Enna. Malasanità (??) in psichiatria
Enna-Cronaca - 20/02/2011
Enna. Un episodio di malasanità si è registrato nel reparto di Psichiatria, che si trova ospitato nel vecchio ospedale di via Messina e che è stato denunziato da un cittadino che ha inviato una lettera circostanziata al Direttore generale dell’Asp ennese, Nicola Baldari, ma l’accaduto è stato portato a conoscenza dell’Assessore regionale alla sanità, Massimo Russo, alla Procura della Repubblica ed alla Guardia di Finanza, circostanziato da foto, che riguardano un ragazzo palermitano di 17 anni, N.S., ricoverato per circa una decina di giorni presso il reparto di Psichiatria, affetto da disturbi della psiche.
N.S. è stato ricoverato nel reparto di Psichiatria il 10 febbraio scorso, giorno 11, in preda ad attacchi convulsivi – scrive E.L., che in quei giorni era ricoverato nel reparto per un attacco di ischemia – eludendo la scarsa vigilanza del personale di turno, è riuscito a togliere con forza l’inferriata della finestra, ad aprire la finestra, ad uscire dopo un salto di circa due metri, quindi ha scavalcato l’inferriata dell’ospedale, e ad allontanarsi dal reparto. Sono stati allertati i carabinieri della compagnia, che sono riusciti a bloccarlo, mentre lo stesso stava per rubare una Fiat Panda, perché probabilmente voleva ritornare a Palermo dai propri familiari. Ricondotto in reparto è stato “legato mani, piedi e collo” al letto, dopo avergli somministrato dei sedativi.
E.L. evidenzia nella lettera inviata al dottor Baldari che “c’è stato un accanimento nei confronti del ragazzona parte di medici ed infermieri, accanimento dimostrato da foto scattate con il telefonino. E.L. evidenzia anche l’assenza di medici per gran parte del turno di lavoro, presenti infermieri improvvisati, quindi un esempio lampante di malasanità “in cui i pazienti affetti da turbamenti della psiche non solo non sono curati ma vengono trattati come delle bestie; si aggiunga che i locali sono fatiscenti e sporchi, vitto da vomitare tutte le volte che viene buttato su dei tavoli sporchi”.
Nella segnalazione si fa riferimento anche ad un altro episodio, avvenuto domenica 13, quando N.S. è stato visitato dalla madre, sorella e dalla fidanzata Angela. Il ragazzo era in forte crisi isterica perché voleva essere slegato volendo abbracciare i familiari. Ci sono stati pianti, lacrime, grida di protesta ma non c’è stato niente da fare perché medico ed infermiera si sono rifiutati di venire incontro alle richieste dei familiari del ragazzo, che è rimasto legato. “Natale e tutti i pazienti malati di mente – scrive nella sua lettera E.L., che è rimasto tre giorni ricoverato nel reparto – non devono essere curati con le cinghie, le corde ed i lenzuoli arrotolati per incaprettare il paziente. Il paziente, affetto da disturbi della psiche, dovrebbe essere curato con farmaci ma anche con amore e dedizione completa, comprensione, carezze e sorrisi incoraggianti, oltre a grande professionalità”.
(foto di repertorio)
In riferimento a quanto sopra pubblicato l’ASP di Enna comunica quanto segue:
Dopo un’adeguata indagine interna, il direttore del Dipartimento Salute Mentale, dott. Pasqualino Ancona, ha relazionato che:
1. il paziente, su richiesta del Tribunale dei Minorenni di Agrigento, veniva sottoposto a TSO, Trattamento Sanitario Obbligatorio, e trasferito dalla Comunità dove era ricoverato presso il reparto di Psichiatria del P.O. Umberto I di Enna che aveva dato la disponibilità del posto;
2. gli operatori sanitari del reparto si sono attenuti scrupolosamente alle linee guida della contenzione che è stata attuata sempre su richiesta del medico, per riuscire a controllare l’auto ed etero- aggressività del paziente;
3. più volte è stato richiesto l’interevento delle forze dell’Ordine al reparto che con la loro autorità hanno tentato amorevolmente ed in collaborazione con il personale del reparto, che doveva accettare le terapie prescritte;
4. ogni qualvolta è stato possibile il paziente è stato slegato perché più collaborante;
5. allorché ha accettato le terapie prescritte ed il suo comportamento è stato collaborativo il paziente ha vissuto normalmente la vita in reparto, accettando le regole e non mettendo in atto tentativi di fuga;
6. il giorno della dimissione, rinviata per accordi presi con la responsabile della Comunità che ha in carico il paziente, dopo 4 giorni di fattiva collaborazione, il paziente non ha accettato di restare mezza giornata in più al reparto ed è stato necessario richiedere l’intervento delle forze dell’Ordine per convincere il paziente che essendo sottoposto ad intervento restrittivo giudiziario presso la Comunità era necessario aspettare gli operatori della Comunità, ma tale spiegazione non è valsa a placare la sua ira per cui è stato necessario contenerlo di nuovo e richiedere, d’accordo con il giudice tutelare, il prolungamento del TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) disposto dal Tribunale dei Minorenni di Agrigento.
Limitandoci ai soli fatti denunciati, avendo a cuore il riserbo professionale e la privacy dei pazienti coinvolti, la direzione del dipartimento Salute Mentale rigetta ogni addebito sui fatti contestati e ci tiene a precisare che la professionalità dei sanitari e degli infermieri operanti nel reparto di psichiatria dell’Ospedale Umberto I° di Enna non può essere messa in discussione e che le linee guida del TSO e della contenzione nei casi gravi, da tempo elaborate dalla direzione della salute mentale, sono sempre state rispettate e non sono mai state oggetto di recriminazione, per la loro corretta e puntuale applicazione, secondo le linee guida nazionali ed internazionali.
La contenzione si rende necessaria in fasi delicate dell’intervento psichiatrico, quando è attiva la procedura del TSO, nel caso specifico concordata con la Procura di Enna, trattandosi di minorenne, al fine di evitare danni a se stessi e agli altri, quando il paziente, inconsapevole del suo stato di malattia, vive la limitazione della sua libertà personale come insopportabile e reagisce violentemente a tale limitazione, tentando di fuggire, come nel caso specifico, e non accettando le terapie prescritte, mettendo in atto comportamenti aggressivi ad ogni tentativo di persuaderlo ad accettare le terapie.
Nel caso specifico il tentativo di fuga dal reparto, la minore età, la problematicità del caso imponevano l’uso della misura estrema della contenzione, al fine di evitare danni ulteriori alla persona e alle cose che avrebbero ulteriormente complicato la gestione della sicurezza del paziente, degli altri ricoverati e del personale.
Questa direzione si rammarica di aver urtato la sensibilità di un altro paziente ivi ricoverato ma in questi casi tutto il reparto, i pazienti ed il personale, vivono un momento di crisi emotiva forte perché sono momenti di difficile elaborazione in quanto vengono a fallire tutti i tentativi amorevoli di prestare assistenza e cura che costituiscono la prassi operativa del personale di assistenza del reparto. E’ anche vero che in questi casi tutta l’efficienza del reparto, la pulizia, la cura degli altri assistiti, la capacità di contenere le loro alterazioni emotive, vengono messe a dura prova e di questo ci dogliamo se per qualche motivo l’efficienza di tutto il reparto è venuta meno.
La direzione del DSM, consapevole dei momenti particolari di assistenza a cui può essere sottoposto un reparto di psichiatria di fronte a questo e ad altri particolari eventi di crisi, ha già riconosciuto per il 2010 ed è in procinto di predisporre per il 2011 un sistema di garanzia dell’efficienza del reparto prevedendo il rientro di personale aggiuntivo per far fronte ad eventi critici eccezionali.
Infine si vuol ricordare che, secondo le indicazioni dell’Assessorato, la provincia di Enna è stata dotata di due reparti di psichiatria per far fronte alle emergenze psichiatriche del territorio regionale è capita spesso, così come nel caso in questione, di dover affrontare situazioni di crisi di pazienti residenti fuori provincia che determinano dei problemi aggiunti, quali la non conoscenza del paziente, delle sue reazioni emotive, la lontananza dal contesto familiare che potrebbe collaborare alle cure con un percorso psicoeducativo adeguato, tutte problematiche che rendono difficile soprattutto in caso di primo episodio di malattia l’inquadramento diagnostico e le indicazioni terapeutiche.
Si segnala, infine, che il reparto di psichiatria sarà trasferito al più presto nella nuova ala dell’Umberto I° ad Enna bassa dove potrà usufruire di locali ed arredi nuovi al fine di rendere i luoghi di cura della psichiatria più confortevoli ed adeguati.