Danni del ciclone, Marino (Pd) contro Musumeci e Calenda chiede di commissariare la Sicilia

Nell’Aula di Montecitorio si è consumato un altro capitolo di scontro politico attorno alla gestione delle emergenze maltempo in Sicilia. Dopo l’informativa del ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, criticata dall’opposizione come un «elenco di azioni passate» e «promesse per il futuro» prive di risposte concrete per il presente, si riaccende il dibattito sui danni provocati dal ciclone Harry e sulla necessità di interventi più incisivi da parte del Governo nazionale.

Le proposte di Marino

La deputata del Partito Democratico, Maria Stefania Marino, ha accusato l’esecutivo di ricordarsi del Sud solo in campagna elettorale e di abbandonarlo dopo, sottolineando la necessità di “azioni concrete e immediate per la Sicilia, inclusa la sospensione fiscale per persone e imprese” e l’impiego di risorse già disponibili come i fondi previsti per il Ponte sullo Stretto.

I danni nell’Ennese: la conta provvisoria

La provincia di Enna – così come altre zone interne e costiere siciliane – figura tra le aree più colpite dal passaggio del ciclone Harry, con effetti che vanno al di là dell’impatto sulle sole coste. Le fonti giornalistiche accreditate evidenziano una serie di effetti diretti e indiretti del maltempo sull’Ennese, tra cui:

Frane e allagamenti diffusi, con dissesti del terreno e fenomeni di erosione che hanno reso instabili carreggiate e aree urbane, complicando la viabilità e la sicurezza delle persone.

Alluvioni improvvise di corsi d’acqua minori, come il torrente Crisa a Leonforte, tragicamente connesse ai fenomeni di piena e che hanno causato vittime e dispersi, richiamando l’attenzione sulle criticità della pianificazione idraulica in ambiente collinare. 

Danni alle infrastrutture agricole e alle attività produttive interne, con terreni inondati, colture compromesse e necessità di interventi urgenti per il ripristino delle opere di irrigazione e di contenimento del suolo.

Interruzioni e disservizi nelle reti viarie secondarie, con chiusure temporanee di strade rurali e isolate colline dell’entroterra, aggravando l’isolamento di frazioni e borghi.

Le cifre

Questa prima ricognizione si innesta nella stima complessiva dei danni prodotti dal ciclone in Sicilia, che secondo i dati ufficiali regionali e della Protezione civile superar il miliardo di euro solo per infrastrutture e beni pubblici (una cifra che potrebbe aumentare se si considerano i mancati redditi e i danni indiretti alle attività economiche). Ed il Governo, per il momento, ha assegnato 100 milioni che la Sicilia deve spartirsi con Calabria e Sardegna

Calenda: Musumeci si dimetta e Regione sia commissariata

Ma oltre alle critiche di Marino, anche il leader di Azione, Carlo Calenda, ha rilanciato un tema ad alto impatto politico: la proposta di commissariare la Regione Sicilia, sostenendo che lo Stato debba assumere il controllo della governance regionale per affrontare criticità strutturali e garantire servizi essenziali ai cittadini, frase già espressa in passato con riferimento alla sanità e alla gestione dei servizi pubblici siciliani.

Calenda ha dichiarato esplicitamente che “Musumeci si deve dimettere”, accusandolo di fallimento nella gestione delle crisi legate al maltempo e definendo la situazione siciliana un “fallimento di sistema”. Ha proposto il commissariamento della Regione Siciliana, sottolineando come sanità, trasporti, gestione idrica e infrastrutture siano ormai al collasso. Ha denunciato una politica che “spartisce poltrone” senza produrre risultati o indire gare, mettendo a rischio la sicurezza e i diritti fondamentali dei cittadini. Calenda ha invocato l’attivazione dei poteri sostitutivi da parte dello Stato per garantire dignità e servizi alla regione.