Elezioni ad Agira, Greco si ritira dalla corsa a sindaco: sosterrà Marchese

È l’ennesima resa dei conti con una legge regionale che non ha voluto cambiare faccia. Maria Greco, sindaca uscente di Agira, ha ufficializzato il passo indietro dalla candidatura a primo cittadino, chiudendo definitivamente la partita del terzo mandato che per mesi aveva animato il dibattito politico nei comuni siciliani sotto i quindicimila abitanti.

Il passo indietro

Una decisione sofferta, annunciata con una nota intrisa di emotività e radicamento territoriale, in cui Greco richiama le proprie origini contadine come bussola morale di una scelta che definisce “fatta con amore, con rispetto e con responsabilità”. Parole che non nascondono, tuttavia, l’amarezza per una battaglia politica e istituzionale combattuta fino all’ultimo e poi perduta, non nelle urne, ma nelle aule dell’Assemblea regionale siciliana.

La legge siciliana

Il nodo è noto: la normativa siciliana vieta ai sindaci dei comuni fino a quindicimila abitanti di candidarsi per un terzo mandato consecutivo, una limitazione che stride con l’orientamento di altre regioni italiane e con una sentenza della Corte Costituzionale che aveva aperto spiragli interpretativi in favore della continuità amministrativa. Nei mesi scorsi, un fronte compatto di sindaci siciliani aveva alzato la voce, portando la questione all’attenzione dell’Ars e chiedendo un adeguamento normativo. La risposta dell’Assemblea, però, è stata un netto no.

I sindaci ribelli

Da quel momento, il fronte dei “sindaci ribelli” ha cominciato a sfaldarsi. Chi aveva annunciato ricorsi in tribunale ha poi ritirato le carte. Nelle settimane scorse aveva compiuto lo stesso gesto Francesca Draià, sindaca di Valguarnera. Ora tocca a Greco, che con Agira rappresentava uno dei casi più seguiti del comprensorio ennese.

Marchese in corsa

La sindaca uscente non abbandona però il campo. Con la sua lista sosterrà la candidatura a sindaco di Franco Marchese, al fianco del quale figura come candidata al consiglio comunale con la prospettiva di ricoprire il ruolo di vicesindaca.

Una soluzione che sa di compromesso politico ragionato, costruito per garantire continuità all’azione amministrativa avviata nei due mandati precedenti, pur nel cambio formale della guida.Resta sullo sfondo una questione politica irrisolta. La vicenda dei sindaci siciliani bloccati dal limite dei mandati ha messo in luce una frattura tra classe dirigente locale e istituzioni regionali, con comuni piccoli e medi che lamentano una norma anacronistica, penalizzante per i territori dove la continuità amministrativa è spesso una risorsa rara. Il silenzio dell’Ars su questo fronte pesa ancora, e le elezioni comunali in arrivo nei vari centri della provincia ne misuranno, indirettamente, le conseguenze politiche.