Educazione sessuale a scuola, Rapè contro la nuova legge: “Traditi bambini e adolescenti”

di Giacomo Lisacchi

Si è concluso nell’aula del Senato l’iter parlamentare sul consenso informato in ambito scolastico, un provvedimento che ora si appresta a diventare ufficialmente legge dello Stato. La nuova norma, promossa dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, subordina la partecipazione degli studenti ai percorsi di educazione all’affettività e alla sessualità al preventivo via libera da parte dei genitori. Una decisione che ha sollevato un’ondata di polemiche e la ferma condanna da parte del Partito Democratico della provincia di Enna.

La critica del Partito Democratico ennese

“Si tratta di una bruttissima pagina per la storia della nostra Repubblica” – dichiara senza mezzi termini la segretaria provinciale del Pd di Enna, Katya Rapè. Per la leader provinciale dei dem, il consenso informato introdotto dalle forze di maggioranza rischia di trasformarsi in un ostacolo insormontabile per la crescita delle nuove generazioni.

“Apprendiamo l’approvazione di questo provvedimento con forte preoccupazione. È un vero e proprio tradimento nei confronti delle bambine, dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi, in particolare di coloro che avrebbero più bisogno di questi percorsi per costruire consapevolezza e relazioni paritarie, fondate sul consenso e sul rispetto, proprio come raccomandato dall’Unesco e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità” – sottolinea Rapè – secondo cui la scelta del governo rappresenta “un netto passo indietro sul piano sia educativo sia culturale”.

Educazione all’affettività come strumento di prevenzione

Nelle parole della segretaria provinciale emerge la centralità di una materia che non può essere liquidata come un capriccio della politica: “L’educazione all’affettività non è un tema ideologico né una materia accessoria: è uno strumento fondamentale per una crescita equilibrata, per la costruzione di legami sani e per la prevenzione di fenomeni purtroppo sempre più diffusi come il bullismo, la violenza di genere, gli stereotipi sessisti e le discriminazioni”.

Il Partito Democratico ennese rilancia la necessità di anticipare questi insegnamenti fin dai primi anni di studio: “Crediamo che tali percorsi debbano essere introdotti già nella scuola dell’infanzia e in quella primaria, utilizzando linguaggi e contenuti adeguati all’età degli alunni. Educare all’affettività significa insegnare l’empatia, la gestione delle emozioni, il valore della reciprocità e il rispetto di sé e degli altri. Significa, in buona sostanza, fornire alle nuove generazioni gli strumenti necessari per diventare cittadini consapevoli e responsabili”.

Il ruolo della scuola pubblica e le disuguaglianze educative

Un altro punto critico evidenziato da Katya Rapè riguarda il ruolo della scuola pubblica come ascensore sociale e garante di pari opportunità. “Affidare esclusivamente alle famiglie il compito di affrontare tematiche così delicate rischia di ampliare ulteriormente le disuguaglianze educative. La scuola pubblica ha il dovere costituzionale di garantire a tutti gli studenti e a tutte le studentesse le medesime opportunità formative, soprattutto su questioni che toccano da vicino la crescita personale e la prevenzione della violenza”.

In un contesto nazionale drammatico, l’opposizione territoriale chiede interventi di natura opposta rispetto a quelli varati dal Parlamento: “In un Paese che continua a registrare dati allarmanti sui femminicidi, sulla violenza domestica e sul grave disagio giovanile, servirebbero investimenti strutturali e programmi educativi diffusi. Non abbiamo bisogno di nuovi ostacoli burocratici che rischiano solo di scoraggiare i singoli istituti dall’attivare percorsi formativi ormai indispensabili”.

L’appello finale: educare al rispetto fin da piccoli

La segretaria provinciale conclude ribadendo la linea del Partito Democratico di Enna, improntata al dialogo ma ferma sui sani principi pedagogici: “Ribadiamo il nostro pieno sostegno a un’educazione affettiva, relazionale e sessuale che sia seria e costruita insieme alle famiglie, agli insegnanti e agli esperti del settore. Ma la scuola deve poter continuare a svolgere pienamente il proprio ruolo educativo, senza arretrare di fronte a paure e a strumentalizzazioni. Educare all’affettività significa educare al rispetto. E il rispetto, si sa, si insegna fin da piccoli”.