Accademia italiana cucina Enna, conviviale sulla cucina molecolare

Si è svolta al Ristorante Garden di Pergusa la conviviale organizzata dall’Accademia Italiana della Cucina — Delegazione di Enna, intitolata “Tradizione e innovazione: l’Alchimia della cucina molecolare”. L’incontro ha proposto un percorso sensoriale che ha messo a confronto storia gastronomica, scienza e pratiche contemporanee, valorizzando la cucina locale e la ricerca applicata alla tavola.

A introdurre la serata è stata la simposiarca Maria Rosa Platino, che ha ricordato come la cucina molecolare non sia una rottura dalla tradizione ma uno strumento per rinnovarla: “innovare significa trasformare e reinterpretare con rispetto, un ponte tra manualità e scienza”. La relazione ha illustrato i principi della gastronomia molecolare, spiegando come lo studio delle trasformazioni fisico-chimiche degli alimenti offra nuove possibilità espressive senza negare il valore delle radici culinarie.

Il menu, ideato e realizzato dagli chef Angelo Di Dio, Sebastiano D’Urso e Angelo Laurino, ha accompagnato gli ospiti in un viaggio tra illusioni e rivelazioni gustative (amuse‑bouche, antipasto con uovo in foglia d’oro, ravioli di zucca e salsiccia allo zafferano, maialino nero in panure verde e dessert “Dolce Alchimia”), abbinato a bollicine Firriato Saint Germain Brut e Vino PatriNobile Cerasuolo di Vittoria.

La serata è stata moderata e presentata dalla delegata di Enna, Marina Taglialavore e si è conclusa con i ringraziamenti agli chef e alla famiglia Di Serio, titolare della struttura.

L’evento, in definitiva, è stato presentato come un vero e proprio viaggio dei sensi, un percorso in cui la cucina della tradizione incontra la cucina molecolare. E di questo ha sostanzialmente parlato Taglialavore: «La cucina tradizionale è il nostro punto di riferimento: ci parla delle radici, dei sapori del nostro territorio e delle emozioni che essi evocano, tramandate di generazione in generazione. Ma la cucina non è un museo immobile: deve respirare, evolversi, dialogare con nuove tecniche e nuove sensibilità. La cucina molecolare non vuole cancellare la memoria, ma offrirle nuovi modi di espressione. Attraverso procedure sperimentali possiamo riproporre gli stessi sapori in forme che sorprendono — consistenze diverse, profumi inaspettati, giochi di temperatura — e così riaccendere l’emozione che quei sapori sanno suscitare. È questo incontro che rende la nostra cultura gastronomica viva e vibrante: la capacità di preservare l’essenza del passato mentre si apre al futuro».