Bilancio 2010 Confindustria Enna
Enna-Cronaca - 02/01/2011
Confindustria Enna, in quest’anno di crisi economica globale, le ha tentato tutte per cercare di diminuire gli effetti. Ne parliamo con il presidente provinciale di Confindustria, avvocato Nino Grippali (nella foto con il Prefetto di Enna).
-Quali sono stati gli effetti della crisi in provincia?
“Come ampiamente previsto gli effetti della crisi da noi si sono visti in modo marcato nel secondo semestre dell’anno, ma mentre nel nord Italia si cominciano a vedere segni di ripresa, seppur deboli, da noi tali effetti si cominceranno a vedere nel secondo semestre 2011. E’ un dato strettamente connesso con la natura terzista del sistema produttivo ennese e legato alla piccola dimensione delle aziende che risentono più delle altre della crisi di consumi”.
– Durante l’anno molti sono stati gli appelli delle associazioni e dei sindacati a mettere in campo azioni di rilancio economico. Cosa è accaduto?
“I nostri appelli alla concretezza sono andati persi nel vuoto amministrativo che è specchio della crisi politica che ha attraversato tutto l’anno. La politica nel senso più alto del termine è del tutto assente. Assistiamo a continue personalizzazioni ed a scontri che sanno di feudalesimo. I pochi sforzi amministrativi sono stati concentrati sul perpetuare riti clientelari, che sottraggono risorse invece di metterle in gioco per il rilancio economico. Ed è una crisi politica che attraversa tutti i livelli dell’amministrazione locale, dalla Regione al più piccolo comune. Registriamo una grave distrazione e disattenzione dai temi dello sviluppo economico e produttivo. Basta pensare che dopo un anno ancora il Consorzio Asi è commissariato e la Provincia regionale è ancora l’unica a non aver indicato i propri rappresentanti. Se si parla di sviluppo logistico e terziario dell’area è fondamentale il ruolo dell’Asi e non si può chiedere ad un commissario di sopperire alle mancanze programmatorie locali. Occorre che si giunga a breve ad un ripristino della normalità di gestione dell’Asi.
– Nel 2010 sono state promulgate ben 5 diversi provvedimenti di legge che avevano lo scopo di rilanciare l’economia
“Vero, così come dal 2009 è stata deliberata l’assegnazione di fondi Cipe che avrebbero dato un serio impulso alla ripresa. Ma sono tutti rimasti sulla carta. Non è da noi indicare i più colpevoli. Ma è vero che l’incertezza politica non consente a alcun provvedimento di avere la forza sufficiente per tradursi in fatti concreti, incertezza che instilla timori in nuovi investitori e aggrava le difficoltà di chi già opera. In questo quadro i continui ribaltamenti degli schieramenti politici appaiono sempre meno comprensibili. Perpetuano un interesse politico individuale e di gruppi.
– La politica a tutti i livelli si è avvalsa di tecnici. Giunta tecnica alla Regione, Giunta tecnica alla Provincia ecc…
“La questione non ci appassiona, ma se ci riflettiamo possiamo cogliere l’ipocrisia di tali scelte. Un assessore è un politico. La legge non attribuisce ruoli tecnici alle giunte di governo a nessun livello. I tecnici sono tali se sono consulenti, direttori, dirigenti; invece in questa confusione assistiamo ad una politicizzazione delle conoscenze tecniche nelle strutture burocratiche, ed ad una finta professionalizzazione degli organi di governo. Si badi che spesso sono tecnici di grande qualità, ma dubito che abbiano gli strumenti per mettere in atto le loro conoscenze, sono tecnici prestati alla politica dunque politici.
– Ha accennato alla burocrazia. Bersaglio di molte critiche da anni e specie da parte di Confindustria Sicilia che ha addirittura istituito uno sportello “Addio Burocrazia”
“E’nota dolente! Nella crisi poi il potere della burocrazia è aumentato. E in più è incerta tecnicamente e volubile. Analoghe istanze hanno tempi diversi e procedure diverse persino presso la stessa amministrazione. Lo sportello “addio burocrazia” come le altre azioni di Confindustria Sicilia, quali quelle contro le estorsioni o contro le infiltrazioni mafiose nell’economia, sono segnali di resistenza civile e di rinascita, che la società e le istituzioni devono cogliere e calarle nel proprio sentire civico. Se una critica all’efficacia si deve fare è dunque ad una società, una politica che non ha saputo ancora cogliere il messaggio culturale che sottende quelle azioni. Una politica che se dà un lato incoraggia, almeno a parole, una ribellione di massa alla criminalità dall’altro promulga leggi come quella sugli appalti, che stanno producendo un suicidio di massa nel settore dell’edilizia pubblica. Non è possibile pensare che sia ammissibile eseguire un appalto con il 40% di ribasso su prezzi per di più datati. E’ possibile solo ricorrendo a stratagemmi ed alchimie che hanno ben poco di lecito.
– Quali prospettive per l’anno che viene. Cosa vi aspettate?
“Nella nostra provincia – conclude Nino Grippali – abbiamo una fortuna. C’è una forte coesione sociale. Sindacati ed associazioni parlano la stessa lingua e non faticano a trovare terreni comuni per proposte e confronti. partendo da qui ci aspettiamo che la politica e l’amministrazione locale, sappia aprirsi alla società civile e cogliere proposte e spunti per mettere in gioco le poche risorse economiche su iniziative concrete e che possano avere ricadute a breve. Si pensi all’importante investimento ad Agira del Sicilia Fashion Village Outlet. Occorre pianificare uno sviluppo concordato con le parti sociali che possa da un lato sfruttare il momento per uno sviluppo logistico e terziario dell’area senza compromettere le realtà esistenti. Ma senza un serio impegno sul piano delle infrastrutture e degli investimenti pubblici ci sarà ben poco di cui discutere. E’ di questi giorni il completo definanziamento di tutti gli interventi previsti in provincia. Parliamo di oltre 600 milioni che avrebbero consentito la realizzazione di infrastrutture importanti sulla quel le mancanze di attenzioni ne hanno determinato lo scippo”.