Nasce il Comitato “Articolo 23, mai più”, gli ex precari vogliono riconosciuti i contributi Inps

E’ stato costituito ufficialmente il Comitato “Articolo 23 mai più! Sicilia”. Lo scopo prioritario è quello di ottenere, per il sessennio che va dal 1989 al 1995, il pieno riconoscimento dei contributi figurativi previdenziali in favore dei lavoratori precari storici, cercando così di sanare una “ferita” contributiva che va avanti da circa trent’anni. Alcuni ex articolisti si avvicinano alla pensione, ma la voglia di lottare, per avere un futuro pensionistico dignitoso, rimane alta.

Settemila in Sicilia

Stiamo parlando, alla data di oggi, in Sicilia, di oltre settemila lavoratori ex Art.23, quelli entrati con la legge nazionale n. 67/88, che prestano la loro attività negli uffici regionali, comunali, nelle Asp, nei Tribunali, nei Liberi Consorzi comunali, ma anche nelle Camere di Commercio e nelle Università. Prima di essere stati assunti a tempo indeterminato, molti dei quali nel 2011, hanno svolto, per sei anni, un’attività precaria, senza usufruire degli oneri contributivi, a tal punto che furono in tanti a definirlo un “lavoro nero” legalizzato dal governo regionale. Adesso, gli ex articolisti, hanno pensato bene di iniziare, dopo quella che li ha portati a raggiungere il “lavoro di ruolo”, un’altra battaglia, ossia quella per cercare di ottenere sei anni di riconoscimento previdenziale.

Tra loro ci sono circa cinquecento lavoratori dell’Ennese, i quali, in questa azione di civiltà e di diritto, saranno rappresentati dalla collega, Loredana Privitera, che lavora negli uffici del Libero Consorzio comunale di Enna.

Un precedente che da forza all’azione legale

Costituito lo scorso 4 settembre, in uno studio notarile di Barcellona Pozzo di Gotto, l’azione legale e costituzionale, intrapresa dal Comitato, affonda le sue radici in un solido punto di riferimento giuridico: la storica decisione sul merito n.170/2018 del Comitato Europeo dei Diritti Sociali (Cedes). In tale pronuncia, l’organo del Consiglio d’Europa ha condannato l’Italia per la violazione della Carta Sociale Europea Riveduta, accertando come l’utilizzo continuativo di lavoratori in attività di pubblica utilità, senza il corrispondente versamento dei contributi utili a fini pensionistici, costituisca una grave ed ingiustificata discriminazione rispetto al personale di ruolo, oltre che un abuso della condizione di precarietà. Per guidare questo percorso vertenziale, l’assemblea fondatrice ha nominato il proprio Consiglio direttivo, presieduto da Gaetano Aiello e Gianni Savoca, due ex articolisti, rispettivamente della provincia di Palermo e di Messina. Ad affiancarli, con il ruolo di vice, saranno Daniele Maccarone (Catania) e Pietro Martinez (Trapani), ma ogni provincia dell’Isola avrà un suo rappresentante. L’avventura, di quelli che un tempo venivano chiamati i “giovani dell’Articolo 23”, inizia il primo aprile del 1989. A tutti sembrava il classico pesce d’aprile, ma invece era l’inizio di un lungo percorso destinato a creare un’occupazione stabile. Adesso, per gli ex articolisti, ci sarà l’ultima fatica, ovvero quell’atto finale utile ad ottenere una pensione dignitosa.