Enna. Un Riccardo III funereo al teatro Garibaldi
Enna-city - 18/03/2012
Enna. Accolto con entusiasmo il terzo appuntamento della rassegna di teatro contemporaneo Scena nostra, anno 0_ As (s) ulu, diretta da Giuseppe Provinzano; lo spettacolo Riccardo III, ovvero la nascita du novu putiri ha infatti riscosso forti consensi nella serata del 16 marzo al Teatro Garibaldi.
Il punto di vista è quello delle donne, coloro che ne hanno visto o vissuta l’ascesa al potere a discapito dei propri stessi fratelli di sangue; Riccardo III, ultimo di undici figli del duca di York, usurpato il trono d’Inghilterra, dopo la scomparsa del fratello Edoardo IV, il 6 luglio 1483 era stato coronato Re d’Inghilterra. Al centro della scena tre personaggi femminili che gravitano attorno a quello che sembra essere un cimitero, dove dei cartelli arrecano i nomi di alcuni scomparsi, fra i quali, la regina Margherita e la regina Elisabetta.
E come se non bastasse, si aggiungono alla tetra visione, degli specchi che impediscono ai vari personaggi di evitare che la propria immagine vi si rifletta. Tutto è tetramente evidente e visibile, il terrore e il sangue sparso dal re Riccardo sono la cruda testimonianza offerta delle tre donne nei loro racconti ed aneddoti. Il potere, lo ha logorato sino a trascinarlo in un’autodistruzione che non ha risparmiato nessuno gli stesse accanto, neppure la nipote, figlia di suo fratello che adesso chiede in sposa alla cognata; la figura di Riccardo si presenta in una cornice quasi dark e demoniaca, e in un gioco perverso di trasformismo attuato dall’unica interprete in scena, Simona Malato, attraverso uno spietato dialogo con la cognata nel tentativo di convincerla a fare da intermediaria con la figlia, “Lu me amuri ppi chiddu ca addisiu essiri e no ppi chiddu ca fui, ci vogghiu dari”, afferma profetico Riccardo, quasi a voler convincere persino se stesso di esser mutato, ed aver abbandonato ogni libidine di potere, ma sarà solo l’inizio della follia e dell’avidità di conquista. E se lui non è capace di vedersi dentro, gli specchi attorno ai quali ruota quasi incurante ne riflettono invece la reale personalità, facendone mostra al pubblico. Forte e visionaria l’interpretazione di Simona Malato, capace di rendere viscerale, tanto la resa vendicativa di chi il potere lo subisce, tanto la smania di chi dal potere viene logorato prima o poi. La scena si presta perfettamente a rappresentare non solo l’epoca di Riccardo III, ma anche quella dei giorni nostri, morente nei suo slanci di rinnovamento e sradicamento del potere e delle sue forme arbitrarie di dominio. La lingua utilizzata, è quella dialettale, che meglio si presta ad esplicare le dinamiche emotive del tempo rappresentato e dei personaggi in tenuti in vita.
Lo spettacolo, prodotto dall’associazione Bogotà in collaborazione con A.C. Sutta Scupa e Nostra Signora c.c.d, è tratto dall’opera omonima di Shakespeare; regia e traduzione in siciliano di Giuseppe Massa; con Simona Malato; scene e costumi, Simone Mannino; assistente alla regia Simona D’Amico; Luci Rudy Laurinavicius; Aiutocostumista Isabella Stefanelli.
Livia D’Alotto
Photo Maria Catalano