Arance egiziane con pesticidi vietati: scatta l’allarme in Sicilia

Il mercato italiano — e in particolare quello siciliano — è al centro di una nuova polemica legata all’importazione di arance provenienti dall’Egitto. Secondo una segnalazione del (RASFF), una delle prime spedizioni del 2026 è stata intercettata in Italia con residui di Chlorpropham pari a 0,21 mg/kg, una quantità fino a ventuno volte superiore al precedente limite massimo consentito.
Il Chlorpropham è un erbicida e regolatore di crescita vietato nell’Unione Europea dal 2019 e già bandito in Italia prima dell’entrata in vigore della normativa comunitaria.

L’allarme del Consorzio: “Standard diversi, rischio per tutti”

A esprimere forte preoccupazione è il Consorzio di Tutela dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP che da anni denuncia il problema delle importazioni provenienti da Paesi con regole meno stringenti.
Il presidente Gerardo Diana sottolinea come la questione non riguardi soltanto la sicurezza alimentare, ma anche la disparità di condizioni economiche e normative: in Europa i limiti sui residui chimici sono rigorosi. In Egitto il costo del lavoro è almeno la metà rispetto a quello italiano. Gli standard di sicurezza nei luoghi di lavoro risultano inferiori.

Secondo il Consorzio, questa differenza crea una competizione squilibrata che penalizza le imprese italiane e mette a rischio una filiera costruita su qualità e controlli severi.

Un fenomeno in espansione

La preoccupazione aumenta alla luce del crescente peso dell’Egitto nel commercio mondiale di agrumi. Il Paese nordafricano sta ampliando rapidamente le superfici coltivate e rafforzando la propria presenza nei mercati europei.
Il timore non riguarda soltanto i residui chimici, ma anche la possibile introduzione di: patogeni delle piante non presenti in Europa
Parassiti da quarantena. Ceppi virulenti di Tristeza, potenzialmente pericolosi anche per i nuovi portainnesti utilizzati nei nostri agrumeti.

Una fase delicata per l’agrumicoltura italiana

Il quadro si complica ulteriormente dopo il passaggio del Ciclone Harry, che ha colpito le principali regioni italiane produttrici di agrumi. In una fase già segnata da difficoltà produttive, l’ingresso massiccio di prodotto estero rischia di destabilizzare ulteriormente il mercato.

La richiesta: controlli più rigorosi

Il Consorzio chiede un rafforzamento immediato: dei controlli alle frontiere
Delle verifiche interne nei Paesi membri UE
Del monitoraggio su residui e rischi fitosanitari

L’obiettivo dichiarato è duplice: tutelare la salute dei consumatori e difendere la competitività dell’agrumicoltura italiana da quella che viene definita una concorrenza sleale. Come conclude Gerardo Diana, è necessario garantire condizioni uniformi per tutti gli operatori, evitando che differenze normative e produttive si traducano in un danno per la qualità e la sicurezza alimentare europea.