Provincia di Enna. Assessore Zinna: zolfare possibilità di sviluppo

Turi Zina, assessore provinciale alla programmazione e sviluppo affronta , in occasione della giornata delle miniere, il problema zolfare e la possibilità di essere fattore di sviluppo . “ E’ importante – esordisce Turi Zinna – ripercorrere brevemente le vicende più emblematiche dei territori del Centro Sicilia e delle risorse produttive, quale l’industria dello zolfo in Sicilia al fine di riprogettare e riprogrammare scenari di uno sviluppo produttivo, inclusivo ed innovativo. La civiltà delle zolfare ha profondamente segnato l’economia e la storia sociale dell’entroterra della Sicilia, la cosiddetta fascia centro meridionale della Sicilia tra le province di Enna, Caltanissetta e Agrigento”.
Nella giornata nazionale sulle miniere, svoltasi recentemente nel parco minerario Floristella- Grottacalda a Valguarnera, si è avuto un quadro molto rappresentativo della storia e della vita delle miniere e dell’economia dello zolfo.
Si è potuto cogliere la forza di intere comunità locali e di territori, che hanno saputo incidere nell’utilizzo delle risorse endogene, nella capacità di riscatto delle condizioni di lavoro e nella crescita sociale ed economica delle aree interne pervenendo ad una certa fase ad un equilibrio economico e demografico tra aree costiere ed aree interne. La Sicilia industriale ha raggiunto primati a livello mondiale nell’apparato produttivo isolano dal momento che circa l’80% della produzione mondiale dello zolfo proveniva dalle zolfare delle tre province. Turi Zina fa un passo indietro e ricorda gli interventi per migliorare la qualità della vita. “E’ opportuno sottolineare anche l’incidenza che esercitarono le scelte della riorganizzazione delle finanze, che si sono avute attorno agli anni settanta dell’ottocento con riferimento al periodo in cui era prefetto e comandante militare della Sicilia, il generale Medici, dal giugno 1868 al 1873. In particolare, allora, si operò affinché il Banco di Sicilia e le altre entità finanziarie siciliane movimentassero depositi e risparmi, locali insieme ai prestiti stranieri per favorire prestiti a basso tasso d’interesse per l’attività imprenditoriale e produttiva regionale.
Nel 1872, ad esempio, il capitale totale del Banco di Sicilia, della Cassa di Risparmio V.E. di Palermo e dei prestiti della Banca Nazionale fu di due volte maggiore della somma pagata in imposte dirette ed indirette. Fu una spinta notevole, in particolare per la crescita dell’industria delle zolfare, con la apertura di nuove miniere e di una riorganizzazione del ciclo produttivo dello zolfo. Oltre ai risultati raggiunti sul terreno produttivo e sulla penetrazione del mercato mondiale dello zolfo, sono da evidenziare lo sfruttamento brutale delle condizioni di lavoro, che ha rilevato da un lato la resistenza della forza lavoro al limite della medesima capacità di sopravvivenza fisica ed dall’altro l’esercizio più bieco e più disumano dei titolari e proprietari nella gestione delle miniere con i metodi di sopraffazione di tipo mafioso e di bieco privilegio padronale.
Tali ‘lavori’, organizzati con una apprezzata regia da parte di studiosi e della direzione del Parco Floristella, devono potere essere maggiormente conosciuti al fine di promuovere la consapevolezza dello sfruttamento del lavoro, dei valori profondi e della capacità di riscatto individuale e di comunità locali, nelle contraddizioni profonde tra ceti e nelle relazioni sociali. “La crisi della coltivazione dello zolfo – ricorda l’assessore Zinna – apertasi con la forte concorrenza esercitata a livello mondiale con altri sistemi produttivi della lavorazione dello zolfo e dell’utilizzo dei sottoprodotti provenienti dall’industria del petrolio, ha determinato, unitamente al degrado produttivo dell’agricoltura dell’entroterra dell’isola, profondi sconvolgimenti nella tenuta sociale e di vita delle comunità delle tre province con riflessi notevoli negli assetti complessivi sociali ed economici dell’intera isola. I movimenti migratori portarono, nel tempo, allo svuotamento di interi centri della Sicilia interna, sia verso paesi esteri sia verso le aree urbane e costiere dell’isola. Non si è riusciti ad affrontare, tutt’ora, un riassetto più complessivo dell’intero sistema dell’isola. Si sono sviluppate tesi e soluzioni, che a volte prefigurano una separazione tra Sicilia orientale e Sicilia occidentale anche in termini istituzionali.
Assume, piuttosto, forza e consistenza nel ripercorrere la storia dell’isola, a partire dal ruolo predominante assunto dall’industria mineraria zolfifera nell’entroterra e nella Sicilia interna, l’impegno di programmare uno sviluppo policentrico della Sicilia che sappia valorizzare le potenzialità delle notevoli risorse presenti nei vari territori, in termini sia di produzione ambientali, culturali, turistiche sia di capitale umano e sociale. Tale scelta richiede una profonda svolta in termini di una visione strategica che affronti i nodi strutturali della politica delle istituzioni e delle organizzazioni sociali e produttive”.
“Si tratta – conclude Zinna – di sollecitare i territori per concorrere a costruire un sistema-Sicilia con un approccio integrato tenendo conto delle nuove linee che si vanno a definire con il progetto Europa 2020 e dei nuovi scenari nel mediterraneo a partire dalla attuazione di una governance multilivello per superare separatezza di ruoli istituzionali e sociali ai vari livelli europei, nazionali, regionali e locali”.