Interrogatori arrestati operazione Nerone di Aidone

Enna. Non sono venute fuori grosse novità dagli interrogatori che sono stati fatti ieri agli arrestati dell’operazione antimafia “Nerone”, effettuata dalla Squadra Mobile di Enna, dagli agenti del commissariato di Piazza Armerina, coordinata dalla DdA di Caltanissetta. Molto atteso l’interrogatorio di Elena Caruso, la moglie di Vincenzo Scivoli, ritenuta al vertice del gruppo, difesa dall’avvocato Gabriele Cantaro, ed anche di Riccardo Abbati, elemento già condannato per mafia, e difeso dall’avvocato Antonio Impellizzeri. I due, così come aveva fatto Vincenzo Scivoli sabato, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, mentre Marco Gimmillaro, difeso dall’avvocato Carmelo Lombardo, ha risposto alle domande del magistrato, cercando di chiarire la sua posizione. Lo stesso nell’ordinanza di custodia cautelare viene citato in occasione di una spedizione nei confronti di un’impresa edile alla quale avevano chiesto dei soldi,minacciando che avrebbero distrutto, in caso di risposta negativa, un escavatore, e collocando una bottiglie molotov nel cantiere.Si sa poco dell’interrogatorio di Ivano Di Marco, che si trova ristretto nel carcere di Viterbo in quanto arrestato nell’operazione “Game Over”, e che è stato quello che avrebbe dovuto svolgere il ruolo di coordinatore, lasciando, invece, a Vincenzo Scivoli, cugino di Gaetano Drago, arrestato in occasione dell’operazione Old One assieme a Salvatore Seminara, il compito di raccogliere i soldi, provenienti dalle estorsioni, perché una parte del ricavato, secondo la legge operante all’interno della famiglia “Cosa Nostra” , doveva andare a chi si trova in questo momento detenuto. Intanto la squadra mobile, diretta da Giovanni Cuciti, continua le sue indagini sia per reperire ulteriori prove dell’attività del gruppo operante nella zona di Aidone e Piazza Armerina, sia per cercare di trovare la pistola che era in possesso di Vincenzo Scivoli, che lui chiamava affettuosamente Marilena, e che era solito portare con se quando andava a chiedere il pizzo ai titolari delle imprese, sia anche per individuare se ci sono state altre estorsioni nei confronti di altre aziende che operano nella zona. C’è ancora da sentire i titolari delle imprese che hanno subito le estorsioni, che hanno pagato, e non hanno presentato alcuna denunzia. Un atteggiamento omertoso quello delle aziende che è al vaglio della stessa Direzione Antimafia di Caltanissetta.