Piano integrato di tutela di Cittadinanzattiva Sicilia
Enna-Cronaca - 17/06/2010
Catania – Liste di attesa, invalidità civile, carenza di informazioni e presunti errori diagnostici e terapeutici sono i temi che più frequentemente nel corso dell’ultimo anno sono stati sottoposti all’attenzione di Cittadinanzattiva Sicilia.
Dalle segnalazioni pervenute al servizio di ascolto offerto dal movimento per la tutela dei diritti dei cittadini, emergono soprattutto gli eccessivi tempi di attesa per le principali prestazioni di diagnostica strumentale (TAC, RMN, mammografia, ecografia etc.) e l’eccessiva lungaggine delle procedure attinenti la richiesta e il riconoscimento di invalidità civile. Numerose anche le richieste di informazioni e le segnalazioni aventi per oggetto presunti errori di diagnosi e terapia commessi all’interno degli ospedali siciliani.
Proprio l’ospedale pubblico rappresenta il principale attore del servizio sanitario che, secondo quanto segnalato dai cittadini (in circa il 24% dei casi) avrebbe dovuto agire e non lo ha fatto o lo ha fatto in modo ritenuto non soddisfacente. Ai primi posti di tale classifica si collocano anche l’ASP (22%), il Ministero della Salute (13%) e la Prefettura (10%).
Sono questi alcuni dei dati contenuti nella Relazione PIT (Piano integrato di Tutela) elaborata da Cittadinanzattiva Sicilia e presentata questa mattina a Catania presso la sede dell’Ispasa (Istituto siciliano di psicologia applicata e di scienze antropologiche). Il rapporto rappresenta il momento conclusivo del progetto La Tutela Integrata dei diritti in Sicilia, realizzato da Cittadinanzattiva Sicilia nell’ambito del programma generale di intervento della Regione Siciliana, Anno 2009/2010. Il progetto ha visto l’attivazione di dieci sportelli PIT distribuiti su tutte le province siciliane e in particolare nei comuni di Acireale, Agrigento, Caltanissetta,
Catania, Comiso, Enna, Erice, Messina, Palermo, Siracusa, attraverso i quali poter offrire un servizio gratuito di consulenza, assistenza, intervento e informazione accessibile a tutti i cittadini.
Alle ciriticità riguardanti l’ambito sanitario si sommano i disservizi registrati dagli utenti nell’ambito dei servizi di pubblica utilità: sul totale dei cittadini che nel corso del 2009 e del 2010 si sono rivolti agli sportelli PIT di Cittadinanzattiva Sicilia per reclamare in tema di PA e servizi di pubblica utilità, quasi uno su due ha avuto come motivo un disservizio in tema di telecomunicazioni (26%) o pubblica amministrazione (17%). Significative anche le segnalazioni riguardanti l’energia elettrica e il gas (12%) e i servizi pubblici locali (acqua e rifiuti) pari all’11%. Viceversa – in linea con il trend nazionale – in Sicilia i pendolari sembrano ormai rassegnati, stanchi perfino di protestare (1% delle segnalazioni riguardano il trasporto ferroviario).
Tre i temi ricorrenti individuabili nelle segnalazioni. Innanzitutto la violazione del diritto alla scelta dei cittadini, che si sostanzia negli impedimenti che gli utenti incontrano quando decidono di cambiare il gestore del proprio sevizio (più evidente nei settori delle telecomunicazioni, dell’ energia, dei servizi finanziari e dei servizi assicurativi) e costituisce un vero e proprio ostacolo alla liberalizzazione.
In secondo luogo la scarsa qualità dei servizi offerti, più evidente nei servizi pubblici locali, nella pubblica amministrazione e nei trasporti.
Infine, le difficoltà di accesso ai servizi dovute al costo degli stessi, che pesa principalmente in ambiti quali l’energia, i servizi pubblici locali, le banche.
Più precisamente il numero di segnalazioni raccolte dai 10 sportelli PIT siciliani, nel periodo compreso tra il 15 luglio 2009 ed il 30 aprile 2010, ammonta a circa 1300 (il 67% in ambito sanitario e il 33% nell’ ambito dei servizi di pubblica utilità).
I dati raccolti, pur non avendo rilevanza rappresentativa dell’intera popolazione siciliana dal punto di vista statistico, costituiscono una sorta di termometro, di indicatore delle più rilevanti situazioni di malessere, disagio e difficoltà con le quali si misurano i cittadini nel loro contatto con il Servizio Sanitario e più in generale con i servizi di pubblica utilità (sistema giustizia, prezzi e tariffe, rifiuti, trasporti etc.).
“I PIT – ha spiegato il segretario di Cittadinanzattiva Sicilia Giuseppe Greco – sono uno strumento di tutela integrale dei cittadini e sviluppano un’azione civica che parte dalla richiesta di servizi rispondenti ai bisogni del cittadino e si conclude con il raggiungimento dell’obiettivo di giustizia: risarcimento del danno, chiarezza nelle proposte di contratto, piena partecipazione alle scelte delle politiche sociali”.
“Le stesse istituzioni – ha continuato Greco – possono prendere esempio dalle caratteristiche dell’ascolto civico, della presa in carico del problema del cittadino, dall’accompagnamento lungo un percorso che spesso aveva visto soccombere le persone di fronte alle complicazioni burocratiche e alle procedure incomprensibili. Nel corso dell’esperienza di quest’anno sono stati contattati studenti e docenti delle scuole, enti di promozione sociale, associazioni socio-sanitarie e ambientaliste, con i quali sono stati creati rapporti di collaborazione socio-culturale per sostenere la politica dei consumatori e la loro partecipazione alle scelte di politica sociale. Insieme vogliamo combattere punto su punto le insidie del mercato, le logiche di profitto che crescono alle spalle dei consumatori, i quali devono costantemente difendersi in maniera organizzata e attraverso gli adeguati strumenti dalle lobbies, dalle multinazionali, dai cattivi servizi e spesso dall’assenza di istituzioni di controllo”.
“Cittadinanzattiva – ha concluso il segretario regionale – che nella sua ultratrentennale esperienza di movimento di tutela dei diritti dei cittadini-utenti-consumatori ha avuto particolarmente a cuore il buon funzionamento delle istituzioni, sta partecipando attivamente a iniziative per la pubblicizzazione dell’acqua, per il riordino del sistema degli ATO (gestione e smaltimento dei rifiuti, processi per la valorizzazione delle risorse, etc.) e per un modello di sviluppo sociale, economico e politico-culturale rispettoso dell’ambiente e della sua salvaguardia”.