Eni Gela; Cisl: no a nuovo caso Fiat
Enna-Cronaca - 07/09/2010
PALERMO – Sul petrolchimico di Gela, non può aleggiare il “fantasma di una seconda Fiat di Termini Imerese”. A dirlo è la Cisl che stamani ha riunito a Caltanissetta il proprio stato maggiore: Maurizio Bernava, segretario regionale; Carlo Argento, segretario provinciale; Franco Parisi, numero uno della Femca Sicilia. E i vertici provinciali dei lavoratori della chimica (Femca), edili (Filca) e metalmeccanici (Fim). Obiettivo: valutare la situazione in vista dell’incontro, domattina al petrolchimico, tra sindacati, Confindustria ed Eni. Per la Cisl, i 480 milioni d’investimenti in tre anni, annunciati dal colosso nazionale degli idrocarburi, sono “un fatto positivo ma insufficiente”. Tanto più alla luce dei “gravi problemi di ordine sociale e pubblico che affliggono il territorio, stretto nella morsa della pesante minaccia mafiosa”. Pertanto, afferma Bernava, serve un tavolo istituzionale presso la prefettura nissena, a cui dovranno prender parte i governi nazionale e regionale, le forze sociali, gli enti locali. La Cisl, informa una nota, chiederà a Cgil e Uil di rivendicare assieme “politiche di sviluppo del contesto”: perché “solo la competitività del territorio, la sua capacità d’attrarre investimenti, può garantire reddito e lavoro”. In particolare, per il sindacato, le istituzioni dovranno “affiancare Eni con un pacchetto di investimenti che valorizzi il polo gelese”. Per cominciare, servono il completamento della diga foranea per l’attracco delle navi; la riqualificazione dell’ambiente: la realizzazione del dissalatore. Così, scrive la Cisl, si potrà far fronte al rischio di desertificazione produttiva del territorio, che preoccupa, in primo luogo i 400 esuberi già annunciati da Eni e i 500 lavoratori dell’indotto che dovranno fare i conti, tra due anni, con l’esaurimento del ciclo degli investimenti programmati. Anche per questo “invitiamo tutti – insiste la Cisl – a una seria assunzione di responsabilità”. E quanto all’azienda, dovrà mettere in cantiere pure l’investimento, previsto dal 2008, per un impianto che ricavi energia dall’idrogeno. Anche così potrà dare prova di aver archiviato ogni strategia di delocalizzazione. “Fiat docet”, chiosa la Cisl.