San Silvestro unisce i troinesi emigrati: il pellegrinaggio in Lombardia tra fede e memoria

Pellegrinaggio votivo per san Silvestro anche in Lombardia. Sono molti i troinesi che hanno lasciato il loro paese per andare a cercare lavoro all’estero e nelle regioni del Nord Italia, dove hanno messo radici e da dove non torneranno più. Ma con il loro paese d’origine hanno mantenuto un legame sentimentale molto forte. E il tramite di questo legame è San Silvestro, monaco basiliano, (1110-1164) “civis et patronus” di Troina.

Tra devozione civica e religiosa

Nel culto di San Silvestro ci sono due componenti: una civica (cittadino) e l’altra religiosa (patrono). Questo spiega il legame profondo della figura di San Silvestro con la comunità troinese. E’ talmente profondo che i troinesi emigrati, nei paesi e città dove adesso risiedono, esercitano in forma individuale e collettiva il culto di San Silvestro.

Il pellegrinaggio “alternativo” in Lombardia

I troinesi emigrati in Lombardia, non potendo partecipare ai due pellegrinaggi dei Ramara e Ddarara nel mese di maggio sui Nebrodi alla ricerca di alloro, pianta sacra a San Silvestro, vanno in pellegrinaggio a Sotto il Monte, il paese dove è nato Papa Giovanni XXIII, in provincia di Bergamo. “San Silvestro in cammino” è il nome del loro pellegrinaggio suggeritogli dall’ex sindaco Fabio Venezia.

L’idea nata durante il Covid

Ad inventare questo pellegrinaggio troinese in terra lombarda è stato Antonio Cortese, devotissimo di San Silvestro, di professione agente di polizia penitenziaria, che con la famiglia vive a Pavia. “L’idea mi è venuta durante gli anni del Covid (2019 e 2020), quando non si poteva uscire da casa, viaggiare su mezzi pubblici, per non diffondere il virus”, ricorda Cortese. Questa specie di quarantena durò circa tre mesi. Dopo si poteva uscire di casa, rispettando delle norme di sicurezza: indossare la mascherina e distanziamento. Racconta Cortese: “Era l’ultima domenica di maggio di quell’anno. Avrei voluto essere a Troina per partecipare al pellegrinaggio, ma non mi fu possibile. Allora pensai di farlo a Pavia. Di mattina presto, mi sono messo in cammino portando come due piantine di alloro. Una la deposi ai piedi della statua di Sant’Agostino nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia. Dopo mi sono messo in cammino, compiendo un percorso 15 km a piedi, per raggiungere la Certosa di Pavia”.

Una tradizione che cresce ogni anno

Di questo suo viaggio ne parla al suo amico Gaetano Bentivegna, emigrato troinese che cive a Bergamo con la famiglia. La voce si diffonde tra i troinesi emigrati, che accolgono con entusiasmo l’iniziativa di Cortese. Circa 60 emigrati troinesi aderiscono a quest’iniziativa. Di questo Cortese ne parla anche con il sindaco Fabio Venezia e l’arciprete Pietro Maccarrone, che l’incoraggiano a proseguire. Quella di quest’anno è la quinta edizione del pellegrinaggio a Sotto il Monte, da dove, il 15 giugno, si muoveranno in pellegrinaggio, camminando per 3 km tra i boschi, fino a raggiungere la Torre Campanaria gestita dagli alpini. “La prima volta, lungo il percorso, abbiamo visto una piantina di alloro. Negli anni successivi ne abbiamo viste tantissime”, ricorda con commozione Cortese.