mercoledì , Gennaio 20 2021

Noi democratici senza pd (proprio perché bisogna scriverlo in minuscolo)

Questa storia inizia come tutte le storie dei romanzi scritti male, magari da autori di quinta o sesta categoria. Nell’aria c’è insistente il troppo fumo prodotto da tabacco, quel giorno in sezione gli animi sono fiacchi e stanchi delle abitudini quotidiane.

Nonostante il giorno non sia tra quelli migliori, tra un discorso e l’altro una buona idea trova sempre la strada per emergere. Nella mente di tutti, ormai, c’è solo una frase: “Futuro: un nostro diritto, un vostro dovere”. Da questo banale concetto comincia l’organizzazione dell’omonima campagna dei GD-Centuripe, incentrata sulla “speranza di sperare” un futuro migliore per la nostra generazione. Il punto non è capire come nascono le idee in senno ai giovani democratici, bensì, capire perché noi non possiamo utilizzare i simboli del nostro partito. Probabilmente a pochi interesserà, ma avendo la vocazione per le minoranze (purtroppo anche quelle elettorali) vogliamo dar spiegazioni soprattutto a quei tre o quattro curiosi.


Andiamo per gradi, un passo alla volta. I primi conflitti, all’interno del partito democratico ennese (il minuscolo è usato di proposito) sono cominciati con la scelta del candidato sindaco di Enna, circa un anno fa. Dopo tensioni e accuse, dopo candidature frettolose, dopo primarie “farsa”, dopo rischi scissioni, si arriva alla candidatura unanime di Garofalo. Garofalo vince, con i voti di tutto il PD (in questo caso è cronologicamente giustificato l’utilizzo del maiuscolo). Qualcuno diceva che il potere logora chi non ce l’ha, questo è il caso del potere che intontisce chi ce l’ha. Ed è così che chi ha vinto le elezioni si trova ad essere all’opposizione, fuori dalla giunta e fuori dal partito. Si, anche fuori dal partito; perché mentre si cercava una soluzione, altri facevano un congresso senza una parte rappresentativa del partito. Per capire bene cosa sia successo immaginate dei bambini che giocano a calcio, poi il bambino prepotente – dato che le cose non andavano come aveva immaginato – ferma il gioco, e si impadronisce del pallone. Manda via gli altri, rimanendo a giocare da solo con la sua squadra – e si sa che chi gioca solo ha la vittoria garantita -. Comunque, tra annunci e verifiche, tra impegni della segreteria regionale e di quella nazionale, che sono rimasti nelle parole dei dirigenti, perché disinteressati a risolvere la questione, finisce il 2010 lasciandoci ancora senza un partito. Adesso sono passati già alcuni mesi del 2011 e la situazione si è arenata in commissione di garanzia regionale, sulla quale pende la decisione di validare o invalidare il congresso su cui sopra si è detto.


In questo modo, nasce la figura (quasi mitologica) dei “democratici senza pd”: uomini, donne e ragazzi che hanno deciso di non tesserarsi, perché il livello provinciale non li rappresenta. Non può rappresentarli, anzi non può rappresentarci, perché i contributi dati alla dialettica interna (un esempio su tutti: il modello di partito che si immagina) sono stati cancellati con un congresso in cui siamo rimasti spettatori; dando, invece, la possibilità ad altri (come l’On. Grimaldi, esponente di “Forza Sud”, prima “PDL” e ancora prima “Forza Italia”) di dire: “Qui è come essere a casa”.

Ecco, se questo partito è la casa di Berlusconiani (meglio dire di “Dell’Utriani”) convinti, non siamo noi quelli che hanno sbagliato partito. Questi sono i motivi per cui non vedrete la bandiera del pd. Proprio perché bisogna scriverlo in minuscolo.