Crisi idrica in Sicilia: ANAFePC denuncia la situazione a 9 Procure e coinvolge 3 Ministeri

La battaglia per l’acqua in Sicilia si sposta dalle piazze alle aule di giustizia. Quella che era iniziata lo scorso febbraio come una forte mobilitazione civile da parte di ANAFePC (Accademia Nazionale per l’Alta Formazione e Promozione della Cultura, del Lavoro e del Sociale) si trasforma oggi in un’azione legale capillare e senza precedenti per l’isola. L’associazione ha infatti depositato un dettagliato esposto-denuncia alle Procure della Repubblica di tutte e nove le province siciliane, inve-stendo della questione anche i Ministeri dell’Ambiente, delle Infrastrutture e della Salute.

Un passo decisivo che non nasce improvvisato, ma che rappresenta la continuità di un monitoraggio costante sul territorio. ANAFePC ha voluto mettere nero su bianco le troppe criticità strutturali che logorano la regione, scegliendo la via della legalità e del dialogo istituzionale per chiedere conto di una crisi che sembra non avere fine.

Il quadro delineato nella denuncia è drammatico e fotografa la quotidianità di migliaia di famiglie. In molti Comuni siciliani l’erogazione idrica salta regolarmente per 15 o anche 20 giorni consecutivi. La colpa è di condotte vecchie e colabrodo che disperdono la risorsa prima che arrivi a destinazione. Il risultato? Intere comunità sono ormai ostaggio delle autobotti private. Una vera e propria beffa economica per i cittadini, costretti a pagare una “doppia tariffa”: quella del servizio pubblico, che di fatto non ricevono, e quella dei rifornimenti privati per poter cucinare e lavarsi.

Su questo fronte, ANAFePC si era già mossa a inizio anno, sollecitando la Prefettura, l’Arpa Sicilia e l’ASP di Agrigento per pretendere controlli serrati sulla qualità dell’acqua e sulle autorizzazioni delle autobotti, così da scongiurare rischi di contaminazione e tutelare la salute pubblica.

Sul tema è intervenuto con fermezza il Presidente di ANAFePC, Calogero Coniglio: “La nostra è una battaglia sociale e istituzionale radicata nel tempo, basata solo su fatti, documenti e su una presenza costante sul territorio. Non possiamo più tollerare che ai siciliani venga negato un diritto primario e costituzionale come l’accesso sicuro all’acqua, costringendoli per giunta a pagare due volte per averlo. Portando le carte in tutte le Procure e ai Ministeri competenti vogliamo che si faccia definitiva luce su trent’anni di inerzie. È tempo di verificare appalti, omissioni e responsabilità amministrative o gestionali che hanno ridotto la Sicilia in queste condizioni”.

C’è poi il capitolo, altrettanto doloroso, delle grandi infrastrutture incompiute. Nei mesi scorsi i rappresentanti dell’associazione hanno voluto vedere chiaro, recandosi personalmente nei cantieri della Diga di Blufi e della Diga di Pietrarossa. I sopralluoghi hanno documentato uno stato di totale immobilismo, con lavori fermi da oltre trent’anni.

Eppure, si tratta di invasi dal valore strategico immenso. La Diga di Blufi, se solo fosse completata, collaudata e connessa alla rete idrica, avrebbe una capacità tale da poter rifornire un bacino interprovinciale vastissimo. Parliamo di un’opera che potrebbe dissetare e portare sollievo alle province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Catania, Ragusa e a una parte del palermitano.

A questo proposito, il Vicepresidente di ANAFePC, Maurizio Cirignotta, ha evidenziato la gravità della situazione: “I nostri occhi hanno visto una realtà inaccettabile: cantieri fantasma e dighe mai completate che gridano vendetta, mentre i rubinetti dei cittadini restano desolatamente a secco. Chiediamo alla Magistratura e ai Ministeri di intervenire per accertare se dietro questi ritardi infiniti si nascondano illeciti o gravi irregolarità. Come ANAFePC non abbiamo intenzione di fermarci: metteremo a sistema tutto il lavoro svolto in questi mesi e continueremo la nostra azione civica finché queste grandi opere non passeranno finalmente dalle promesse alla concretezza”.

Con questo esposto diffuso, ANAFePC lancia un segnale chiaro: la gestione dell’acqua in Sicilia deve cambiare rotta. L’associazione chiede ora a Procure e Ministeri di accendere i riflettori su appalti, ritardi e controlli sanitari, per restituire dignità, trasparenza e un diritto fondamentale a tutta la popolazione dell’isola.


Luogo: SICILIA