un omicidio compiuto in un momento di alterazione psicologica, probabilmente sotto l’effetto della droga. Il cadavere di Vanessa è stato trovato, due giorni dopo l’omicidio, ed è stato lo stesso Francesco Lo Presti ad indicare agli agenti della Mobile dove aveva buttato il cadavere avvolto in un lenzuolo.
Riceviamo e pubblichiamo:
Con riferimento all’articolo pubblicato in data odierna dal titolo “Dissequestrato l’appartamento dove è stata uccisa Vanessa Scialfa”, si rappresenta che, per quanto noto ai sottoscritti Avvocati, la scelta di consentire l’accesso all’appartamento, ove è stata barbaramente uccisa Vanessa Scialfa, in momenti diversi, ai familiari della vittima ed a quelli dell’imputato, sia stata opportunamente adottata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna, d’intesa con le forze dell’ordine che hanno assistito alle operazioni di restituzione. L’informazione apparsa sull’articolo sopra menzionato, secondo cui l’iniziativa circa le modalità organizzative delle operazioni di restituzione sarebbe frutto di una precisa richiesta del difensore dell’imputato, appare, pertanto, non corrispondente al vero, alla procedura e non rispettosa della sensibilità dimostrata dagli inquirenti con riferimento ad un momento che per la famiglia Scialfa è stato profondamente doloroso e drammatico. I familiari di Vanessa, infatti, per la prima volta hanno fatto accesso ai luoghi in cui è stata uccisa la figlia, per compiere il pietoso atto di raccogliere tutti gli effetti personali appartenuti alla loro congiunta. E’ ovvio, dunque, che tale momento, carico di profonda commozione, non poteva certamente essere condiviso con i familiari dell’imputato accusato di tale efferato delitto.
Avv. Patrizia Di Mattia
Avv. Eleanna Parasiliti Molica