Concorso in abuso d’ufficio. Rinviati a giudizio il sen.Mirello Crisafulli (Pd) e due dipendenti della Provincia di Enna
Enna-Cronaca - 25/09/2010
Il senatore avrebbe chiesto e ottenuto la pavimentazione, a spese della Provincia di Enna, di una strada comunale che porta alla sua villa
Vladimiro Crisafulli, senatore del Partito democratico, è stato rinviato a giudizio per concorso in abuso d’ufficio. Secondo l’accusa, Crisafulli avrebbe chiesto e ottenuto la pavimentazione, a spese della Provincia di Enna, di una strada comunale, a Enna Bassa, che porta alla sua villa. Insieme a Crisafulli sono stati rinviati a giudizio, un funzionario della Provincia, Mario Scinardi, il caposquadra Marcello Catalfo e il titolare della ditta che realizzò i lavori, Carmelo Sultano di Gela.
Il reato di concorso in abuso d’ufficio viene contestato anche ai due dipendenti della Provincia e al titolare della ditta. L’inchiesta è stata condotta dal pm Marcello Cozzolino.
Per diversi mesi, i carabinieri del reparto operativo hanno tenuto sotto controllo la zona dove vive Crisafulli, che sarebbe stato ripreso da una fotocamera mentre dall’esterno del balcone di casa propria avrebbe osservato l’andamento dei lavori. Il rinvio a giudizio del senatore del Pd Crisafulli è stato disposto dal gup David Salvucci. Il processo si aprirà il primo dicembre di fronte al tribunale collegiale presieduto da Elisabetta Mazza.
Il Sen. Vladimiro Crisafulli ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“Non posso non far rilevare che nel periodo in cui si contesta la realizzazione del tratto di stradella in questione non ricoprivo alcun ruolo di amministratore, senza poi dimenticare che appare comunque molto strano che sia io l’unico, fra i tanti utenti, ad essere chiamato in causa. Pur tuttavia, rinnovo la mia fiducia nel lavoro della magistratura, nella considerazione del fatto che questo rinvio a giudizio rappresenterà per me l’occasione pubblica per dimostrare la mia totale estraneità ai fatti contestatemi”. “Non capisco perché vengo rinviato a giudizio io, quando lungo la strada, che si collega alla statale 117 bis, che porta a Caltanissetta, ci sono altri proprietari di case e villette che hanno usufruito positivamente di questi lavori”.
La difesa di Crisafulli, sostanzialmente, sostiene che la strada in questione non porta solo alla casa del senatore, ma porta – partendo dalla statale 117 – a una contrada piena di villette e abitazioni rurali di tante persone, tra cui è prassi comune che, quando un ente locale esegue dei lavori su strade che toccano abitazioni, consente alla ditta di collegare gli ingressi alla strada. Il senatore Crisafulli è difeso dall’avvocato Giovanni Palermo, il quale difende anche il titolare della ditta Sultano Lavori srl, il geometra Mario Scinardi, dipendente della Provincia, è difesa dall’avvocato Felicia La Licata, Marcello Catalfo dall’avvocato Giuseppe Greco.
Il Pm, Marcello Cozzolino, aveva chiesto per i due dipendenti della Provincia la misura cautelare interdittiva della sospensione dell’esercizio del loro ufficio per due mesi. Il Gip Pasqualino Bruno respinse la richiesta sostenendo che “è tutt’altro che chiara la questione dell’appartenenza della strabella alla Provincia o al comune; dubbi sulla regolarità della procedura per l’affidamento dei lavori, anche se la Provincia, in passato, ha approvato interventi di urgenza dopo piogge invernali, utilizzando imprese edile che sono a “contratto aperto”; per quanto riguarda “sul vantaggio patrimoniale che sarebbe stato arrecato al senatore Crisafulli , la conclusione cui giunge questo giudice (Pasqualino Bruno) è di inesistenza del reato” e “tale ingiusto vantaggio patrimoniale – sempre a parere del giudice – è inesistente” e conclude che “si è trattato della parziale sistemazione di una via pubblica e non interessa che fosse comunale o provinciale. Il cittadino ha diritto alla transitabilità delle strade pubbliche pertanto il vantaggio che il cittadino riceve dalla sistemazione di una strada non è suo proprio, ma della collettività”. Nella strada sistemata ci sono più di venti abitazioni e tra queste vi è anche quella del deputato regionale del PD, Salvatore Termine, dell’ex assessore comunale all’Urbanistica, Giuseppe Spampinato. Quello che è strano in questa vicenda che non sono stati chiamati a chiarire la vicenda gli amministratori provinciali di quel tempo. Il Gip Pasqualino Bruno conclude la sua decisione sostenendo che “eventuali irregolarità possono essere valutate sotto il profilo politico, amministrativo e contabile, ma non possono essere tradotte in termini di abuso, ex articolo 323 del codice penale”.