Piazza Armerina. Sequestrate armi nonché un laboratorio di oreficeria illegale e commercio abusivo di preziosi

Piazza Armerina. Numerose perquisizioni sono state eseguite nelle contrade del centro armerino, dagli uomini della Squadra Mobile, in una abitazione sita in contrada Serrafina-Scarante, hanno proceduto alla denuncia di un giovane armerino, per avere detenuto illegalmente parti di armi da sparo ed una cartuccia cal.7,65 non denunciate, – ex artt.2 e 7 L.895/67 – e per aver avere custodito le numerose armi descritte nell’allegato verbale di sequestro preventivo, senza la prescritta diligenza e senza avere adottato le necessarie cautele previste dalla normativa in ordine proprio alla custodia delle armi, ai sensi dell’art. 20 della L.110/75, e, contestualmente, hanno proceduto amministrativamente nei confronti della di lui madre, per avere nella zona seminterrata, condotto abusivamente un laboratorio di oreficeria dedito alla produzione, trasformazione, riparazione e commercio di oggetti in oro, argento e preziosi, in maniera imprenditoriale – utilizzando numerosi ed avanzati macchinari per la lavorazione dei metalli – senza la prescritta licenza di Pubblica Sicurezza.
Avviata la perquisizione, nella sala ammobiliata del fabbricato (tipo Ufficio-reception per la clientela che si sarebbe dovuta avvalere dell’attività abusiva di commercio di preziosi) attigua al locale adibito al vasto laboratorio orafo posto al piano seminterrato, veniva rinvenuta una scatola in cartone, contenente parti e congegni di arma da sparo, nonché una cartuccia cal.7.65, il tutto illegalmente detenuto (poiché non denunciato al competente Ufficio di P.S.), materiale che il ragazzo, odierno denunciato, reclamava come proprio e che veniva debitamente sequestrato, in relazione alla contestazione dei reati previsti e puniti dagli artt.2 e 7 della Legge 895/67.
Si constatava che il giovane deteneva nell’abitazione in questione, così come debitamente denunciato al Commissariato di P.S. armerino, diverse armi e munizioni (nr.18 fucili da caccia, nr.3 carabine da caccia, nr.04 pistole), le cui modalità di custodia, però, risultavano non corrispondenti alla prescritta diligenza e senza l’adozione delle necessarie cautele previste dalla legge.
Infatti, si appurava che un fucile da caccia semiautomatico, si trovava riposto montato e privo di fodero, adagiato ad una parete, immediatamente visibile e non custodito con la dovuta diligenza, all’interno di un piccolo sgabuzzino ricavato in un sottoscala, sgabuzzino accessibile tramite una porticina tipo saloon, totalmente sprovvisto di serratura, comunicante con la zona a giorno dell’abitazione.
Tutte le altre armi e munizioni sequestrate (ben nr.17 fucili da caccia, nr.03 carabine, nr.3 pistole, nr.1 coltello a molla e le munizioni), invece, venivano rinvenute in un mobile di antica fattura in legno, tipo vetrina a giorno, posto nel corridoio al primo piano dell’immobile, immediatamente visibile, con una debole anta a vetro non di sicurezza. Mobile di certo non ritenuto idoneo alla custodia delle citate armi e munizioni in quanto facilmente accessibile, protetto semplicemente da un’antica serratura.
Tali inidonee modalità di custodia e conservazione, venivano aggravate dal fatto che l’immobile risultava privo di ogni sistema di sicurezza e/o di allarme ed, in varie zone, risultava ancora in fase di completamento con vani rustici ed aperture prive di infissi facilmente raggiungibili dall’esterno (vani che dall’interno consentono di raggiungere le zone abitate), configurando pienamente l’illecito di cui all’art.20 della L.110/75.
Inoltre, dagli atti in possesso degli investigatori, a sottolineare la gravità della negligente custodia, risultava che il di lui padre era sottoposto al “Decreto di divieto detenzione armi e munizioni” emesso dalla Prefettura di Enna.
Per quanto riguarda il laboratorio abusivo scoperto nel seminterrato, è stata contestata all’esercente la relativa violazione amministrativa.
Il ragazzo veniva deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Enna, mentre le armi e le munizioni venivano debitamente sequestrate. Il genitore, invece, veniva segnalato all’Autorità amministrativa per le relative violazioni, inerenti proprio il citato laboratorio per la lavorazione e la contestuale attività di commercio di oggetti preziosi.