Dalla stagione del civismo alle sfide irrisolte: il j’accuse di Cortese sulla politica ennese
Enna-Cronaca - 10/01/2026
«Basta gossip politico e tatticismi di piccolo cabotaggio». È un intervento netto quello dell’avvocato Gianpiero Cortese sulla fase politica che Enna sta attraversando in vista delle elezioni comunali della prossima primavera. In una lettera indirizzata alla redazione di ViviEnna, Cortese interviene nel dibattito cittadino denunciando l’assenza di un confronto sui temi concreti e il rischio di una progressiva irrilevanza sociale, politica e culturale della città.
L’avvocato prende le mosse da un articolo di ViviEnna, definendolo una «fotografia fedele di quanto accade sotto i nostri occhi di osservatori (dis)interessati». Un contesto nel quale, sottolinea, il dibattito pubblico appare schiacciato sulle manovre tra schieramenti e leadership locali, senza affrontare le vere emergenze del territorio.
Il percorso politico
Nel ricostruire il proprio percorso politico, Cortese chiarisce di aver avuto «un passato entusiasmante in Forza Italia fino al 2013», periodo in cui, ricorda, il partito espresse «fior di classe dirigente» a livello nazionale e regionale. «Accanto a quelle figure – aggiunge – crebbe una serie di amministratori e dirigenti locali di un certo spessore, al cui fianco con modestia anch’io mi sono ritrovato».
“La sconfitta del Barone Rosso”
Successivamente, racconta, maturò la scelta del civismo, «attuata almeno da un decennio», che portò a una stagione politica definita vincente. «Fu una scelta che consentì di sconfiggere sul campo il cosiddetto Barone Rosso Mirello Crisafulli», aprendo un decennio di governo cittadino caratterizzato, secondo Cortese, da risultati concreti. Tra questi cita «il superamento dell’emergenza rifiuti grazie a una società in house efficiente», il miglioramento delle performance ambientali, la realizzazione di opere pubbliche, impianti sportivi, la rinascita del teatro oggi intitolato a Francesco Paolo Neglia, il recupero di spazi storici come il complesso delle Benedettine, l’Urban Center dei Cappuccini e il Castello di Lombardia.
Di quella esperienza, però, «politicamente non rimane nulla», osserva Cortese, evidenziando come oggi «il Pd vorrebbe calare il suo asso nella manica» nella prossima competizione elettorale. Una dinamica che si inserisce in un quadro più ampio di criticità irrisolte. «C’è un’esigenza di rinnovo della classe dirigente», afferma, ma anche la necessità di affrontare «l’emergenza del decremento demografico» e di costruire «un rapporto virtuoso tra la città alta e quella bassa».
Il rapporto tra la città e la Kore
Nel suo intervento, Cortese richiama anche il ruolo dell’Università Kore, definita «fiore all’occhiello della città», ma che a suo giudizio resta «ripiegata su un piano di autosufficienza e autoreferenzialità», senza riuscire a creare una vera sinergia di sviluppo culturale e urbano. Un assetto che, secondo l’avvocato, ha contribuito a generare «una bolla del mercato degli affitti» che rischia, nel lungo periodo, di penalizzare il centro storico di Enna alta.
Ampio spazio è dedicato infine alla questione del servizio idrico. Cortese denuncia «un sistema indecente e inefficiente», con «una fatturazione improponibile e inesigibile per un’area depressa come la nostra», ricordando che Enna paga «la bolletta più cara d’Italia». Sul punto annuncia che il comitato civico Senz’acquaenna sta preparando «una serie di azioni giudiziarie» per arrivare a «una revisione a 360 gradi del sistema» e per sollecitare l’Assemblea dei sindaci ad assumersi responsabilità finora, a suo dire, mancate.
L’affondo alla politica locale
La critica finale è rivolta alla politica locale nel suo complesso. «Le cronache raccontano di un attardarsi tattico su chi sta con chi e su quali alleanze si faranno», osserva Cortese, «senza minimamente sfiorare i temi concreti». Da qui l’appello: «Ma anche no. Ma anche basta». Per l’avvocato, solo un confronto libero da «casacche e interessi personalistici» può riportare i cittadini alla partecipazione e impedire che Enna «scivoli paurosamente verso una irrilevanza che potremmo colpevolmente lasciare alle generazioni future».