Enna. Falsi in bilancio all’Ato, al processo depongono i militari della Gdf

Rifiuti spazzaturaEntrato nel vivo, con la deposizione dei militari delle Fiamme gialle, il processo a carico 20 imputati per la presunta truffa da 9 milioni di euro ed i falsi in bilancio all’Ato Ennaeuno. Sul banco dei testi per la pubblica accusa, i militari della Guardia di finanza che hanno svolto le indagini sulla gestione dell’Ato rifiuti da parte di politici, amministratori pubblici ed i componenti dei Cda dell’Ato Ennaeuno, coinvolti nell’inchiesta che nel gennaio 2010 aveva portato al sequestro di beni e di somme contanti per quasi 9 milioni di euro. Imputati sono i politici ed ex deputati Mirello Crisafulli, Ugo Grimaldi, Elio Galvagno, Carmelo Tumino, che devono rispondere di truffa aggravata per avere indebitamente percepito i 9 milioni dal Fondo di rotazione attraverso i falsi in bilancio; saranno processati l’ex presidente dell’Ato ed ex sindaco di Cerami Salvatore Ragonese e all’ex sindaco di Nicosia Antonello Catania, che devono rispondere, oltre che dell’ipotesi di falso in bilancio anche di presunta evasione fiscale, per non aver pagato entro i termini ritenute per un ammontare di 203 mila euro; Antonio Cammarata ex amministratore delegato; l’ex presidente dell’Asi Gaetano Rabbito; gli ex sindaci Piero Capizzi, Franco Costanza; Totò Marchì; lNunzio Scornavacche; Giuseppe Assennato; Giuseppe Castrogiovanni; Maurizio Prestifilippo; gli ex consiglieri d’amministrazione Calogero Centone, Giovanni Vitale, di Leonforte, Francesco Santangelo, di Regalbuto; Claudio Cravotta, di Enna. dal processo è uscito l’ex presidente dell’Ato Serafino Cocuzza per il quale è stato avviato un procedimento stralcio. Contro i 2o imputati per la gestione dell’Ato Rifiuti si sono costituti parte civile i Comuni di Nicosia, Enna, quello di Troina e Centuripe e l’assessorato regionale Enti locali. I politici, gli amministratori pubblici ed i componenti dei Cda dell’Ato Ennaeuno sono stati coinvolti nell’inchiesta sull’Ato che nel gennaio 2010 aveva portato al sequestro di beni e somme contanti per quasi 9 milioni di euro e all’iscrizione di 22 persone nel registro degli indagati. Il meccanismo scoperto dalla procura di Enna sarebbe fraudolento perché basato su scritture contabili false con una operazione che portò all’aumento del valore nominale. Il meccanismo si sarebbe basato su una serie di falsi in Bilancio che avrebbero occultato perdite, ma secondo indiscrezioni, avrebbe anche riportato voci in attivo non reali. Le responsabilità degli amministratori derivano anche dall’avere utilizzato le somme percepite dal fondo di rotazione, con finalità diverse da quelle per le quali la Regione aveva concesso i fondi. Sono stati gli uomini della Guardia di finanza, coordinati dal procuratore capo di Enna Calogero Ferrotti, a ricostruire il sistema individuando una serie di gravi violazioni contabili. Accusati di truffa aggravata finalizzata all’indebita percezione di contributi pubblici i politici componenti del Cda che, nell’ottobre del 2006 ottenne la firma del decreto con il quale la Regione ha erogato il contributo dal fondo di rotazione. Complessivamente si tratta dei componenti dei Cda dal 2005 fino al 2007. I falsi in bilancio sarebbero stati mirati a chiudere fittiziamente in attivo il bilancio 2005 ed accedere illegittimamente al fondo di rotazione per 9 milioni di euro. I Finanzieri hanno accertato che al danno materiale di 9 milioni di euro per la truffa perpetrata nei confronti della Regione Siciliana, i Cda hanno causato un danno di altri 13 milioni di euro all’erario, occultando le pesanti perdite d’esercizio negli anni 2005, 2006 e 2007 per evitare la messa in liquidazione e lo scioglimento della società EnnaEuno Spa. Gli uomini del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza ennese, hanno fatto luce su un complesso sistema di frode, basato su un “incastro” di conti fittizi, grazie ai quali, secondo le accuse, gli amministratori dell’Ato, hanno messo in piedi un quadro economico falso. Tra i crediti inesistenti ci sarebbero anche quelli legati alla riscossione delle bollette. Gli utenti risultavano debitori ma si trattava di crediti che l’Ato non poteva più vantare avendo ceduto la riscossione alle banche ed alla stessa Serit. L’Ato aveva ottenuto anticipazioni ed in cambio aveva ceduto la riscossione. Gli utenti sono debitori nei confronti delle banche e della Serit e non più dell’Ato che comunque quei soldi li aveva incassati cedendo il credito. Il danno erariale complessivo, segnalato dalle Fiamme gialle alla Procura della Corte dei Conti, ammonterebbe complessivamente a 22 milioni di euro.