Sentenza Rugolo, la Procura ricorre in Cassazione contro la riduzione della pena

La Procura generale presso la Corte d’Appello di Caltanissetta ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo l’annullamento con rinvio della sentenza con cui, lo scorso 1 luglio, è stato condannato a tre anni di reclusione Giuseppe Rugolo, ex sacerdote imputato per violenza sessuale su minori.

La condanna in primo grado

Rugolo, per il quale una commissione nominata dal Vaticano ha chiesto la dimissione dallo stato clericale era stato condannato in primo grado dal Tribunale di Enna a quattro anni e sei mesi di carcere.

La Procura generale ha contestato la decisione della Corte d’Appello di riconoscere la circostanza attenuante della minore gravità delle condotte. Nel ricorso, firmato dal sostituto procuratore generale Emanuele Ravaglioli, è stata evidenziata una erronea applicazione della legge penale e una motivazione ritenuta carente e contraddittoria in relazione al riconoscimento dell’attenuante.

Gli abusi prescritti

In primo grado, il Tribunale di Enna aveva condannato Rugolo per una tentata violenza sessuale ai danni di Antonio Messina, minorenne all’epoca dei fatti, dalla cui denuncia era partita l’inchiesta. Gli altri sette episodi di abuso contestati in danno dello stesso Messina erano stati dichiarati estinti per prescrizione.

I procedimenti riguardavano episodi avvenuti nell’ambito dell’associazione “360”, una realtà di tipo oratoriale fondata dallo stesso Rugolo e frequentata da numerosi ragazzi. Nonostante la prescrizione di gran parte dei fatti, il Tribunale di Enna aveva ritenuto necessario valutare complessivamente le condotte emerse nel corso del processo.

La minore gravità secondo la Corte d’Appello

Secondo la Procura generale, la Corte d’Appello ha invece riconosciuto la minore gravità senza tenere conto del complesso degli episodi contestati, pur se in parte prescritti. Nel ricorso si è sottolineato come gli abusi siano stati posti in essere con modalità reiterate nel tempo, in un contesto parrocchiale, da parte di un sacerdote che rivestiva il ruolo di educatore e collaboratore canonico del gruppo di Azione cattolica.

Le ragioni del ricorso in Cassazione

La Procura generale ha inoltre rilevato che la sentenza non ha adeguatamente valorizzato la condizione di minorata difesa delle vittime, la posizione di autorità esercitata dall’imputato e le condizioni di vulnerabilità fisica e psicologica legate alla minore età. Per l’accusa, gli episodi non potevano essere valutati in modo frammentario ma dovevano essere inseriti in una visione complessiva delle condotte.

Sulla base di queste considerazioni, la Procura generale ha chiesto alla Corte di Cassazione l’annullamento con rinvio della sentenza impugnata, ritenendo contraddittoria la motivazione con cui è stata riconosciuta l’attenuante della minore entità.