Piazza Armerina. A processo convivente difende il suo maltrattatore
Enna-Cronaca - 13/09/2010
Piazza Armerina. Nonostante abbia subito la rottura di uno zigomo ed altre ferite lacero contuse, una donna armerina continua a difendere il suo convivente, anche di fronte al giudice, dichiarando che le ferite sono state provocate da una caduta e non da specifici maltrattamenti. Massimo Sarda, 38 anni, a seguito di queste dichiarazioni, ha lasciato il carcere, con l’obbligo di non andare a casa della donna. Massimo Sarda era stato arrestato a luglio per lesioni personali gravissime e maltrattamenti in famiglia. La scarcerazione è stata disposta dal giudice Elisabetta Mazza, che ha accolto l’istanza del difensore dell’imputato, il penalista Marco Di Dio Datola. A fine luglio gli agenti del commissariato armerino furono allertati da una telefonata che segnalava che Sarda stava massacrando di botte la sua convivente, che era riuscita a scappare, con in braccio un neonato. Gli agenti intervenuti trovarono il pregiudicato, che avrebbe ammesso di averla picchiata, incolpandola di avere una relazione con un altro uomo, inoltre avrebbe anche aggiunto che la donna s’era allontanata assieme a uno dei figli piccoli e che sarebbe stato meglio per lei non ritornare più, altrimenti le avrebbe tagliato la gola, ma dopo pochi minuti la donna è tornata a casa col piccolo in braccio, presentando evidenti lesioni in varie zone del corpo, dal viso al collo, ai polsi, ma soprattutto allo zigomo. La donna, nonostante le dichiarazioni del suo convivente, confessava di essersi procurata le lesioni da sola. Sarda, nonostante la presenza dei poliziotti, avrebbe ripreso a inveire contro di lei, intimandole di non andare al Pronto Soccorso perché altrimenti l’avrebbe ammazzata. Furono poi gli stessi agenti a convincerla ad andare all’ospedale, dove i medici accertarono una frattura all’arcata zigomatica, con una prognosi di 25 giorni e la prescrizione di operarsi per ridurre la frattura. Gli investigatori, a quel punto, arrestarono Massimo Sarda per maltrattamenti e lesioni, con l’aggravante di avere agito in presenza di minori. Il pregiudicato armerino sarà processato per direttissima, ma nel frattempo ha lasciato il carcere ed è libero, anche perché, in aula, c’era la moglie, che, nel corso di un’udienza, lo ha ancora una volta difeso, dichiarando di non essere stata picchiata, ma che ci sarebbe stata una lite e che lei, inavvertitamente, sarebbe caduta battendo l’occhio e lo zigomo. Il processo è stato fissato per la prossima settimana davanti al giudice monocratico, Elisabetta Mazza, che ha accolto la richiesta di rinvio avanzata dal difensore Marco Di Dio Datola.