Terzo mandato, il caso esplode nell’Ennese: la sindaca di Agira diffida il Parlamento siciliano

La sfida è lanciata prima ancora che l’Assemblea regionale siciliana voti. La sindaca di Agira, Maria Greco, ha formalmente diffidato l’Ars e ribadito una linea che promette di trasformare la partita politica sul terzo mandato in un caso giudiziario: si candiderà comunque, anche se il Parlamento siciliano dovesse bocciare la norma che consentirebbe ai primi cittadini dei piccoli comuni di correre per la terza volta.

La sfida di Greco

La posizione della prima cittadina agirina, al secondo mandato, si fonda su una recente pronuncia della Corte costituzionale che ha ritenuto illegittime le norme regionali che restringono l’elettorato passivo rispetto a quanto previsto nel resto d’Italia. In altre parole, impedire ai sindaci dei piccoli comuni di ricandidarsi per un terzo mandato potrebbe violare il principio di uguaglianza tra cittadini sul territorio nazionale.

Per questo Greco, insieme al sindaco di Serradifalco Leonardo Burgio, ha scelto la via formale della diffida nei confronti dell’Ars. Una mossa che arriva dopo settimane di proteste da parte dell’Anci Sicilia e che ora mette pressione su Sala d’Ercole proprio mentre l’Aula si prepara a discutere il recepimento della norma nazionale.

La partita a Palermo

Il Parlamento regionale è chiamato a decidere se allineare la legislazione siciliana a quella statale. Nel resto del Paese, infatti, la legge consente tre mandati consecutivi nei comuni fino a 15 mila abitanti, mentre nei centri più grandi il limite resta fissato a due.

La Sicilia, grazie allo Statuto autonomo, ha una disciplina diversa: il terzo mandato è attualmente possibile solo nei comuni con meno di 5 mila abitanti. Da qui il nodo politico che l’Ars prova a sciogliere: estendere la possibilità anche ai comuni tra 5 e 15 mila abitanti.

Una riforma regionale più ampia è già naufragata nelle scorse settimane, ma ora la maggioranza prova a ripartire con una soluzione più semplice: recepire direttamente la norma nazionale. Il disegno di legge, proposto dal capogruppo della Lega Salvo Geraci e sostenuto dalla Commissione Affari istituzionali, è stato incardinato ieri in Aula dopo che i deputati hanno respinto una pregiudiziale delle opposizioni.

L’Ennese già in fermento

Nel frattempo, in provincia di Enna la campagna elettorale sembra già partita. Oltre a Maria Greco ad Agira, Francesca Draià, sindaca di Valguarnera, non nasconde la volontà di correre per il terzo mandato e da settimane si muove in un clima che sa già di sfida elettorale.

Il paradosso è evidente: mentre a Palermo si discute se consentire o meno la ricandidatura, nei territori alcuni sindaci si preparano comunque alla corsa, pronti a far valere le proprie ragioni nelle aule dei tribunali.

Scontro politico e voto segreto

Il percorso della norma, però, è tutt’altro che semplice. Le opposizioni promettono battaglia e puntano sul voto segreto per provare ad affondare il provvedimento. Il Movimento 5 Stelle parla apertamente di norma “ad personam”, sostenendo che servirebbe a favorire una decina di sindaci pronti a ricandidarsi. Anche all’interno della maggioranza non mancano malumori.

Il clima politico a Palermo, del resto, è già rovente dopo la bufera giudiziaria legata all’inchiesta su mafia e corruzione che ha coinvolto – seppur da indagato – il manager della sanità Salvatore Iacolino, figura chiave dell’amministrazione regionale. Uno scenario che rende ancora più fragile l’equilibrio politico dentro l’Ars.

Il rischio del cortocircuito istituzionale

Se l’Aula dovesse dire di nuovo no al terzo mandato, la partita non si chiuderebbe affatto. Anzi, inizierebbe probabilmente la fase più delicata: quella dei ricorsi. Con sindaci pronti a presentarsi comunque alle elezioni e a impugnare eventuali esclusioni, il rischio concreto è che a decidere chi potrà governare i piccoli comuni siciliani non siano più gli elettori ma i giudici.

Un cortocircuito istituzionale che molti parlamentari vorrebbero evitare ma che, se la norma dovesse essere bocciata, potrebbe trasformarsi nell’ennesimo paradosso tutto siciliano.