La pizzeria “Impulso” di Ferla premiata da Gambero Rosso con “Due Spicchi”

La pizzeria “Impulso” di Ferla ottiene “Due Spicchi” da “Gambero Rosso”. Un importante riconoscimento che segna il grande lavoro fatto dall’attività e che le ha permesso di diventare uno dei luoghi più ricercati della provincia di Siracusa dove gustare piatti di qualità e legati alla tradizione del territorio. 

Come si legge nella motivazione del riconoscimento a “Impulso”: “La proposta gastronomica non delude: il menu è ricco, il territorio e l’eredità siciliana sono presenti, ma non catalizzano tutte le attenzioni. La cucina spazia tra terra e mare, con rivisitazioni eleganti (e anche preparazioni non tipiche – come il vitello tonnato – ma ben fatte). Vari gli impasti proposti, col filo conduttore della fragranza, della leggerezza e dell’attenzione nelle cotture. Ci sono le napoletane, ma anche tonde classiche con bordo basso e morso rustico: buona la Tonno, grazie ai topping di qualità. Le pizze più complesse però mostrano una bella maturità e personalità, come La merenda del luppinaru, con fiordilatte, tartare di pomodorino crudo condito, cipolla rossa in agro, pepe nero e, in uscita, lupini in salamoia conditi al limone, origano dei Monti Iblei e olio al prezzemolo. Interessante il percorso degustazione. Si bevono birre artigianali e vini del territorio. Piacevole lo spazio all’aperto”.

La pizzeria è nata meno di due anni fa da un’idea di due soci: Paolo Santanastasio, che cura immagine e comunicazione, e Giuseppe Pesce, che si occupa della proposta gastronomica. Con loro, un team molto affiatato che accoglie i clienti e li “culla” in un percorso culinario tra qualità e tradizione.

“Il riconoscimento ci è stato comunicato con una telefonata. Poi siamo tornati al lavoro – raccontano –. Abbiamo aperto con un’idea che a molti sembrava una scommessa: portare in un paese dell’entroterra una pizza costruita sui ricordi. Vedere il nostro nome nella guida ci ha detto che quell’idea è stata capita. Gli ispettori sono arrivati senza farsi annunciare e si sono seduti come qualsiasi cliente: la guida ha giudicato una nostra serata qualunque. In squadra ce lo ripetiamo spesso: ogni tavolo va trattato come se fosse quello che conta di più”.

“È una conferma arrivata presto – aggiungono –. Siamo un locale giovane e non avevamo un nome alle spalle, solo un’idea e la voglia di farla bene. Per la squadra è la prova che conta anche il lavoro che il cliente non vede: l’impasto preparato il giorno prima, la spesa e il piatto ricontrollati. Il modo di lavorare resta lo stesso; cresce la responsabilità verso chi viene a trovarci”.

“Le nostre pizze nascono da un momento di vita: il pranzo della domenica, un pomeriggio d’estate, la merenda in campagna – spiegano –. C’è il lavoro del forno, con lievitazioni da 24 a 48 ore, e della cucina, dove trasformiamo gli ingredienti in creme, composte e polveri per restare fedeli al ricordo. Se dovessimo descrivere la nostra cucina in tre parole, diremmo innovativa, commovente e audace”.

Una proposta che guarda al passato e all’innovazione. “Per noi la tradizione è il punto di partenza: il ricordo lo lasciamo com’è, cambia il modo di portarlo in tavola. La merenda del luppinaru, con i lupini al limone e l’origano dei Monti Iblei, ne è un esempio. Allo stesso tempo rispettiamo chi vuole la pizza di sempre: chi ordina una margherita deve trovare una margherita fatta bene”.

E poi l’attenzione al territorio. “Lavoriamo con produttori e artigiani del territorio e la carta segue le stagioni. In estate abbiamo dedicato una sezione al mare, Solo 40 minuti… dal Mare, con pizze ispirate alla costa siracusana”.

Il piatto che li rappresenta al meglio è La merenda del contadino. “Crema di caciocavallo ibleo, fiordilatte, cipolletta, salsiccia secca, composta di pera e gocce di vino rosso. È la merenda che si faceva in campagna: l’abbiamo portata su una pizza partendo da un ricordo e usando i prodotti di questa terra”.

Fondamentale è anche la sintonia tra i reparti. “Tra il forno e il tavolo una pizza ha pochi secondi: se la sala non è pronta, quei secondi si perdono. Siamo una squadra piccola e ci parliamo di continuo. Vogliamo che il cliente si senta un ospite e per chi vuole lasciarsi guidare abbiamo due percorsi degustazione: Non una sola fetta, dedicato alla pizza, e Non una sola portata, dedicato alla cucina”.

Forte il legame con la comunità locale: “Portiamo questo territorio nel piatto e anche nelle parole, usando il siciliano in carta. Gran parte dei clienti viene da Ferla e dai paesi vicini: siamo diventati un punto di riferimento per la gente di qui”.

Tra i progetti futuri c’è il menu autunnale con una sezione dedicata al fiume Anapo e la crescita dello staff.

A un giovane ristoratore consiglierebbero: “Di partire dalla propria storia, l’unica cosa che nessuno può copiare. La qualità si costruisce con le abitudini di ogni giorno: il magazzino in ordine, gli scarti ridotti, la linea preparata con cura. E di non aver paura di aprire nell’entroterra: chi viene da lontano viene anche per questo.