Le chat shock nella sentenza Rugolo, i giudici: “Contesto predatorio di 2 uomini di chiesa”
Enna-Cronaca - 13/01/2026
La sentenza di condanna a 3 anni di reclusione per violenza sessuale ai danni Giuseppe Rugolo trova uno dei suoi principali fondamenti nell’attendibilità riconosciuta dai giudici della Corte di Appello di Caltanissetta ad Antonio Messina, l’archeologo ennese dalla cui denuncia è partita l’inchiesta della Procura.
La tesi della difesa di Rugolo
Un aspetto ben evidenziato nelle motivazioni della sentenza, pubblicata nelle ore scorse ed ormai al centro di tanti dibattiti, specialmente nella comunità ennese, ancora sgomenta per una vicenda dai contorni torbidi e drammatici. La difesa di Rugolo, che, peraltro, ha subito un procedimento canonico con la riduzione allo stato laicale, ha fatto leva sulla denuncia tardiva di Messina “intervenuta a distanza di anni dagli abusi e reputata indice di non genuinità e spontaneità delle accuse”.
Le motivazioni dei giudici: ecco perchè Messina è attendibile
Una tesi sconfessata dai giudici della Corte d’Appello, secondo cui la ricostruzione difensiva è confutata “dalle graduala elaborazione del vissuto traumatico e dalle fratture interiori derivanti dal sentimento di affetto che pur legavano Messina a Rugolo, vieppiù accresciuti da una fede cristiana talmente profonda da desiderare di intraprendere la via ecclesiastica”.
“Il legame da trauma e la manipolazione della vittima”
Proseguendo nell’analisi, i giudici ritengono che le dichiarazioni della vittima sono genuine e spontanee che “offrono una chiara indicazione del disastro che l’imputato ha creato nella psiche del giovane educando, il quale aveva riposto piena fiducia nel padre confessore rivelando i suoi disagi adolescenziali”.
Messina, sempre secondo la Corte di Appello, avrebbe sostanzialmente sviluppato un “legame da trauma che caratterizza questo tipo di relazione disfunzionale”, che è una spia “rivelatrice del livello di manipolazione a cui è stata sottoposta la vittima”.
Le chat tra 2 sacerdoti: “contesto predatorio”
Nella sentenza un ruolo importante lo hanno avuto le conversazioni in chat tra lo stesso Rugolo ed un altro sacerdote, non imputato, avvenute il 12 ottobre del 2011. I giudici citano un passaggio chiave, quello in cui emerge “il contesto predatorio a sfondo omosessuale da parte di due uomini di chiesa ed uno spaccato desolante di generale contaminazione delle relazioni pastorali”.
“Sto legando con un ragazzo della parrocchia”
Scendendo nel dettaglio, la Corte di Appello focalizza uno scambio di messaggi tra i due sacerdoti: “Sto legando molto con un ragazzo della parrocchia che secondo me prima o poi entra in seminario… il mio si chiama Antonio Messina”.
La testimonianza della psicoterapeuta
Nel giudizio è entrata anche la testimonianza di una psicoterapeuta che ha avuto in cura Messina a partire dal 2018. La professionista ha descritto la vittima “in un profondo stato di depressione e paura per gli abusi subiti”, inoltre ai giudici ha detto che “è stato facile arrivare ad un abuso da una posizione anche di confusione emotiva, dove non ci sono confini tra un educatore ed un educando”.