Villarosa. Quattro arresti su scomparsa tabaccaio Bruno, sezionato con una motosega, dato in pasto ai maiali e in parte bruciato – foto video

Inserita da il Feb 22nd, 2017 e archiviata in En-Cronaca, Video. Puoi seguire tutte le risposte a questo articolo tramite RSS 2.0.

Nelle prime ore di oggi, mercoledì 22.02.2017, a Villarosa (EN), a conclusione di articolate attività investigative coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta nell’ambito dell’operazione denominata “Fratelli di sangue” è stata data esecuzione all’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. di Caltanissetta, nei confronti di:
1. Nicosia Damiano, nato a Villarosa, nato nel 1957, ivi residente;
2. Nicosia Amedeo, nato a Villarosa, nato nel1966, ivi residente;
3. Nicosia Maurizio Giuseppe, nato ad Enna, nato nel 1963 e residente a Villarosa;
4. Nicosia Michele, nato a Charleroi (Belgio), nato nel 1964, residente a Villarosa,
A loro carico sono stati acquisiti gravi indizi di colpevolezza per il delitto di associazione di stampo mafioso, con aggravanti specifiche, finalizzata a commettere omicidi, usura, traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e porto di armi, nonché volta ad acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o, comunque, il controllo di attività economiche; con riguardo a NICOSIA Maurizio Giuseppe e NICOSIA Michele i gravi indizi riguardano, altresì, l’omicidio di BRUNO Giuseppe, proprietario di una rivendita di tabacchi in Villarosa scomparso in data 27.05.2004, nonché la distruzione del suo cadavere, delitti aggravati dalla “modalità mafiosa” ai sensi dell’art 7 del d.l. n.152/91.

Le indagini, coordinate all’epoca dalla Procura di Enna e svolte al tempo della scomparsa del commerciante, immediatamente denunciata dai suoi familiari dopo che la sua vettura era stata rinvenuta parcheggiata in prossimità dello svincolo Mulinello dell’autostrada A/19 Palermo-Catania, non permisero l’acquisizione di elementi sufficienti per l’esercizio dell’azione penale ed il relativo procedimento venne archiviato.
Le recenti dichiarazioni rese alla Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta da un collaboratore di giustizia, diretto testimone della vicenda, ponendosi su un piano di perfetta compatibilità con gli elementi investigativi acquisiti a suo tempo, hanno consentito di ricostruire l’esatta dinamica della vicenda delittuosa in esame, contraddistinta da tratti di inaudita ferocia – il corpo del BRUNO, sezionato con una motosega, sarebbe stato, in parte dato in pasto ai maiali, in parte bruciato all’interno di un fusto metallico – oltre che di accertare il sordido movente, collegato alla violenta reazione dei NICOSIA a fronte dell’intenzione manifestata loro dalla vittima di voler riscuotere un credito vantato nei loro confronti.
Tale evento si inserisce in un contesto in cui i componenti del clan Nicosia, già in passato segnalatisi quali protagonisti di vicende delittuose correlate al traffico degli stupefacenti, oltreché per aver agevolato la latitanza del noto boss gelese Emmanuello Daniele, risultano aver ormai dimostrato la loro statura criminale prevalendo sugli uomini della tradizionale famiglia di cosa nostra ed assicurandosi, con la forza intimidatrice tipica dell’associazione mafiosa, il completo controllo delle attività, lecite ed illecite, sul territorio di Villarosa.

 

Giuseppe Bruno viveva a Cacchiamo frazione di Calascibetta, ma lavora a Villarosa dove gestivs una rivendita di tabacchi acquistata con risparmi messi da parte facendo l’autotrasportatore.
Il 27 maggio 2004 come tutti i giorni, Bruno trascorse la giornata mel suo negozio, ma non rienttò a casa. Nonostante diversi tentativi i suoi familiari non riuscirono a rintracciarlo sul cellulare che quella sera ha squillato a vuoto. La saracinesca del suo negozio fu trovata abbassata ma non chiusa a chiave e l’allarme non era inserito. All’interno tutto era in ordine e non mancava nulla.
La sua auto due giorni dopo fu ritrovata su una piazzola dell’autostrada in direzione Catania chiusa a chiave, perfettamente in ordine ma sporca di fango, come se avesse viaggiato su terreni di campagna.
Oggi però su quello che sembrava essere un mistero irrisolto è stata fatta luce.

 







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