Aidone. Intervista a 360° al Direttore del Parco Archeologico di Morgantina

Inserita da il Gen 26th, 2011 e archiviata in Aidone. Puoi seguire tutte le risposte a questo articolo tramite RSS 2.0.

Aidone. Il direttore del Parco Archeologico di Morgantina, l’architetto Enrico Caruso, con molta disponibilità ha risposto ad una lunga serie di domande che spaziano dall’attualità – le polemiche legate all’accoglienza della cosiddetta Venere di Malibù –  alla istituzione del Parco, al nuovo percorso di visita del sito archeologico di Morgantina,  ai piani di fruizione e dei servizi della stessa area archeologica e del Museo.

Per fugare ogni dubbio e polemica era d’obbligo iniziare con una domanda relativa alle affermazioni di  spregio del prof. Tesoriere rispetto alla collocazione della Venere in un locale inadeguato, un “sottoscala” addirittura: “Sicuramente il prof. Tesoriere parlando di sottoscala faceva riferimento all’ipotesi che era stata fatta inizialmente, di sistemare la statua in un ambiente un po’ piccolo  e chiuso e, in effetti, di difficile accesso ” (L’ambiente era stato ricavato dalla cosiddetta Sala Tematica e l’accesso dalla chiesa non era adeguato).

Il direttore esordisce, concedendogli il beneficio della buona fede, anche se non giustifica il suo parlare senza cognizione della nuova situazione quale si è delineata con l’inaugurazione degli Argenti:  “Quando sono arrivato ho pensato che quello spazio non fosse adeguato per l’uso che se ne voleva fare. Ho immaginato che fosse più utile svuotare i tre magazzini, due dei quali sono già stati sistemati per gli Argenti, per creare un vasto ambiente, che costituisce il salone più ampio del Museo, poco più di 50 mq con un altezza di 4 metri e cinquanta; rispetto alle dimensioni del museo una misura interessante e, comunque, una  proporzione più consona rispetto a quella che era stata ventilata: la collocazione a  San Domenico. Quella chiesa è troppo grande, troppo alta per questa statua. Si sarebbero dovuti immaginare dei forti accorgimenti per renderla adeguata alle proporzioni della dea. Peraltro anche l’idea di mettere la statua al posto dell’altare, con questa specie di contaminazione culturale, ritengo che sia un errore perché si finisce per non rendere giustizia a nessuna delle religioni, né a quella cattolica, perché lì c’era prima il Sacramento, né a quella della dea che si sostituisce non dal punto di vista della religione ma come muto feticcio; la collocazione al posto dell’altare avrebbe costituito una contaminazione spaventosa dal punto di vista del rispetto della religione, di tutte le religioni”.

Qualcuno obbietta che all’interno del museo non si potrà dare alla statua lo spazio necessario per valorizzarla al meglio, stretta come sarà tra altri reperti. Caruso a tal proposito ha le idee molto chiare: “Io penso che la statua da sola non debba mai stare, la statua non è un oggetto che ha una sua autonomia, una sua storia autonoma rispetto alla città e rispetto al contesto dei beni che c’erano quando lei c’era. Che senso ha immaginare che la statua sia staccata da tutto quello che è il suo contesto o il contesto urbanistico o paesaggistico di Morgantina?  Io avrei potuto capire che la statua fosse messa a Morgantina, nel sito archeologico, se ci fosse stato un Antiquarium, un posto degno per mantenerla;  quella sarebbe stata la soluzione migliore perchè la statua sarebbe tornata nel suo luogo d’origine in tutti i sensi, ma questo non si può fare, o almeno non si può fare adesso; tanto vale allora scegliere la sede più consona, il contesto dei beni di Morgantina e l’unico posto idoneo è il museo di Aidone; perchè  non si può fare un museo per un’opera sola: se avessimo la fortuna di trovare un’altra opera di pari dignità allora dovremmo trovare un’altra chiesa?”.

E allora come sarà allestita la sala che accoglierà la dea?: “ Penso che debba essere fatto un lavoro di messa insieme di tutte le opere che rappresentano Morgantina nella sua  complessità, e la statua  è uno di questi elementi; d’altronde neppure a Malibù la statua era da sola. Potrei immaginare un salone dedicato alla scultura, la dobbiamo vedere come un elemento musealizzato visto nella sua complessità.  La statua non deve stare da sola, la vedo bene insieme ad altre statue, mi piacerebbe inserire la statua di dea  del III sec., i busti di Persefone, le statuette di terracotta, tutte cose  che, piuttosto che sminuirla, finirebbero con l’arricchirla. Si dovrebbe vedere questo sistema dal punto di vista della tecnica o della iconografia.  Quando a suo tempo i tecnici americani sono venuti a visitare il Museo, è stata loro mostrata la saletta, di cui prima si era parlato: convinti che il Museo fosse la soluzione migliore l’avevano approvata consigliando i dovuti accorgimenti; io invece  l’ho vista sempre come un soluzione forzata;  tra tutti gli spazi disponibili del museo non era la più adeguata,  la soluzione del saloncino è senz’altro migliorativa: ci consente di entrare e di scoprirla,  di vederla di scorcio, perché il percorso prevede di entrare da un angolo, mentre la statua sarà collocata nell’angolo opposto, c’è quindi la possibilità di vederla bene e di  girarci intorno…”.

Risorse finanziarie e restauri. Uno dei problemi, denunciato in occasione di quel convegno anche dal Sindaco, era la mancata erogazione di fondi da parte della Regione, pertanto anche il Direttore avrà avuto difficoltà a reperire i fondi necessari: “Abbiamo un piccolo finanziamento – risponde Caruso – che ci permetterà di completare l’allestimento del salone, sono già stati appaltati i lavori che cominceranno fra poco più di una settimana; entro un mese, un mese e mezzo al massimo potrebbero essere completati. Per quanto riguarda il famoso finanziamento di un milione e mezzo o poco più – destinato non a san Domenico, come qualcuno ha tentato di far credere, ma a tutte le iniziative necessarie all’accoglienza della statua – quando arriverà sarà destinato ai lavori di ristrutturazione del Museo; stiamo perfezionando il progetto, che risale a qualche anno fa,  rivedendolo alla luce del nuovo finanziamento, è un progetto per il ristrutturazione del museo nella sua complessità, nel museo  ormai sono urgenti i lavori di restauro del tetto e poi la pavimentazione, le vetrine, gli ambienti per inserire la sezione numismatica. L’apertura della sezione numismatica renderà certamente il nostro un museo piccolo ma concentrato”.

“È una bella notizia questa della restituzione delle monete da parte degli altri musei siciliani, Siracusa in primis, che avverrà quando ci saranno le condizioni richieste. Non va dimenticato che il patrimonio numismatico, del tutto assente nel Museo, costituisce uno dei maggiori elementi identitari di Morgantina, che aveva una zecca autonoma e batteva moneta propria”.

Calendarizzazione degli eventi. Caruso conferma le date di massima comunicate dall’Assessore Missineo: l’arrivo della statua dall’America a fine febbraio e quello dei tecnici del Getty a fine marzo, ma si augura che questi tempi vengano in qualche modo ravvicinati per evitare lunghi periodi di attesa prima dell’apertura ufficiale; la data di inaugurazione in aprile è quindi possibile; al Presidente Napolitano, invitato a presenziare, è stato comunicato un periodo nel quale inserire la visita, compatibilmente con la sua agenda; certo se si ritardasse troppo sarebbe un problema tenere a bada quanti, sapendo che i lavori sono completati, farebbero molte pressioni per vedere la statua.

Il Parco. Una buona notizia che ci da il direttore Caruso è la costituzione dell’Ufficio del Parco Archeologico che permette finalmente di dare efficacia alla sua autonomia amministrativa e finanziaria;  l’ufficio è composto da tre funzionari e un dirigente, la dottoressa Bonanno, che ormai da anni lavora in Aidone e al Museo. Restano ancora da definire i confini territoriali della competenza del Parco.

Il Nuovo itinerario di visita di Morgantina. In questi giorni si è manifestato un certo allarmismo, accompagnato dalle solite polemiche, rispetto al nuovo percorso di visita del sito archeologico di Morgantina seguito all’apertura della biglietteria nella casa Vinci, adiacente al parcheggio. In effetti quanti hanno fino ad oggi visitato Morgantina, tranne una infinitesima percentuale, hanno visto solo una piccola parte del sito: l’agorà con i granai, le case del quartiere est, il teatro, il santuario alle divinità ctonie. Il resto della città ellenistica è sconosciuto, per non parlare del sito arcaico della Cittadella, dell’area sacra di san Francesco Bisconti e perfino delle terme, davanti alle quali si passa obbligatoriamente, ma difficilmente ci si ferma. Si parla di un allungamento della strada di accesso ma anche questo non è poi del tutto vero perché è da considerare che la maggior parte dei turisti lascia la macchina al parcheggio e percorre a piedi la strada provinciale, costeggiando la recinzione; la differenza  fra le due strade è minima.  Questa soluzione era già stata progettata dalla Soprintendenza e Caruso, che l’ha portata a compimento, la difende caldamente e a ragion veduta: “Con lo spostamento a monte della biglietteria c’è la possibilità di fare un percorso naturalistico, perché il primo tratto è tutto in mezzo al verde, e non è affatto negativo perché  la bellezza di Morgantina sta proprio in questa combinazione tra natura e artificio: la bellezza di questo territorio verde, retaggio dell’agricoltura passata, e quella del sito archeologico. Finalmente si arriva sulla collina nel quartiere ovest, per visitare le case, si scende da uno dei pochi  stenopoi  lastricato, si percorre la Plateia A, la strada principale della città e da lì in modo del tutto naturale si arriva nell’Agorà. Contrariamente a quando vi si entrava dalla provinciale, ora invece se ne percepisce una visione più vicina a quella che era realmente la maniera di guardare questa piazza da parte dei contemporanei: la Stoà nord  sulla sinistra, la fontana monumentale sullo sfondo. L’idea di monumentalità che questa città possedeva, la stavamo riproponendo  nelle rovine, ora è più percepibile. Il visitatore potrà salire per visitare le case del quartiere est, poi tornare indietro scendendo dietro il Teatro. Qui vedrà il santuario di Demetra e Kore, quello da cui provengono i busti che sono al Museo, uno dei sei santuari urbani dedicati alle due dee, dentro le mura della città, gli altri si trovano oltre la recinzione”.

Quello dei luoghi di culto è un altro aspetto interessantissimo di Morgantina, Caruso aggiunge che ha pronto un progetto per inserire nel circuito della visita anche l’area sacra di san Francesco Bisconti, da dove furono asportati gli Acroliti,  restituiti l’anno scorso dagli USA e oggi al Museo di Aidone, un’importantissima area sacra fuori dalle mura che potrebbe essere inserita nello stesso percorso. Diciamo che la visita viene guidata attraverso un vero e proprio circuito che permette di vedere la città nella sua interezza: l’agorà, le case, gli edifici pubblici, le botteghe, i santuari.

L’esclusione della Provincia di Enna dai bandi per la gestione dei servizi. Considerata quindi l’importanza del sito di Morgantina e del suo Museo, che si arricchisce con l’aggiunta dei tesori rientrati dall’America, e della Villa Romana di Piazza Armerina, risulta inspiegabile l’esclusione della sola provincia di Enna dai bandi, per la gestione integrata dei servizi aggiuntivi al pubblico dei siti archeologici e museali, emanati dalla Regione Siciliana.  Caruso afferma che non si tratta di uno sgarbo, di una esclusione arbitraria  o della volontà di danneggiare in qualche modo la provincia ennese; avendo  fatto richiesta di chiarimenti, dalla Regione ha avuto rassicurazione in tal senso, in quanto si tratta semplicemente di una dilazione.  Quando è stato emanato il bando Enna non era pronto:  c’erano ancora in corso i lavori alla Villa romana del Casale, il sito archeologico più visitato in assoluto, ad Aidone si aspettava la dea e la sistemazione del Museo; si è pensato, pertanto, che in questo momento Enna era il luogo meno adatto per mettere a concorso i servizi nelle strutture ancora deficitarie. “Per cui si è pensato di aspettare che finiscano tutti i lavori e poi si farà un bando esclusivamente per la provincia di Enna! Purtroppo siete pronti sempre a pensare che qualcuno ce l’abbia con voi….”

Chiedo di chiarire il senso di servizio aggiuntivo e in che modo pensa debbano essere gestiti i servizi commerciali e di ristoro a Morgantina.  “Si prevede uno spazio dove c’è una biglietteria, si vendono gadget, c’è un punto di ristoro; questi  servizi vengono affidati con un bando pubblico. La provincia di Enna diventerà appetibile quando Piazza Armerina sarà tutta riaperta con la Villa Romana del Casale che attira un gran numero di visitatori per i suoi mosaici,  Aidone avrà questi grandi tesori che si aggiungono in maniera dirompente a quanto già c’era, avrà un grande Museo e l’importante area archeologica di Morgantina.  Io non voglio fare baracche, i posti di ristoro dobbiamo metterli in luoghi che devono essere belli, uno si deve poter fermare, godere il paesaggio non si infilarsi in una baracchetta, pigliarsi il cornetto e andare via;  un luogo dove fermarsi,  un luogo bellissimo in cui  la gente sarà  anche disposta a pagare pur di andarci”.


Franca Ciantia


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Per gentile concessione dell’editore lo scatto fotografico della statua a Malibù, da questa angolazione, inserita nella cartolina è del Signor Rino Baeli, i diritti di riproduzione e la proprietà sono della Multigraf Editrice.







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