Ruby, preti catanesi raccolgono firme
Enna-Cronaca - 27/01/2011
“Quello che ci preoccupa è l’appoggio dato dalla nostra Chiesa a uomini politici che possono permettersi di tutto purché dicano a parole di difendere i valori cristiani, le radici cristiane dell’Europa, i principi non negoziabili, e purché finanzino generosamente istituzioni ecclesiastiche e opere di bene”. Una bacchettata alle gerarchie ecclesiastiche la lettera aperta sul caso Ruby diffusa dalla comunità parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo di Catania, che sull’argomento ha avviato una raccolta di firme: quesi 500 320 parrocchiani hanno aggiunto le proprie a quelle del parroco don Alfio Carciola e del viceparroco don Salvatore Resca.
Anche così si manifesta il disagio del mondo cattolico dinanzi agli scandali che investono la politica italiana. I sacerdoti e i parrocchiani catanesi si dicono “non poco turbati per quanto sta avvenendo in questi giorni nel Paese in cui viviamo, non per malinteso senso di moralismo. Sappiamo bene come il potere e il denaro, sempre, nella storia, abbiano saputo approfittare della loro forza di corruzione per soddisfare nei ricchi e nei potenti, i loro più bassi istinti”.
Segue l’appello: “Sarebbe nostro vivo desiderio che la nostra chiesa, che amiamo e alla quale con gioia apparteniamo, fosse, come sposa di Cristo, libera, giovane e bella, e non cedesse mai ai ricatti e alle lusinghe dei ricchi e dei potenti di ogni colore”. Solo così – secondo la comunità dei Santi Pietro e Paolo – “potrebbe guardare, senza lasciarsi coinvolgere, le colpe degli uomini con gli occhi di Dio e di Dio annunziare liberamente il Regno”.
I parrocchiani dicono si sentirsi “uniti a tutti quei cristiani che, in questi giorni, hanno preso le distanze non dai peccati di un uomo, ma da uno stile di vita conclamato e propagandato come modello da proporre alle giovani generazioni che di tutt’altro hanno bisogno, per la loro vita, per il loro futuro, in questi momenti così difficili della nostra storia. E siamo lieti – concludono – che, fra realismo, prudenze e ritardi, anche dalle alte gerarchie vaticane sia finalmente venuto un richiamo alla moralità, alla giustizia e alla legalità”.