Caso Giadone, la madre replica al sindaco: “Targhetta autorizzata verbalmente”

«Nessuna rappresentanza istituzionale era presente alla fiaccolata in memoria di Gabriele». È uno dei passaggi centrali della replica di Lucia Baiunco, madre del quindicenne morto in un incidente stradale a Barrafranca, al comunicato diffuso dal sindaco Giuseppe Lo Monaco e dall’amministrazione comunale. Nella sua nota, la donna contesta la ricostruzione del Comune sulla commemorazione del 6 settembre, sulla rimozione della targhetta dedicata al figlio e sulla vicenda della fotografia collocata in prossimità del luogo dell’incidente.

La fiaccolata del 6 settembre

Baiunco respinge le contestazioni rivoltele dall’amministrazione e ribadisce quanto aveva già dichiarato pubblicamente in un video diffuso sui social il 12 ottobre. «Nessun rappresentante delle istituzioni era presente eccezion fatta per la preside e qualche insegnante del liceo che frequentava mio figlio», afferma, riferendosi alla fiaccolata.

La madre distingue la presenza degli agenti della Polizia municipale da quella degli amministratori, sostenendo che i primi fossero impegnati nello svolgimento del servizio. «Svolgevano il proprio lavoro com’è giusto che sia mentre, ribadisco, gli amministratori comunali erano “alla villa, tutti dal primo all’ultimo”», scrive.

Nel suo intervento, Baiunco richiama anche il lutto cittadino proclamato in occasione dei funerali del figlio e la partecipazione degli amministratori alle esequie. «Credo e penso fosse proprio un atto dovuto», afferma a proposito del lutto cittadino, contestando il richiamo a quell’episodio nella risposta del Comune.

La targhetta commemorativa

Un altro punto della replica riguarda la fotografia di Gabriele collocata in prossimità del luogo dell’incidente e la targhetta commemorativa successivamente rimossa. Baiunco contesta la ricostruzione dell’amministrazione e sostiene che il sindaco avesse inizialmente autorizzato verbalmente l’iniziativa.

«Con riferimento alla rimozione della targhetta commemorativa di mio figlio Gabriele, ricordo al sindaco Lo Monaco che era stato proprio lui , come spesso avviene nelle comunità solidali, ad autorizzarci verbalmente fermo poi chiederne la rimozione proprio l’indomani del diniego del patteggiamento dell’omicida stradale», scrive. Inoltre, “accusare una madre di andare contro la legalità perché chiede una targhetta che ricordi il figlio, targhette di cui è disseminata l’Italia intera, è provare a mistificare la realtà», afferma.

Le contestazioni al sindaco e il procedimento giudiziario

Nella nota, Baiunco attribuisce inoltre al sindaco dichiarazioni che, a suo dire, avrebbero riguardato la dinamica dell’incidente e il dolore della famiglia. La donna sostiene che in più occasioni sarebbero stati espressi giudizi sul possibile concorso di colpa del figlio e che il suo dolore sarebbe stato definito «esagerato».

La madre contesta anche il riferimento al lotto cimiteriale concesso alla famiglia per la costruzione di una cappella. «Quel lotto era un diritto e spero non un favore», scrive, esprimendo il proprio dissenso rispetto al modo in cui, secondo la sua ricostruzione, la questione sarebbe stata richiamata nel confronto pubblico.

Sul piano giudiziario, Baiunco invita il primo cittadino ad attendere le decisioni della magistratura prima di formulare valutazioni sulle responsabilità dell’incidente. «Non emetta sentenze su concorsi di colpa o meno prima ancora che lo facciano i giudici, unici deputati a chiarire come sono andate realmente le cose», afferma.

«Nessuno potrà mai restituirci Gabriele»

La replica si chiude con una contestazione dell’atteggiamento che, secondo la madre, l’amministrazione avrebbe mantenuto nei confronti della famiglia. Baiunco richiama il ruolo delle istituzioni e la necessità di evitare che il confronto sulla commemorazione del figlio si trasformi in una contrapposizione personale.

«Il comune è la casa di tutti – scrive nel comunicato – ha il dovere di unire», riporta la donna, contestando però la distanza tra questo principio e quello che considera l’atteggiamento tenuto dal sindaco e dagli amministratori.