CISL Sicilia, documento in nove punti per via a sviluppo
Enna-Cronaca - 19/04/2010
Palermo – Un documento in nove punti perché governo regionale e Ars diano il via, entro poche settimane, a “scelte di cambiamento” nel segno dello sviluppo. La proposta di un “collegato alla Finanziaria regionale da concertare con le parti sociali”. E l’appello alle associazioni delle imprese, a partire da Confindustria, a realizzare assieme al sindacato una “alleanza strategica che promuova la crescita dell’Isola, nella legalità e nella libertà”. La Cisl Sicilia si è rivolta in questo modo stamani, alla vigilia della discussione all’Ars sulla manovra di bilancio, ai palazzi siciliani del potere: Palazzo d’Orleans e Palazzo dei Normanni. E al fronte regionale delle imprese. Perché, ha spiegato Maurizio Bernava, segretario generale, la manovra esitata dalla commissione parlamentare, all’Ars, “risente della mancanza di indirizzi strategici chiari e di riferimenti coerenti su come affrontare la crisi globale che sta travolgendo la Sicilia”. La Cisl è preoccupata, ha ripetuto il sindacato, perché la manovra di bilancio in cantiere “si limita a riprodurre l’ennesima sommatoria di norme tecnico-contabili (spesso artifizi contabili)”, in assenza di concertazione con le parti sociali rappresentative. E perché “limitata solo all’esercizio annuale, non sarà utile” né a ridurre il deficit finanziario né a liberare risorse per lo sviluppo. Il sindacato propone una “programmazione almeno triennale dell’impiego dei fondi strutturali Ue e delle altre risorse extraregionali”. E, affinché non si ripetano “i guasti e gli sprechi” conosciuti dall’Isola col Por 2000-2006, incita a una “volontà di cambiamento e a una stagione di riforme che purtroppo – rileva – al momento non si intravede nelle scelte politiche di governo e nella gestione dell’amministrazione regionale”. Da qui l’appello per una “alleanza strategica”, alle imprese. E la formulazione di nove proposte all’esecutivo regionale e all’Ars, elencate nel documento. Riguardano: la messa a punto assieme alle parti sociali, nell’unità di crisi istituita dal governo e mai finora convocata, di un collegato alla Finanziaria: strumento in auge sul piano nazionale e che così, per la prima volta, farebbe capolino nella realtà politico-economica regionale. La concentrazione delle risorse Ue su tre priorità: gli incentivi allo sviluppo “mirati su settori e obiettivi strategici”; le infrastrutture e i servizi alla comunità. E un nuovo sistema regionale di protezione sociale che assicuri assistenza, aiuto alla povertà, sostegno al reddito e tutela del lavoro. La Cisl chiede, ancora: il varo di un provvedimento legislativo e l’adozione degli atti amministrativi conseguenti, per velocizzare l’individuazione di aree per investimenti a elevato impatto occupazionale, innovativo e tecnologico; una legge di riordino che introduca criteri di trasparenza riguardo all’assegnazione delle aree per la grande distribuzione. E l’istituzione di un comitato di saggi che indichi, entro il 2010, “un diverso impiego dei dirigenti nei vari settori dell’amministrazione regionale, predisponendo un sistema di monitoraggio per la verifica, misurazione e valutazione dei risultati acquisiti nella gestione”.
Sul fronte delle risorse Ue, sottolinea che trascorsi tre anni dall’inizio della programmazione comunitaria 2007-2013, la Regione ha impegnato appena il 10,14% delle risorse del Fesr mentre i relativi pagamenti sono fermi al 6,08%. Pertanto, insiste, “occorre introdurre nella Finanziaria una norma che preveda l’immediata rimodulazione delle risorse comunitarie 2007-2013 e vanno rivisti i bandi sinora attivati che, troppo spesso, non hanno generato alcuno sviluppo”.
Sul credito d’imposta per l’occupazione, la Cisl chiede che siano estesi da tre a cinque anni i benefici e definisce “irrisoria” la dotazione prevista, di dieci milioni. Suggerisce, piuttosto, di ridefinire la consistenza finanziaria della misura tenendo conto della “rimodulazione della programmazione dei fondi europei 2007-2013”. E propone di introdurre una “griglia selettiva che oltre al rispetto delle norme contrattuali, contributive, fiscali e di legalità, destini il beneficio alle imprese che facciano ricerca e innovazione tecnologica, utilizzino energie alternative e siano impegnate, in generale, in settori strategici di investimento”.
La manovra di Bilancio esitata dalla Commissione parlamentare e che domani si appresta a sottoporsi all’iter di approvazione dell’Assemblea Regionale Siciliana risente della mancanza di indirizzi strategici chiari e riferimenti coerenti su come affrontare la crisi globale che sta travolgendo la Sicilia. Soprattutto ci preoccupa l’assenza di una programmazione strategica pluriennale su come utilizzare tutte le risorse disponibili che sia in grado di indicare, all’intera Amministrazione Regionale, gli obiettivi precisi su cui concentrare le attività di risanamento, di riordino, di razionalizzazione, di incentivazione e promozione di politiche di crescita e sviluppo produttivo nell’Isola.
Il 2010 rappresenterà il momento più acuto della crisi recessiva per la Sicilia che rischia di pagare gravemente l’errore di aver predisposto, anche per quest’anno, una manovra finanziaria in ritardo di un quadrimestre e che si limita solo a riprodurre l’ennesima sommatoria di norme tecnico contabili (spesso artifizi contabili) non sostenute da una strategia e da un documento di programmazione costruito e definito con il sostegno della concertazione con le parti sociali rappresentative.
La manovra finanziaria limitata solo all’esercizio annuale non sarà utile, comunque vada, né a recuperare risorse per ridurre il deficit del bilancio regionale né a liberare risorse indispensabili per promuovere lo sviluppo e la riorganizzazione di nuove attività.
Peraltro l’iter politico parlamentare di approvazione di manovra di Bilancio rischia di essere vissuto solo come termometro per misurare la tenuta e la sopravvivenza politica dell’attuale Governo e della coalizione ed alleanza che lo sorregge, facendo passare in secondo piano la priorità di dotarsi di una strategia per la crisi.
La Sicilia ha bisogno urgentemente di una programmazione caratterizzata sull’impiego immediato delle risorse dei Fondi strutturali UE e degli altri fondi extra regionali almeno per il prossimo triennio. Esse rappresentano la quasi totalità delle risorse di cui la Sicilia può disporre per darsi una strategia di crescita. Per evitare ulteriori ritardi, frammentazione, dispersione, inefficacia e/o mancato utilizzo dei fondi strutturali UE ( per non riprodurre i guasti e gli sprechi del POR 2000/2006), bisognerebbe registrare un volontà di cambiamento che al momento ancora non si intravede nelle scelte politiche di Governo e nella gestione dell’Amministrazione.
Riteniamo che sia questo il terreno concreto dove si debba registrare e praticare l’avvio di una stagione politica di cambiamento e di riforme tanto proclamata e poco perseguita da parte del Governo e dai gruppi parlamentari della Regione. Per dare priorità alle strategie di sviluppo e di sostegno a chi in Sicilia sta pagando pesantemente gli effetti della crisi servono scelte di cambiamento immediate che si possono ancora definire in poche settimane e che non implicano, necessariamente, grandi interventi normativi ed interminabili discussioni:
• Definizione ed approvazione da parte dell’ARS di un documento strategico di programmazione per lo sviluppo come strumento collegato alla Finanziaria da concertare e decidere con tutte e parti sociali in sede di Governo Regionale (Unità di crisi già deliberata e mai convocata);
• Concentrare la programmazione ed i bandi delle risorse dei Fondi UE in modo integrate con altre disponibilità su poche misure e su 3 priorità d’investimento :
1. Incentivi allo sviluppo, all’impresa, agli investimenti, all’occupazione mirati su settori ed obiettivi strategici predefiniti congiuntamente;
2. Programmi integrati per la Modernizzazione con investimenti su base regionale ed interregionali per le infrastrutture e per i servizi alla comunità;
3. Costruzione di un sistema regionale di protezione sociale a favore delle categorie più deboli e dei soggetti più esposti alla crisi. (assistenza, povertà, sostegno al reddito e tutela del lavoro, politiche attive per nuova occupazione e e reinserimento lavorativo);
• Rimodulazione delle risorse dei Fondi UE ancora non utilizzati per finanziare la realizzazione degli obiettivi strategici e prioritari individuati.
• Superare immediatamente l’attuale gestione ad interim della Direzione generale dell’Assessorato al Bilancio incaricando una figura di alto profilo professionale ed etico esperto in programmazione ed attuazione di programmi integrati di sviluppo;
• Approvazione di un provvedimento legislativo ed atti amministrativi per velocizzare l’individuazione di aree disponibili per localizzare investimenti ad elevato impatto occupazionale e/o innovativo e strategico sul piano tecnologico;
• Dotare la Sicilia di una legge che riordina in una logica di sviluppo integrato del territorio, di razionalizzazione e trasparenza le assegnazione di aree e le autorizzazione per l’insediamento della grande distribuzione;
• Affidare ad un comitato di saggi ed esperti di riconosciuto profilo etico e professionale il compito di definire, entro il 2010, un diverso impiego dei dirigenti nei diversi settori della Amministrazione Regionale assegnandoli a ruoli coerenti e compatibili con le proprie competenze e titoli acquisiti e di predisporre un sistema di monitoraggio per la verifica, misurazione e valutazione dei risultati acquisiti nella gestione;
Per determinare tutto ciò la CISL Siciliana ritiene indispensabile una azione congiunta tra Sindacati dei lavoratori ed Associazioni di Impresa puntando a proposte comuni su alcuni obiettivi concreti e di interesse generale.
La CISL chiede e propone alle principali Associazioni Imprenditoriali di realizzare un ALLEANZA STRATEGICA per promuovere in SICILIA lo SVILUPPO e la CRESCITA nella legalità e nella libertà!!
Bisogna agire congiuntamente, senza rassegnazione ed egoismi di parte, per offrire proposte, strategie ed obiettivi per dare una prospettiva di rilancio alla Sicilia.
La Politica da sola non potrà riuscirci a farsi carico della situazione di grave emergenza e di una crisi economica e sociale come quella attuale. Ancor di più non potrà riuscirci questa rappresentanza politica che sembra, tranne pochissime eccezioni, interessata a vincolare la gestione delle risorse disponibili solo per mantenere e riprodurre solo il proprio consenso elettorale.
Una condizione questa che sembra segnare, in modo irreversibile, il rapporto tra l’azione politica ed i principali bisogni della comunità. Non è casuale che nell’attuale Governo, finora, le iniziative di svolta e cambiamento più marcato per discontinuità sono stati determinati solo da Assessori di provenienza tecnica.
Nella crisi finanziaria ed economica che ha investito l’intero mondo produttivo, la Sicilia è tra le regioni che pagano i prezzi più alti in termini di produttività , di reddito e di occupazione. I dati relativi alla perdita della produzione, all’aumento della disoccupazione, della cassa integrazione ordinaria , straordinaria ed in deroga, del tracollo del reddito delle famiglie, della crescente povertà e dell’ulteriore indebitamento dei cittadini, della Regione e del sistema degli Enti locali sono incontrovertibili e dimostrano l’urgenza di mettere in campo un grande senso di Responsabilità collettiva per fronteggiare e superare la devastante situazione di crisi che l’intero sistema produttivo e sociale siciliano sta attraversando. Una crisi che ha ampliato ancor più il divario tra la Sicilia ed il resto del Paese allontanandoci anche da altre importanti aree del Mezzogiorno. Una situazione di emergenza che avrebbe dovrebbe vedere impegnato, già da tempo, tutto il gruppo dirigente politico, istituzionale, sociale ed economico della Sicilia ad affrontare assieme la crisi.
Invece non intravediamo da parte del Governo e della politica regionale una adeguata consapevolezza sulla gravità degli effetti della crisi.
Alla Sicilia manca una visione strategica su come affrontare la crisi e le poche iniziative intraprese nell’ultimo periodo ci sembrano sporadiche, insufficienti ed inadeguate per rispondere alla drammaticità dell’evento catastrofico che ha investito la regione. Un richiamo questo, più volte formulato pubblicamente dalla Cisl siciliana e da altre Organizzazioni sindacali del lavoro e dell’Imprenditoria. Nonostante tutto, anche in questi giorni registriamo che tale preoccupazione non pervade gli sforzi e non caratterizza l’attività prevalente della Giunta Regionale, dei gruppi politici e parlamentari dell’ ARS. Interventi disarticolati tra loro e incapaci di incidere sulle vere emergenze sono il frutto di una politica che da anni è abituata a misurarsi su faide intestine ed in continui giochi per consolidare il proprio potere; una politica che non ha voluto ascoltare gli appelli formulati da settori importanti del mondo del lavoro e delle imprese a concentrare l’utilizzo di tutte le risorse disponibili in una strategia integrata di azioni mirate e capaci di attivare investimenti per realizzare produzione, reddito e ricchezza produttiva; una politica che non ha creduto e voluto attivare una reale e seria concertazione regionale sulla crisi per ascoltare i suggerimenti delle parti sociali, riunendole allo stesso tavolo di confronto, per definire chiari indirizzi strategici di programmazione economica utili a tutta l’Amministrazione regionale; una politica che anche nelle ultime settimane piuttosto che misurarsi sulle scelte strategiche da assumere urgentemente per risanare il grave deficit di bilancio e per attrarre investimenti ed investitori produttivi nelle nostre realtà, sembra impegnata solo a riprodurre se stessa rigenerando pratiche e comportamenti pre elettorali dal costo non più sostenibile per la comunità siciliana.
Infatti la legge di bilancio che l’Assemblea si appresta a varare per come è stata concepita,sia in termini di contenuti e sia per le strategie adottate, non è uno strumento finanziario adeguato al momento delicato che stiamo attraversando in Sicilia. Tale nostro giudizio di merito è frutto di un attento studio del documento che il Governo ha illustrato al tavolo con le parti sociali. Con l’attuale situazione politica regionale, con le tensioni di questi ultimi giorni e con la valanga di emendamenti presentati in commissione Bilancio che rischiano di riprodursi nel dibattito parlamentare, si presta certamente a diventare un contenitore di interesse particolari, anche personali e/o interventi clientelari , che non hanno niente a che vedere con l’esigenza prioritaria della comunità siciliana. Piuttosto che una strategia anticrisi registriamo il caos più assoluto.
Riteniamo sbagliata la scelta del Governo di presentare sotto forma di emendamenti, provvedimenti come la riforma della formazione, la stabilizzazione del precariato e lo snellimento della burocrazia; il peso del rilevante impegno finanziario ed organizzativo, l’importanza strategica che comportano, hanno bisogno certamente di una maggiore attenzione da parte delle istituzioni della politica e delle parti sociali; interventi che necessitano di leggi proprie, e non possono trovare soluzioni
inventando scorciatoie da inserire nella legge di bilancio.
Nel dispositivo di Bilancio predisposto, al suo interno esistono anche iniziative come il credito d’imposta per l’occupazione ed il credito d’imposta per gli investimenti che giudichiamo positive ma che riteniamo siano affrontate in maniera superficiale e senza dargli l’adeguata dotazione finanziaria che meriterebbero per la valenza strategica che potranno avere per stimolare lo sviluppo. Siamo perfettamente a conoscenza che il Bilancio regionale è per il 90% ingessato dalle spese correnti e che, con le somme a disposizione , si può fare ben poco per alleviare la crisi.
Ma riteniamo che con questi strumenti si possono gettare le basi per introdurre in Sicilia un sostegno vero ed innovativo alle imprese, ai giovani e alle famiglie duramente colpite dalla crisi; così come proposti sono sotto finanziati e prevedono un sistema di accesso per usufruirne scollegato da criteri selettivi e mirati ad obiettivi strategici di sviluppo reale e duraturo. Può rappresentare l’inizio di una fase di incentivi alle imprese che con la concertazione e la programmazione di possono affinare e dotare delle risorse per contributi finora assegnati a pioggia e spesi senza controlli e verifica dei risultati produttivi. Gli incentivi andrebbero finanziati anche tagliando drasticamente gli sprechi e i privilegi che finora in alcuni settori sono stati utilizzati in modo improduttivo piuttosto che per agevolare lo sviluppo economico ed occupazionale nell’Isola.
Anche per tale motivo la Cisl propone che la legge di bilancio dovrebbe dotarsi di un “collegato” , nel quale individuare poche strategie in grado di contrastare gli effetti negativi della crisi sul sistema economico e sociale siciliano, i relativi strumenti di attuazione e le risorse finanziarie necessarie. S rende necessario chiudere la politica dispersiva degli interventi a pioggia che hanno certamente la finalità di creare consenso elettorale ma non sono in grado di orientare la creazione di ricchezza reale; serve una svolta anti clientelare come precondizione per avviare una nuova fase di sviluppo in Sicilia occorre uno sforzo comune ed una nuova consapevolezza della politica e delle parti sociali finalizzato a formulare uno “strumento finanziario moderno nei contenuti e nella sua configurazione” che riesca ad imprimere un vero cambiamento nella strategia di sviluppo dell’isola.
Un nuovo strumento finanziario di programmazione pluriennale si rende urgente e necessario anche in Sicilia se vogliamo trasformare le risorse comunitarie , nazionali e regionali in sviluppo e crescita economica.
Entrando nel merito della manovra finanziaria vogliamo proporre alcune iniziative concrete che, se adottate all’interno della finanziaria, sono in grado di imprimere effetti positivi sull’economia regionale.
• L’introduzione del credito d’imposta per l’occupazione come forma di incentivazione alla crescita è senz’altro positiva, ma deve essere portata avanti attraverso uno strumento legislativo che riesca soddisfare le attese riposte nel valore strategico di questa misura di aiuto. Certamente non si potrà realizzare alcun effetto positivo sull’economia locale con la irrisoria dotazione finanziaria prevista di appena 10 milioni di €; la rilevante consistenza del Fondo Sociale Europeo da cui si attinge per finanziare questa iniziativa può consentire un significativo aumento della dotazione affinché questa misura anti-crisi possa realmente fornire adatte risposte al territorio regionale. L’entità della consistenza finanziaria dovrà tenere conto della rimodulazione della programmazione dei fondi europei 2007-2013.
La norma, novità assoluta per il Bilancio della Regione, si pone l’obiettivo di accrescere l’occupazione, incentivare l’assunzione di categorie più deboli di lavoratori e accrescere la tutela della stabilità del posto del lavoro. Alcuni studi recenti sui costi e sui benefici riguardanti l’applicazione del credito d’imposta sull’occupazione previsto nell’art 7 della legge Finanziaria nazionale del 2001 , hanno fatto emergere che il costo della finanza pubblica è risultato elevato rispetto ai benefici sull’occupazione che sono stati modesti.
Riteniamo che l’applicazione della norma sul credito d’imposta in Sicilia potrebbe indurre un effetto positivo sull’emersione del lavoro nero, ma resta alto il rischio di speculazione se il sistema di assegnazione alle imprese richiedenti resta così generico come individuato nel testo. Il credito di imposta per l’occupazione potrà avere una valenza strategica anti crisi nell’economia regionale, se si prevede una norma selettiva mirata ad incentivare quelle imprese che rientrano nei settori strategici che rientrano beneficiari delle risorse comunitarie. Ci preoccupa che come proposto nell’attuale Disegno di legge , la norma che definisce la modalità di accesso al beneficio è regolato dall’ordine cronologico e temporale tramite un protocollo informatico.
Proponiamo di rivisitare l’articolo che riguarda l’accesso e le modalità di fruizione del credito di imposta introducendo una griglia selettiva che oltre al rispetto delle norme contrattuali, contributive, fiscali e di legalità destini il beneficio fiscale a quelle imprese che appartengono ai settori strategici di investimento (innovazione tecnologica e ricerca, utilizzo energie alternative, aggregazione dimensionale).. Inoltre la durata triennale prevista dalla norma risulta troppo breve per indurre cambiamenti significativi nelle strutture organizzative del personale e delle tecnologie produttive, per cui sarebbe opportuno estendere la durata temporale dell’incentivo a 5 anni in modo da rendere stabili gli effetti degli investimenti e sostenere la competitività.
• E’ necessario che si attivino subito le misure 6.2 e 6.4 del PAR-FAS 2009-2013 sul “Credito d’imposta per gli investimenti” e sui “Contratti di sviluppo”. Bisogna prevedere un significativo incremento della dotazione finanziaria che attualmente risulta debole (600 milioni e 300 milioni) ed insufficiente per stimolare l’impatto positivo che tale strumento incentivante può indurre nel rafforzamento della competitività del sistema produttivo regionale . Come il credito d’imposta va legato allo programmazione pluriennale e le agevolazioni vanno destinate in modo selettivo e con la verifica dei risultati produttivi ed occupazionali.
• La norma sugli aiuti alle famiglie deve essere pensata all’interno di una più vasta strategia decisa e condivisa con le parti sociali che abbia come obbiettivo quello di rafforzare le tutele sociali. Riteniamo inefficace la scelta di intervenire con misure a sostegno alla povertà attraverso una norma che prevede di agevolare solo le famiglie numerose con quattro o più figli o più e con un reddito inferiore di 20 mila €. Ci sembra riduttivo e al tempo stesso discriminante oltre al fatto che interviene su una platea molto limitata di beneficiari.
Riteniamo più utile definire un Fondo Sociale per il sostegno alle povertà che si alimenta con le risorse finanziaria disperse in tante piccole assistenze che sono erogate senza criteri di omogeneità dagli Enti locali. La costituzione del Fondo potrà consentire di incrementarlo nel tempo concentrando in esso diversi fonti di Finanziamento (Regionali, Nazionali e Comunitari), prevedendo criteri semplici e verificabili di accesso ai benefici attraverso la richiesta ai Comuni con la certificazione delle condizioni sociali e di reddito dei beneficiari per l’erogazione di sostegni economici diretti (diritto allo studio figli, buoni alimentari, contributo spese di affitto nei casi di indigenza)
• Alla luce del miglioramento del deficit sanitario per effetto delle politiche di rientro si chiede di prevedere un elevazione della soglia di reddito per il pagamento dei ticket sanitari ed un progressivo ridimensionamento del prelievo dell’addizionale IRE su buste paga e stipendi.
• Realizzare e definire la norma per il “microcredito alle famiglie”; la legge deve avere adeguata copertura finanziaria, e va prevista la norma per la nomina di un “Comitato regionale per il microcredito”, nominato con proprio decreto dall’Assessore regionale all’economia che avrà il compito di regolamentare e sovraintendere l’attuazione e la gestione dell’iniziativa di credito agevolato. Al Comitato dovranno partecipare anche i rappresentanti dei soggetti sociali ed istituzionali. Naturalmente il funzionamento del Comitato non dovrà comportare alcun onere per il Bilancio regionale.
• Il Governo ha previsto un emendamento per la rivisitazione del sistema formativo regionale. La Cisl ritiene che la riforma non possa essere affrontata dentro la legge di bilancio; ancor più grave ed insostenibile prevedere contestualmente l’abrogazione della L.R. 24/76.
Una scelta inspiegabile e pericolosa che non può essere affrontata con un semplice emendamento. Siamo convinti che a partire del protocollo d’intesa sottoscritto lo scorso anno per il riordino del settore secondo criteri di selezione e riqualificazione del sistema si debba e possa pervenire, entro il prossimo mese di Giugno, ad una riforma attraverso l’adozione di una nuova legge.
• Stessa cosa dicasi per la norma sulla stabilizzazione del precariato che va legata al processo di riorganizzazione dei servizi e del funzionamento delle attività secondo l’analisi del reale fabbisogno di personale e di informatizzazione delle procedure.
• Occorre prevedere l’inserimento in finanziaria delle risorse economiche adeguate e certe per dare copertura finanziaria per l’anno 2010 al settore dei forestali, a quello della formazione professionale, e per l’erogazione dei diritti salariali e contrattuali al personale regionale.
• Trascorsi tre anni dall’inizio della nuova Programmazione Comunitaria 2007-2013 l’Amministrazione regionale ha impegnato per la programmazione del FESR soltanto il 10,14% e i relativi pagamenti sono fermi al 6,08%. Occorre introdurre nella finanziaria una norma che preveda l’immediata rimodulazione delle risorse comunitarie 2007-2013. La rimodulazione non deve riguardare la parte (30%) delle risorse non ancora assegnate ai dipartimenti regionali, bensì deve riguardare l’intera consistenza finanziaria. La rimodulazione deve essere frutto di un serrato confronto con le parti sociali per la definizione di una vera strategia anti-crisi della Regione siciliana. Vanno rivisti i bandi sinora attivati perché , come dimostrano i dati , sono stati pensati per finanziare iniziative che non hanno trovato un valido riscontro sul mercato produttivo. Un esempio per tutti sono i bandi attivati dall’assessorato all’industria in aiuto alle imprese. Questa rimodulazione è necessaria per evitare il ripetersi del fallimento della missione affidata ai fondi di Agenda 2000-2006.
Riteniamo prioritario per lo sviluppo, come detto prima, individuare poche misure strategiche su cui investire le risorse economiche comunitarie. Bisogna chiudere la stagione nefasta di prevedere centinaia di misure. Va rivista la scelta di rimodulare tra tutti i dipartimenti della Regione le risorse UE non ancora impegnate. Tale scelta ha prodotto ritardi ed incapacità di spesa e rischia di essere ancora una volte oggetto di richiamo alla regione Sicilia da parte della Commissione Europea. Ci risulta che la Sicilia ha presentato un programma di spesa rimodulata con circa 300 misure. Il doppio delle misure della precedente programmazione che già rappresenta un record di spreco e cattivo utilizzo delle occasioni di sviluppo. Un guaio che se confermato deve essere immediatamente recuperato da una iniziativa di svolta programmatoria che deve intraprendere il Governo e la stessa ARS.
• Occorre che si proceda ad attivare con la massima celerità le procedure amministrative per attuare le iniziative inerenti il Fondo Jessica e spronare gli EE.LL. a predisporre i relativi programmi di intervento.
• Occorre introdurre nell’iniziativa prevista dal Fondo Jeremie dedicato al sostegno finanziario delle piccole e medie imprese, una norma per la partecipazione al capitale di rischio delle Piccole e medie imprese finalizzata a finanziare le aziende ad alto contenuto innovativo, sia di processo che di prodotto; e quelle che vogliono investire nei settori dell’innovazione e delle fonti rinnovabili che rappresentano, nell’attuale situazione di crisi finanziaria mondiale, i settori che possono maggiormente generare nuove opportunità per una crescita dell’economia reale. La finalità è quella di rafforzare patrimonialmente le imprese attraverso la partecipazione al capitale di rischio, al fine di realizzare plusvalenze derivate dall’investimento in piccole e medie imprese che operano sul territorio regionale, attive nei settori ad alto contenuto tecnologico e innovativo o che stiano sviluppando innovazione di prodotto o di processo o che investano in fonti rinnovabili, attraverso uno strumento finanziario ibrido che possa contribuire alla ricapitalizzazione in maniera non intrusiva , al fine di migliorarne la struttura finanziaria in un mercato globale competitivo. Questa misura è in linea con le misure adottate dallo Stato con le misure salva-banche e con lo strumento delle obbligazione perpetue per la ricapitalizzazione delle stesse banche.