Ennese assolto dall’accusa di traffico d’armi
Enna-Cronaca - 29/03/2010
Assolto con formula piena dalla seconda sezione della Corte d’Appello di Caltanissetta Sebastiano Varelli dall’accusa di traffico d’armi. L’accusa nei suoi confronti era abbastanza pesante perché il Pm aveva sostenuto la tesa che l’ex dipendente della forestale avrebbe dato una pistola a due pentiti di mafia, pistola che era finita nelle mani di un che a loro volta l’avrebbero data ad un pregiudicato, il quale aveva tentato, nel dicembre del ’90, di uccidere un poliziotto. L’assoluzione di Sebastiano Varelli fa seguito all’assoluzione che lo stesso aveva avuto in primo grado, in quanto i giudici avevano accolto la tesi difensiva del suo avvocato, il penalista Gabriele Cantaro. Il PM, nel corso della sua requisitoria, aveva chiesto la condanna dell’imputato a 3 anni e 6 mesi di reclusione. Sebastiano Varelli, 75 anni, ha dei precedenti ed ha anche una vecchia condanna per mafia, perché lo si riteneva molto vicino alla famiglia di Cosa Nostra di Enna, ma di recente era stato assolto in diversi procedimenti penali, compreso il maxi-processo di mafia che s’è chiuso alcuni mesi fa. Processi che hanno evidenziato la sua estraneità agli ambienti malavitosi. Le dichiarazioni dei pentiti come Angelo Francesco Leonardo, figlio di Tano u’Liuni, di Maurizio Vinciguerra lo avevano assegnato al gruppo di vertice della famiglia di Cosa Nostra. Secondo la difesa dell’avvocato Gabriele Cantaro i due collaboratori di giustizia, nelle loro dichiarazioni, si sarebbero contraddetti tra loro nella ricostruzione dei fatti perché Angelo Francesco Leonardo avrebbe parlato di una pistola a canna lunga di colore chiaro, Maurizio Vinciguerra di una piccola pistola di colore scuro; inoltre anche nella consegna della pistola vi erano delle discrepanze. La pistola, dopo dei trasferimenti di man in mano finì nelle mani di un pregiudicato ennese, che l’avrebbe utilizzata per sparare a un poliziotto, che riuscì a salvarsi. Sebastiano Varelli è stato condannato in primo grado all’ergastolo perché viene accusato di essere il mandante dell’uccisione di Giovanni Minacapilli, avvenuto il 24 gennaio del 1998 ad Aidone, mentre l’operaio forestale stava rientrando a casa, sebbene attualmente è libero perché si è in attesa della sentenza della Cassazione.