Corte d’appello di Caltanissetta conferma sette condanne ad esponenti mafiosi ennesi

La Corte d’appello di Caltanissetta, presieduta da Salvatore Cardinale, ha confermato sette condanne, ha ridotto la pena per due imputati e ne ha condannato un altro, che era stato assolto in primo grado. Confermata la condanna a 17 anni inflitta al boss di Enna, Gaetano Leonardo, per otto estorsioni avvenute a cavallo tra gli anni ’90 e 2000. Confermate pure le condanne a 10 anni e 10 mesi inflitti al boss di Caltagirone e San Michele di Ganzaria, Francesco La Rocca, imputato per due estorsioni; a 2 anni per l’imprenditore edile ennese Salvatore La Delia; a 4 anni e 6 mesi per il villarosano Santo Nicosia; a 8 anni per il riesino Giovanni Giuseppe Laurino; a 9 anni e 6 mesi per il valguarnerese Sebastiano Gurgone (per cui il Pg d’appello aveva chiesto una riduzione a 7 anni e 6 mesi); e a 8 anni per il piazzese Pietro Balsamo (per cui il pg aveva chiesto la riduzione a 3 anni). Condannato a 5 anni Filippo Gangi, imprenditore di Aidone che era stato assolto in primo grado, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Ridotte da 6 a 5 anni la pena inflitta a Giancarlo Amaradio, picciotto del boss Leonardo, condannato in appello per “concorso morale” in un’estorsione; e da 8 anni e 6 mesi a 6 anni la pena a Pasquale Mingrino, per cui è stata esclusa la cosiddetta “aggravante mafiosa” per un’estorsione, di cui era accusato assieme ad Amaradio. I due, Amaradio e Mingrino, sono difesi entrambi dall’avvocato Giovanni Palermo.