Lo spopolamento ed il corto circuito tra la classe dirigente e l’elettorato: urne sempre più deserte
Enna-Cronaca - 10/01/2026
In uno scaffale della biblioteca Hennaion abbiamo trovato un pamphlet datato 23 maggio 1965 dal titolo “Europa”, nel quale, tra i diversi articoli pubblicati emerge quello in cui si denuncia la morte della provincia di Enna per avere perduto 60 mila abitanti in poco più di 10 anni. Da questo grido di allarme si comprendono almeno due aspetti.
Le due questioni
Il primo, che lo spopolamento delle aree interne non è un fenomeno recente. Il secondo, che le classi politiche che si sono avvicendate, dalla prima alla seconda Repubblica, non hanno saputo/voluto affrontare la questione. Una cronica patologia che fa il paio con la più famosa “Questione Meridionale”, anch’essa rimasta irrisolta dopo fiumi di chiacchiere e denari pubblici.
Alcune forze politiche sembrano rassegnate a tale fenomeno adducendo a fisiologiche dinamiche geo economiche, altre preferiscono elargire contributi a pioggia attraverso inefficaci strategie centralizzate. La realtà è quella che osserviamo ogni giorno e che si misura con il numero di giovani che lasciano le rispettive famiglie per trovare occupazione e con il numero di negozi che mensilmente chiudono lungo le vie cittadine.
L’astensionismo
Se a tutto ciò si aggiunge l’evidente inadeguatezza di chi è chiamato, per mandato elettivo, a trovare le soluzioni per arginare fenomeni drammatici come quelli che stiamo vivendo, la reazione minima, ancorchè non razionale, è quella dell’astensionismo progressivo e tendente a minare alle fondamenta il principio democratico sotteso al “Patto Sociale”.
Quella delle aree interne sembra infatti una battaglia persa in partenza. Del resto, diceva Seneca nel 4° secolo a.c., “Non c’è vento favorevole per il marinaio che non sa verso quale porto dirigersi!”.