martedì , Gennaio 19 2021

“Vocaboli del Vernacolo di Bellarosa” by Santo Palmeri

Il libro “Vocaboli del vernacolo di Bellarrosa” del prof. Santo Palmeri offre una panoramica dei sintagmi, del lessico, dei suoni, della morfologia e dei tratti semantici del dialetto di Villarosa, che ne fanno un indispensabile elemento di documentazione di quel “materiale folklorico” che, sicuramente legato alla più ampia area regionale siciliana, esprime tuttavia i caratteri peculiari della vita spirituale del popolo di Villarosa.


In questo «vocabolario» bellarròsano la componente semantica della parola assume un valore primario, facendosi portatore di un chiaro ed oggettivo significato storico–culturale.


Sul piano fonetico, l’articolazione sonora si dimostra rilevante e prevalente su quella sorda. Per altro, lo stesso prestigio del vocabolo siciliano che sino a pochi anni fa si è mantenuto intatto, è stato sempre del tipo «nascosto» attraverso i vari sottogruppi della comunità locale.


Un popolo in cui, “surfarara e campagnuli”, non hanno cantato in modi diversi ma, pur nella diversità dei temi, hanno sempre intonato un unico canto a quella «terra amurusa» che è Villarosa.


Santo Palmeri (Villarosa, 1940), nel 1962 consegue il diploma di Perito Agrario. Nello stesso anno intraprende la carriera di docente di Educazione Tecnica.

Nel 1989 consegue la patente di Operatore di Stazione di Radioamatore, rilasciata dal Ministero delle Poste e Telecomunicazioni Ispettorato generale delle Telecomunicazioni Circolo delle costruzioni telegrafiche e telefoniche di Messina. Successivamente, ottiene la Licenza Ordinaria di Impianto ed Esercizio di Stazione di Radioamatore.

Appassionato di pesca sportiva in acque dolci, di libri storici, di collezionismo, nel 2010 pubblica la sua prima opera “Vocaboli del vernacolo di Bellarosa”, una raccolta di quei vocaboli che caratterizzano il dialetto villarosano e lo distinguono dai dialetti vicini.

LE «PAROLE» DELL’ANIMA NEL «VOCABOLARIO» DEL POPOLO DI VILLAROSA di LUIGI  DI FRANCO

Il valore del materiale linguistico folklorico, pur senza alcuna pretesa di assolutezza, è un importante strumento conoscitivo per ricostruire la storia socio-culturale delle classi subalterne e di aree sociali emarginate.

In particolare i materiali della cultura popolare spesso sono utilissimi per superare quelle barriere di silenzio che ci impediscono di percepire le voci e i costumi di uomini che pur senza godere dei privilegi della cultura dotta non sono stati assenti dalla storia spirituale di una terra e di un popolo, anzi ne sono stati il centro vivo.

Questo vale anche per la cultura popolare della gente di Villarosa, centro umano all’interno della Sicilia, che in vari segni ha lasciato una singolare testimonianza della propria identità di popolo. Se è evidente che ogni materiale folklorico rispecchia in vario modo l’ambiente socio-culturale da cui è originato e corrisponde alle esigenze espressive di coloro che se ne fanno artefici e divulgatori, nonché del loro immediato uditorio, il linguaggio con cui un popolo parla esprime sempre un condiviso prestigio sociale e diventa così una costante di lungo periodo in grado esprimere intatta i ruoli e le relazioni di un  dato gruppo umano.

Per questo la  pregevole raccolta dei «vocaboli» del popolo di Villarosa che è stata realizzata con ammirevole dedizione dal prof. Santo Palmeri diventa una preziosa fonte di documentazione della memoria popolare e della cultura socio-linguistica della gente di Villarosa.

Già nel  1936 l’illustre poeta di Villarosa, Vincenzo De Simone,tramandava che «il carattere dei Bellarosani è tale e quale quello della loro terra, che, aspra ed arida, dà frutti succosi e profumati, così il contadino è laborioso e sobrio; lo zolfataro ama le gioie della vita e da questo contrasto sprizza la scintilla del genio paesano» (Bellarosa:uomo serio!, Ed. Latine, Milano, 1936, p. 109).

La vivacità e la singolarità del popolo di Villarosa, contadino e zolfataio, immigrato ed emigrante, nasce dalla dialettica di queste diversità catalizzatesi in un universo umano nato dal diretto rapporto con le difficili ed amare esperienze del mondo minerario e da un legame vitale con le congiunture ed i cicli della realtà agraria.

E’ da questa cultura materiale che nasce l’identità di un popolo che affida ai vocaboli della propria parola, documentata anche da poesie e preghiere, da canzoni e filastrocche, da mottetti e proverbi, l’espressione del proprio universo mentale e spirituale.

Il dialetto di Villarosa con le sue vocali chiuse non ha cantilene speciali ma la sua fonesi è strettamente legata a quella di Caltanissetta e ai convicini paesi del nisseno come S.Cataldo, S.Caterina e Resuttano.Un dialetto dove  <j> sta per <iù> dei catanesi o per <eu> dei palermitani; e dove <uovo> si dice <uvu> e non <ovu>, <mio> si dice <mj> e non <miu>, <fuoco> si dice <fucu> e non <focu>, <fiorito> si dice <jurutu> e non <sciurutu>.

Questa forma dialettale «villarosana» è lo strumento linguistico con cui si sono tramandate con riadattamento lirico-verbale le varie espressioni di quel canzoniere popolare orale esprimente i valori della cultura di Villarosa, che nel corso del nostro ‘900 è stato anche parzialmente raccolto per iscritto.

Così i mottetti e i proverbi, per la loro ricchezza di sapienza trasmessa fra le generazioni, hanno  avuto una rilevante importanza spirituale e storico-sociale per garantire una conoscenza dei vari processi di formazione delle parole di questa terra di Sicilia. In essi è la civiltà agraria che ci comunica profondi significati morali, naturali e sociali provenienti dalle più oscure epoche e dai più remoti luoghi della Sicilia.

Villarosa, comune di nuova formazione sorto nell’interno dell’Isola a metà del  ‘700, ha un ruolo importante e significativo nella cultura popolare in quanto centro umano sorto dalla confluenza di diversi flussi migratori che si trova a  raccogliere e a rielaborare nella sua nuova identità più antiche e remote presenze. Così canti, nenie, poesie e preghiere, mottetti e proverbi fanno un coro d’argento alla presenza di una ricca e molteplice tradizione popolare che oggi è quasi del tutto scomparsa e restano a segnare il limite fra i vivi e i morti.

I valori e le costumanze di un popolo che ora non è più, ancora rivivono nelle parole che raccontano il suo immaginario spirituale. Queste parole nel dialetto di Villarosa ci permettono di riascoltare la voce di un passato che è radice del presente.

Per questo il presente vocabolario realizzato dal prof. Santo Palmeri di Villarosa assume un valore ed un merito che è umano, spirituale e culturale. E’ il segno dell’amore di un uomo per il proprio paese, un amore che si fa testimonianza culturale, utile e meritoria perchè colma il vuoto presente su Villarosa nelle grandi raccolte folkloriche siciliane riguardo a tale materiale linguistico.

Il presente repertorio offre così una panoramica dei sintagmi, del lessico, dei suoni, della morfologia e dei tratti semantici del dialetto di Villarosa, che ne fanno un indispensabile elemento di documentazione di quel  “materiale folklorico”, che sicuramente legato alla più ampia area regionale siciliana, esprime tuttavia i caratteri peculiari della vita spirituale del popolo di Villarosa. In questo «vocabolario» bellarròsano la componente semantica della parola assume un valore primario facendosi portatore di un chiaro ed oggettivo significato storico-culturale. Sul piano fonetico l’articolazione sonora  si dimostra rilevante e prevalente su quella sorda. Per altro lo stesso prestigio del vocabolo siciliano, che sino a pochi anni fa si è mantenuto intatto, è stato sempre del tipo «nascosto» attraverso i vari sottogruppi della comunità locale.

Un popolo in cui “surfarara e campagnuli”,non hanno cantato in modi diversi ma, pur nella diversità dei temi, hanno sempre intonato un unico canto a quella «terra amurusa» che è Villarosa.

Prof. LUIGI DI FRANCO