Leonforte. Interrogatori arrestati “Operazione Granfonte”
Enna-Cronaca - 21/10/2010
Leonforte. Saranno due le rogatorie che chiederà il gip Carlo Ottone De Marchi, che ha emesso le otto ordinanze di custodia cautelare per l’operazione antidroga “Granfonte”. Sarà il Gip di Pistoia, infatti, ad interrogare Antonino Sanfilippo, il pluripregiudicato catanese, ritenuto uno dei fornitori di cocaina degli spacciatori leonfortesi sgominato; mentre il Gip di Genova interrogherà Roberto La Delfa, 27 anni, studente pendolare tra Leonforte e Genova, al quale sono stati concessi i domiciliari. Il Gip presso il tribunale di Caltanissetta, invece, interrogherà a Catania , Salvatore Scuderi, 38 anni di Belpasso, anche lui ritenuto il fornitore ufficiale del gruppo, subentrato pacificamente a Sanfilippo. Gli altri erano Roberto Mingari Favvento, 31 anni, operatore nel campo delle assicurazioni, ma coordinatore del gruppo, Gianfranco Marsiglione, fabbro di 34 anni, Angelo Monsù, operaio di 40 e Pierangelo Buono, impiegato di 27.
Potrebbe essere interrogati domani, Rossella Ferragosto, casalinga di 23 anni (convivente di Mingari Favvento). Questa mattina potrebbero essere interrogati tre degli arrestati. Le indagini, le intercettazioni telefoniche ed ambientali, gli appostamenti sono state condotte dai carabinieri del Nucleo operativo, coordinati dal capitano Luca Cabocco, e da quelli della stazione di Leonforte, diretti dal maresciallo capo Filippo Tumminelli. Durante i viaggi per rifornirsi, i giovani pusher stavano ben attenti a non lasciare tracce, addirittura toglievano la batteria del telefonino prima di lasciare Leonforte per partire alla volta di Catania. L’appuntamento alla periferia di Catania, alla “Zia Lisa” con Scuderi o con Sanfilippo. Uno dei pusher, non trovando la strada verso casa di uno dei fornitori, ha chiesto indicazioni ad un suo collega, che gli indicava quale campanello suonare . Il primo errore fu fatto, quando fu arrestato, nel 2008, Monsù, il quale telefonò a Zingari, il capogruppo, comunicando che stava per partire da Catania. Una telefonata “omicida” perché i carabinieri lo hanno arrestato con 41 grammi di cocaina pura all’85 per cento. La droga veniva chiamata “televisione”, “cd”, “campioncino”, “tavolo”. Altri stralci di colloqui telefonici “Guarda che ci sono sbirri”. “No, oggi è una giornata tranquilla”. Per alcuni lo spaccio sarebbe stato “uno stile di vita” da utilizzare, anche, come “mezzo di sostentamento”. Secondo il giudice De Marchi, sarebbero emersi elementi specifici sulle ipotesi di reato contestate agli otto. Per avere una buona clientela la droga veniva venduta a prezzi accessibili, specie la marijuana e l’hashish che veniva prodotta in loco.