Sulla strada di Niscemi prima della frana, Alfarini: “Credo nel destino, non era la mia ora”
Piazza Armerina - 26/01/2026
Ci sono giornate che sembrano uguali a tutte le altre e che invece, senza avvertire, diventano una linea di confine. Prima e dopo. Giampiero Alfarini, avvocato di Piazza Armerina, ieri quella linea l’ha sfiorata senza saperlo.
La giornata a Niscemi
Doveva recarsi a Niscemi per motivi personali. Nulla di straordinario, se non fosse che per arrivarci ha dovuto evitare la statale già crollata settimane fa e imboccare una strada alternativa, il secondo bivio della SS 117 bis in direzione Gela. Una scelta obbligata, quasi automatica. È passato di lì, ha raggiunto Niscemi, ha sbrigato le sue cose. Tutto come previsto. Poi il ritorno.
Il crollo
All’imbocco della stessa strada percorsa poche ore prima, una camionetta della Protezione Civile messa di traverso. Strada chiusa. Anche quel tratto era crollato: un costone aveva ceduto. È in quel momento che la cronaca lascia spazio al destino.
“Non era la nostra ora”
«Credo fortemente nel destino», racconta Alfarini. «Ero su quella strada mezz’ora prima del disastro. Non era la nostra ora. Devo ringraziare Sant’Agata».
Parole semplici, dette senza enfasi, ma con la consapevolezza di chi ha appena capito quanto sottile sia il confine tra il “poteva succedere” e il “non è successo”.
Per fortuna una via di fuga alternativa c’era ancora, anche se più lunga, più lenta. Ma non sempre va così. E il pensiero corre subito oltre il singolo episodio, oltre la paura personale.
Il rischio, spiega, è che interi territori rimangano isolati. Che la Sicilia continui a cedere pezzo dopo pezzo, strada dopo strada, nell’indifferenza e nei ritardi.
Lo sfogo: il futuro nero per la Sicilia
La riflessione si fa amara, quasi inevitabile: «Vista la pochezza della nostra politica regionale e nazionale, soprattutto nei tempi e nei modi della ricostruzione dopo i recenti disastri, è palese che il futuro della Sicilia è nerissimo». Non è uno sfogo, ma una constatazione. Secondo Alfarini servirebbe un piano straordinario di messa in sicurezza del territorio, affidato a persone competenti e oneste. Qualcosa che oggi sembra più vicino a una speranza che a un progetto. «In buona sostanza occorre un miracolo», conclude.
E con quell’ironia che in Sicilia accompagna anche la paura: «Nel frattempo acquistate un mulo, o muovetevi il meno possibile».