Piazza Armerina. Arrestato pregiudicato responsabile di atto intimidatorio
Enna-Cronaca - 21/09/2010
Piazza Armerina. Notificata l’ordinanza di custodia cautelare in carcere – per l’attentato intimidatorio nei confronti di Giuseppe Avvenia, alcuni mesi prima della sua uccisione – al noto Aldo Consoli, già ristretto in carcere, proprio per l’omicidio dell’Avvenia, in qualità di mandante, specificando su di lui le ulteriori responsabilità penali di danneggiamento aggravato e minacce gravi aggravate, consumate in data 26.03.2008, ( ai sensi degli artt.61/nr.5- 612/2° comma- 339- 635/2° comma nr.1).
L’arma utilizzata di Giuseppe La Rosa – anch’egli ristretto in carcere, e già condannato in primo grado, per l’omicidio del pregiudicato armerino – per l’omicidio di Giuseppe Avvenia – è risultata altresì quella utilizzata per il citato atto intimidatorio.
Infatti, il pregiudicato armerino, alcuni mesi prima dell’uccisione (marzo 2008), era stata vittima di un episodio intimidatorio, nel corso del quale, venivano esplosi, all’indirizzo della sua autovettura, alcuni colpi d’arma da fuoco.
L’episodio era da ricondurre alla rottura del rapporto d’amicizia – precedentemente intercorrente tra Aldo Consoli e Giuseppe Avvenia, dovuto anche alle attività criminali poste in essere insieme – fra i due pregiudicati, a causa di alcuni “sgarri” e minacce poste in essere dall’ Avvenia nei confronti del Consoli ed altri amici di quest’ultimo. Rottura sfociata, prima nell’attentato intimidatorio dell’esplosioni di colpi di arma da fuoco ai danni dell’autovettura dell’ Avvenia, e nell’uccisione dello stesso pregiudicato dopo.
Sulla scorta dei positivi risultati ottenuti dalle analisi di natura scientifica – merceologica eseguite sull’arma utilizzata per l’omicidio e sulle vernici rinvenute e sequestrate all’interno dell’abitazione del ripetuto Consoli all’epoca dell’omicidio (03.10.2008), nonché degli ulteriori esami balistici, si è addivenuta alla piena responsabilità del Consoli, quale autore materiale, anche in ordine all’episodio intimidatorio.
In particolare nell’ottobre 2008, gli investigatori procedevano all’acquisizione di materiali ritenuti utili per il prosieguo investigativo teso a fare luce sull’efferato fatto di sangue, tra i quali una bomboletta spray di vernice, un bicchiere di vetro con residui di vernice, un pennello di setola, intriso di vernice, un flacone in plastica contenente del liquido.
Gli accertamenti tecnici di natura merceologica eseguiti sui predetti materiali, esperiti all’epoca presso il laboratorio di indagini merceologiche presso il Servizio Centrale della Polizia Scientifica di Roma, sono risultati un ulteriore ed importantissimo tassello di prova da porre a carico di Aldo Consoli, in ordine al possesso dell’arma utilizzata per l’omicidio, costituendo altresì l’elemento principe di collegamento tra quest’ultimo e i fratelli Giuseppe e Roberto La Rosa, come detto già condannati in primo grado per il predetto omicidio.
Tramite gli accertamenti tecnici di natura merceologica esperiti sui materiali acquisiti nell’ottobre 2008 all’interno dell’abitazione di Aldo Consoli, comparati con un campione di vernice prelevato dall’arma utilizzata nell’episodio delittuoso dell’uccisione, sono state riscontrate strettissime compatibilità chimico fisiche. Ciò significava che la vernice del bicchiere e del pennello era altamente compatibile con quella presente sull’arma utilizzata per il delitto.
Da ciò si desumeva, con un grado di probabilità prossimo alla certezza, che l’arma utilizzata era stata verniciata di Aldo Consoli, all’interno della sua abitazione, in epoca non molto antecedente al delitto.
Con ciò si appurava senza ombra di dubbio, che l’arma, prima di essere stata ceduta a Giuseppe La Rosa per l’omicidio, era stata nella disponibilità di Aldo Consoli.
Successivamente, anche attraverso gli accertamenti tecnici esperiti dal laboratorio di balistica presso il Servizio di Polizia Scientifica di Roma sulla pistola ed i bossoli esaminati – nello specifico sulla pistola utilizzata per l’omicidio, sul proiettile estratto in sede autoptica dal cadavere dell’Avvenia, e quelli rinvenuti nella scena dell’atto intimidatorio del marzo 2008) – sono state acquisite ulteriori prove a conforto della compatibilità fra le due pistole utilizzate nei due episodi delittuosi (l’attentato del marzo 2008, e l’omicidio dell’ottobre 2008, sempre in pregiudizio dell’Avvenia).
Le positive risultanze, raggiunte dagli investigatori, in ordine al predetto atto intimidatorio, venivano condivise dalla Procura della Repubblica di Enna, che richiedeva a carico di Aldo Consoli – già condannato in 1° grado quale mandante del successivo omicidio dell’Avvenia – l’ulteriore misura cautelare della custodia in carcere, positivamente accolta dal G.I.P. presso il Tribunale.