domenica , Agosto 14 2022

Federalismo: Corte Costituzionale nega imposte a Sicilia

“La Corte costituzionale, con la sentenza n.116 depositata in cancelleria il 25 marzo, ha negato il diritto della Regione Siciliana a percepire il gettito dei tributi erariali, spettanti alla Regione secondo il suo statuto, il cui presupposto impositivo si realizza in Sicilia. Secondo la Corte, invece del criterio del luogo della manifestazione della capacita’ contributiva del soggetto passivo d’imposta, deve seguirsi, ai fini della determinazione della spettanza del tributo, il criterio del luogo di riscossione”.
Lo rende noto il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo che prosegue: “Secondo questo criterio, seguito dalle amministrazioni finanziarie dello Stato, si realizzano esiti paradossali. Le ritenute d’acconto, operate dalle amministrazioni dello Stato o da altri enti pubblici con sede fuori dal territorio regionale, su stipendi ed altri emolumenti corrisposti a favore di dipendenti o altri soggetti che abbiano espletato stabilmente la propria attivita’ lavorativa in Sicilia, non saranno attribuite alla Regione. Egualmente la Regione sara’ privata dell’IVA sulle operazioni imponibili il cui presupposto si realizza in Sicilia, ma che, in relazione alla residenza fiscale del soggetto passivo dell’imposta, viene riscossa al di fuori del territorio siciliano”.
“E’ evidente come, in questo modo – prosegue Lombardo – la Regione non potra’ ottenere le risorse che le sarebbero spettate secondo un lettura lineare del suo statuto. Somme superiori ad un miliardo di euro, indispensabili per fare fronte agli oneri finanziari che deriveranno dal trasferimento alla Regione di nuove, ampie competenze amministrative, in attuazione del disegno federalista costituzionalizzato dallo Statuto siciliano e dalla riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione approvata nel 2001. Cio’ che sorprende, nella decisione della Corte, e’ la sottovalutazione della norma di attuazione dello statuto secondo cui ‘nelle entrate spettanti alla Regione sono comprese anche quelle relative a tributi maturati nell’ambito regionale che affluiscono, per esigenze amministrative, ad uffici finanziari situati fuori del territorio della Regione’. La sentenza supera la precedente giurisprudenza costituzionale che ha sempre affermato il criterio del luogo della manifestazione della capacita’ contributiva del soggetto passivo d’imposta (sentenze nn. 306/2004 e 138/1999)”.
“Certamente, la Regione Siciliana, anche in questa occasione, non puo’ che prestare ossequio alle decisioni della Corte costituzionale – afferma Lombardo – ma non puo’ fare a meno di rilevare la gravita’ della situazione finanziaria in cui si trova e che e’ destinata ad aggravarsi in assenza di meccanismi di riequilibrio come quelli prospettati dalla Regione davanti alla Corte”.

“Nessuna tolleranza deve esistere per gli sprechi e le inefficienza della spesa pubblica regionale che in passato ci sono stati – sottolinea il Presidente della Regione -, ma, da tempo la Regione ha intrapreso la strada del risanamento finanziario, del contenimento dei costi, della ricerca dell’efficienza, come dimostrano i lusinghieri risultati ottenuti con l’attuazione del “piano di rientro” in Sanita’. Ora che si sta seguendo la difficile via del risanamento finanziario e la scelta univoca a favore dell’efficienza, del merito, della lotta al parassitismo, i siciliani non possono essere oltremodo penalizzati per le scelte dei governanti del passato”.
“Senza adeguate risorse – dice allarmato Lombardo – c’e’ il rischio di un aggravamento della crisi finanziaria che attanaglia gran parte dei comuni e rischia di provocare il blocco dei servizi pubblici essenziali. In un periodo in cui la crisi economica globale sta producendo i suoi nefasti effetti sul debole tessuto produttivo siciliano, com’e’ evidenziato in modo eclatante dalla vicenda della Fiat di Termini Imerese. Una classe dirigente che abbia senso di responsabilita’ ed abbia a cuore la coesione sociale e la pace interna, dovrebbe affrontare con equilibrio e prudenza questa difficile situazione”.
Il presidente conclude il suo intervento con un appello: “Mi rivolgo pertanto all’autorevolezza morale e istituzionale del nostro Presidente della Repubblica, affinche’, nel suo ruolo di rappresentante e di garante dell’unita’ nazionale, possa richiamare tutti i soggetti investiti di responsabilita’ pubbliche a considerare con animo piu’ equanime i problemi del nostro Mezzogiorno ed in particolare della Sicilia, affinche’ si eviti il rischio, che vedo grandissimo, della disgregazione del Paese e di una conflittualita’ sociale ingovernabile”.