Omicidio stradale, la difesa di Paternò: “Perizia del pm: causa principale fu velocità del minore”

La difesa di Giuseppe Paternò, l’uomo accusato di omicidio stradale per la morte del quattordicenne Gabriele Giadone avvenuta il 10 maggio 2025 a Barrafranca, è intervenuta pubblicamente con una nota . A firmarla è l’avvocato Paolo Giuseppe Piazza, patrocinante in Cassazione, che ricostruisce la vicenda processuale dal punto di vista dell’imputato e contesta la ricostruzione della difesa della famiglia del 14enne.

La perizia del PM e la posizione della difesa

Secondo quanto riferito dal legale, la consulenza tecnica disposta dal Pubblico Ministero e affidata all’ingegnere Vitellaro avrebbe individuato nella condotta del giovane la causa principale dell’incidente. Il minore, alla guida di un ciclomotore Piaggio SR50, avrebbe percorso viale Signore Ritrovato a una velocità stimata intorno ai 67 km/h, ben oltre il limite consentito di 45 km/h, in un tratto urbano costeggiato da marciapiedi, edifici e intersezioni stradali. Secondo la perizia, tale condotta avrebbe determinato la perdita di controllo del mezzo ancora prima dell’impatto con l’autovettura condotta dal Paternò. La stessa consulenza, come affermato dal legale, rileva che il ciclomotore sarebbe stato oggetto di modifiche alla cilindrata, circostanza che avrebbe consentito di raggiungere quella velocità.

Alla posizione del Paternò, la perizia del PM contesta la violazione dell’art. 154 del Codice della Strada per avere imboccato il viale in contromano, configurando tuttavia, secondo la difesa, un concorso di colpa «solo in via ipotetica e in minima» rispetto alla dinamica complessiva. Il consulente di parte dell’imputato, l’ingegnere Pilato, ha invece escluso ogni responsabilità del Paternò.

Il patteggiamento e l’udienza dell’11 giugno

All’udienza dell’11 giugno davanti al GIP Giuseppe Noto, la richiesta di patteggiamento a sei mesi con sospensione condizionale — concordata tra difesa e Procura — non ha trovato accoglimento: il giudice ha chiesto l’integrazione del capo di imputazione, restituendo gli atti al Pubblico Ministero. La famiglia di Gabriele, assistita dagli avvocati Giusy Nicoletti e Gaetano Giunta, si era formalmente opposta all’accordo ritenendo la pena non adeguata alla gravità dei fatti.

La difesa chiarisce nella nota che la scelta iniziale di aderire al patteggiamento non era motivata dal riconoscimento di una piena responsabilità, ma dalla volontà di «smorzare gli animi», in un contesto nel quale il Paternò afferma di essere destinatario di minacce e atti persecutori via social. La difesa annuncia che valuterà se presentare una nuova istanza di patteggiamento.