Il figlio di “Tano u’Liuni” parla sulla strage di Catenanuova
Enna-Cronaca - 19/11/2013
Enna. Angelo Francesco Leonardo, figlio di Tanu u’ Liuni, capo della mafia ennese, pentito da oltre dieci anni, è stato interrogato sulla strage di Catenanuova ed ha dichiarato che Salvatore Prestifilippo Cirimbolo, ucciso nel corso della strage di Catenanuova il 15 luglio del 2008, dove furono ferite altre quattro persone non era affiliato alla mafia di Enna con il rito ufficiale. In questo processo ci sono imputati Filippo Passalacqua di Catenanuova ed il cognato Giovanni Piero Salvo di Catania, difesi dagli avvocati Davide Giugno e Giorgio Antoci del foro di Catania. La parte civile è difesa dagli avvocati Giovanni Palermo e Nino Grippaldi. Per la Dda di Caltanissetta Passalacqua e Giovanni Piero Salvo apparterrebbero al clan Cappello di Catania. Angelo Leonardo ha ricostruito quello che era il quadro delle attività mafiose a Catenanuova, sino a quando lui era libero e il padre gli dava degli incarichi. Leonardo ha affermato che il gruppo di Catenanuova intorno agli anni ’90 dipendeva dalla famiglia di Cosa Nostra di Enna, i referenti erano Salvatore Leonardo e Nino Mavica, Prestifilippo Cirimbolo era vicino al gruppo ma non regolarmente affiliato. Le dichiarazioni di Leonardo sono in contrasto con il fatto che, dopo il 2001 Salvatore sarebbe divenuto il referente di Salvatore Leonardi, che era con il clan ennese, ma poi era passato con il gruppo catanese dei Cappello. Nella udienza passata Mavica, divenuto di recente collaboratore di giustizia, ha parlato di una “finta” affiliazione per Prestifilippo Cirimbolo, il cui destino era già segnato e doveva essere eliminato. Il pm Roberto Condorelli, attraverso queste dichiarazioni, sta cercando di ricostruire su chi poggiava la mafia a Catenanuova e perché era stata organizzata la strage di luglio. La prossima udienza si terrà il 4 dicembre ed a deporre sono stati chiamati il medico legale che eseguì l’autopsia su Prestifilippo Cirimbolo e alcuni investigatori della squadra Mobile di Enna, che operavano su Catenanuova.