Bande organizzate e paesi vulnerabili: le falle della sicurezza nell’Ennese

A Catenanuova, nella notte del 17 ottobre, la criminalità ha alzato il tiro: non un semplice furto, ma un’azione organizzata, con mezzi pesanti, facciate sventrate e strade bloccate per rallentare l’arrivo delle forze dell’ordine. Risultato: due bancomat asportati, quelli di UniCredit e della Banca di Credito Cooperativo La Riscossa. Un colpo che riaccende l’allarme sicurezza nell’Ennese.

Il modus operandi

Il punto non è soltanto il bottino, ancora da quantificare nelle prime informazioni. È il metodo. Le bande arrivano attrezzate, agiscono in pochi minuti e trasformano le vie d’accesso ai paesi in un ostacolo per chi dovrebbe intervenire. Una strategia che, se confermata dalle indagini, racconta un livello di organizzazione tutt’altro che improvvisato.

La catena di assalti nell’Ennese

La sequenza nell’Ennese preoccupa. A Troina, nell’ottobre 2025, un escavatore fu utilizzato per sradicare il bancomat UniCredit: tre persone vennero arrestate dopo un inseguimento. A Valguarnera Caropepe, nel febbraio 2026, un altro escavatore sfondò la parete della filiale Intesa Sanpaolo per raggiungere lo sportello installato all’interno. Ad Aidone, dopo un tentativo alla fine di settembre 2024, un nuovo assalto nella notte del 2 ottobre 2026 fu sventato dall’intervento dei carabinieri.
Quattro episodi in altrettanti momenti, con modalità ricorrenti e un copione che sembra aggiornarsi a ogni incursione.

Il caso Catenanuova

A Catenanuova, però, il salto di qualità è evidente: non uno, ma due istituti colpiti nella stessa notte, mentre le vie di accesso venivano ostruite con mezzi pesanti.
Il fenomeno non riguarda soltanto l’Ennese. Anche il Siracusano è alle prese con assalti agli sportelli automatici, compresi i centri dell’entroterra montano e collinare. A Sortino, un episodio recente ha riportato l’attenzione su una vulnerabilità comune: paesi nei quali bastano pochi mezzi piazzati strategicamente per complicare l’intervento delle pattuglie.
È qui che la questione criminale diventa una questione di sicurezza pubblica.

La questione sicurezza

Nei centri lontani dai principali assi urbani, il numero delle pattuglie disponibili e i tempi di risposta possono fare la differenza. Non significa che le forze dell’ordine siano assenti, né che ogni episodio dimostri una carenza strutturale. Ma significa che la capacità di prevenzione e intervento va misurata anche sulla geografia, non soltanto sugli organici.

La falla che le bande conoscono

Le bande sembrano conoscere questo tallone d’Achille e sfruttarlo con azioni rapide, mezzi rubati e ostacoli lungo le strade. Se la risposta dello Stato arriva quando i ladri hanno già caricato gli sportelli sui camion, la partita è quasi finita prima ancora di cominciare.

La debolezza

La domanda, allora, è inevitabile: quanto sono protetti i piccoli Comuni dell’entroterra? Servono più prevenzione, coordinamento tra le province, controlli sui mezzi da cantiere rubati, videosorveglianza efficace e piani d’intervento calibrati sui tempi reali di percorrenza. E serve capire se gli episodi siano collegati o se bande diverse stiano replicando uno schema ormai noto.