Troina. Amministratori con reliquia del Patrono San Silvestro a Mannheim in Germania

Troina. Per ogni uomo la terra d’origine è lo scrigno della propria identità sociale e culturale, la terra dove sono custoditi gli affetti più cari e sepolti i sogni più segreti. Nonostante ciò, oggi come nel passato la mancanza di un lavoro stabile, diventa la causa per cui fare i conti con l’amara verità dell’emigrazione. Forse nessun tema è tanto attuale come quello dell’emigrazione – immigrazione, con i quali il mondo globalizzato deve necessariamente fare i conti. Non molto tempo fa, un famoso settimanale francese ha pubblicato un atlante dei flussi migratori che da solo basta a dare le proporzioni di spostamenti di interi popoli con tutte le conseguenze culturali, sociali, legislative e religiose connesse ed annesse. Certo, le considerazioni che scaturiscono non possono e non debbono essere le stesse di quelle che si facevano nei decenni scorsi, ma forse il nucleo centrale della questione rimane invariato.
Sono più di 30.000 i nostri connazionali partiti nell’ultimo secolo, per cercare fortuna lontano dal proprio paese natio, il più delle volte all’estero. Un distacco difficile, doloroso, anche perché, oltre a quello dal proprio paese, il più delle volte c’era anche il distacco dalla famiglia. Così, la parola migrazione si trasformava in emarginazione, disagio, solitudine, esclusione e isolamento sociale.

Sorte che ha conosciuto anche Troina, un piccolo paese dell’entroterra siciliano.

Argentina, Svizzera e Germania i luoghi più gettonati, e anche se la cronaca degli ultimi giorni, riporta alla memoria quanto ancora oggi sia difficile abitare in un Paese diverso dal nostro, lì i nostri concittadini hanno trovato la forza per ricominciare la propria vita e magari per piantare le radici, ma senza dimenticare le proprie origini.
Così, il ritorno a Troina è stato un volere ritoccare le radici per non perdere quella forza che solo la terra natia è capace di dare. Purtroppo le generazioni successive di emigrati non sempre sentono la stessa esigenza ed allora il patrimonio culturale diventa un patrimonio tramandato solo oralmente. Tuttavia non siamo lontani dal vero se affermiamo che ancora molti emigrati tornano a Troina per un legame che mai si spezza: la grande devozione al Santo Patrono, San Silvestro Monaco Basiliano. Per molti l’appuntamento fisso è il viaggio devozionale che si fa a maggio, per il Festino del Santo. Tornano da ogni nazione, si sottopongono a un pellegrinaggio massacrante, oltre 40 chilometri a piedi, perché San Silvestro gli ha dato la grazia, forse anche solo quella di tornare ancora una volta a Troina.

Per sancire questo legame indissolubile tra San Silvestro Monaco e tutti gli emigrati all’estero, in occasione del nono centenario dalla nascita del Santo, il Comitato Generale del Giubileo, ha deciso di portare ad una delle tante comunità di Troinesi sparse per il mondo la reliquia del Santo, andando a Mannheim, una cittadina tedesca vicina a Francoforte, dove vivono più di 80 famiglie.
“Un evento straordinario, come lo definisce il Sindaco Salvatore Costantino, se si considera che per la prima volta la Santa Reliquia viene portata all’estero”.

Importanti festeggiamenti sono stati organizzati dalla comunità troinese a Mannheim, per l’arrivo della Reliquia, insieme alla Comunità Cattolica Italiana, guidata da Padre Valerio Casula.
La delegazione composta dal Presidente del Comitato Generale del Giubileo, il Sindaco, il Governatore della Confraternita e il Presidente del Comitato per i festeggiamenti, è arrivata a Mannheim sabato pomeriggio, ed è ripartita domenica sera. Una visita veloce ma intensa, che ha avuto come obiettivo quello di un’operazione di ampio raggio culturale. Non un mero gesto devozionale, se pure la componente della fede è stata la prima, ma di un tentativo di riallacciare legami, di tessere relazioni con chi Troina lo trova scritto nel proprio albero genealogico e il nome Silvestro, non di rado, lo sente risuonare nelle telefonate con i parenti rimasti in Sicilia, ma poco o nulla conosce di un mondo che è anche il suo mondo.

L’identità, che è una delle scelte fatte sin dall’inizio dal Comitato Giubilare, ha trovato in questa iniziativa un notevole sussulto. Un altro tassello del ricco Calendario che rinsalda quel senso di appartenenza, che nei momenti di crisi diventa un’efficace fattore di coesione sociale.

Sandra La Fico